mercoledì 23 aprile 2025

La Ragazza con gli Scoiattoli e il Mondo ai Suoi Piedi: Perché Squirrel Girl è il Supereroe più Potente (e Assurdo) del Canone Marvel


Ironica, imbattibile, apparentemente innocua: ma nella gerarchia degli dèi dei fumetti, Squirrel Girl è l’anomalia che sovverte ogni regola narrativa.

Nel vasto pantheon di supereroi Marvel e DC, ci sono figure leggendarie i cui nomi evocano timore, potere e solennità: Superman, Thor, Doctor Strange, Wonder Woman. E poi… c’è Squirrel Girl. Con denti da roditore, un esercito di scoiattoli e un costume che non incute certo timore, è — a prima vista — poco più di un simpatico esperimento fallito. Eppure, questa giovane donna ha qualcosa che nessun altro può vantare: un record di vittorie perfetto contro praticamente chiunque.

Sì, Squirrel Girl è una barzelletta. Ma è una barzelletta che batte Thanos.

Creata da Will Murray e Steve Ditko (sì, proprio quel Ditko), Doreen Green, alias Squirrel Girl, esordì nel 1991 sulle pagine di Marvel Super-Heroes vol. 2 #8. In origine era una parodia: una ragazzina entusiasta con poteri di scoiattolo e la missione di diventare compagna di Iron Man. Doveva essere un episodio comico, un diversivo leggero in un mondo sempre più cupo. Ma qualcosa andò storto... o meglio, qualcosa funzionò troppo bene.

Con un’agilità sovrumana, forza aumentata, capacità di parlare con gli scoiattoli (compreso il suo fido compagno Tippy-Toe) e un ottimismo travolgente, Squirrel Girl ha trasformato il ridicolo in risorsa. Ed è diventata — senza alcuna ironia — una delle supereroine più efficaci e imbattibili della storia Marvel.

Squirrel Girl ha sconfitto tutti. E quando diciamo tutti, non è una metafora. Ecco alcuni dei nomi illustri nel suo curriculum di demolizioni:

  • Wolverine – travolto.

  • Deadpool – battuto con furbizia e agilità.

  • Doctor Doom – letteralmente umiliato (con scoiattoli, ovviamente).

  • Thanos – il Titano Pazzo stesso. E sì, nel canone.

  • MODOK, Terrax, Kraven il Cacciatore, e perfino il Re degli Inumani, Black Bolt.

  • TUTTO L’UNIVERSO MARVEL, in più versioni alternative, crossover e scontri improbabili.

Unica eccezione? Galactus. Ma solo perché non c'è stato uno scontro. Al contrario, Doreen gli ha parlato. Lo ha convinto. Lo ha fatto ragionare. E alla fine, ha ottenuto qualcosa di più difficile di una vittoria fisica: la sua amicizia.

Come ha fatto una personaggia del genere a diventare legittimamente imbattibile? La risposta è tanto semplice quanto geniale: è un meta-personaggio.

Squirrel Girl è stata concepita come una satira del concetto stesso di "superpotere". Non ha bisogno di un martello cosmico o di occhi laser: ha l'intelligenza narrativa. Gli autori l’hanno pensata come invincibile, e quindi lo è davvero, perché ogni battaglia viene scritta per farla vincere. Non per forza con la forza bruta: spesso usa la diplomazia, la logica, o una creatività disarmante. Batte i nemici nel loro stesso campo, ribaltando le regole con la sola forza dell’assurdo.

E proprio questo ha affascinato lettori e critici: Squirrel Girl è un messaggio. Un invito a non prendere troppo sul serio un genere che, per quanto epico, può (e deve) anche sorridere di sé stesso.

La risposta è complessa. In superficie, sì. È una caricatura, una figura esagerata per effetto comico. Ma più la si osserva, più si comprende che è anche un potente contrappunto filosofico all’universo Marvel: mentre tutti si accaniscono nella lotta, nell’epica, nel pathos, Doreen vince senza distruggere. Risolve. Dialoga. Conquista con empatia.

Un mondo in cui Squirrel Girl è la più forte non è un mondo sbagliato: è un universo che premia la dissonanza, l’ironia, la speranza. È lo spazio concesso al lettore per respirare, ridere e — paradossalmente — riflettere.

Nel multiverso Marvel, ci sono altri personaggi incredibilmente potenti, come Franklin Richards, che può creare interi universi e sì, ha persino instaurato un legame con Galactus. Ma Franklin è un demiurgo, un dio bambino. Squirrel Girl è una studentessa universitaria con la passione per la programmazione informatica e un amore sincero per i piccoli roditori.

La sua potenza sta nella rottura della quarta parete e nella capacità di sovvertire i tropi. È imbattibile non per potere, ma per volontà narrativa. E questo la rende, nel suo modo surreale, la più pericolosa di tutte.

In un mondo di martelli magici, mantelli dell’invisibilità e raggi cosmici, la più potente è la ragazza con la coda pelosa e gli scoiattoli da combattimento.

Squirrel Girl non è solo uno scherzo.
È la battuta finale che ribalta l’universo.



L’Uomo che Corre per Odio: Perché Anti-Flash è il Cattivo più Terrificante della Storia dei Fumetti


Non è il Joker. Non è Thanos. Il villain più spaventoso dell’universo supereroistico è l’uomo che corre contro il tempo, contro la logica e contro l’amore.

C'è qualcosa di visceralmente inquietante nell’idea che il peggior incubo dell’eroe non sia un essere cosmico, non un genio criminale o un demone ultradimensionale, ma un uomo. Un uomo con una sola ossessione: distruggere tutto ciò che rende il suo avversario umano. Eroe. Amato. Vivo.

Il suo nome è Eobard Thawne, ma è meglio noto come Reverse-Flash, o per chi mastica meglio l’italiano, Anti-Flash. E se pensate che sia solo un “velocista malvagio”, un semplice “negativo” del protagonista, preparatevi a scoprire l’essenza del terrore nella sua forma più pura.

Alla base del personaggio c’è un concetto tanto semplice quanto devastante: Thawne è l’opposto di Barry Allen, ma non nel senso banale del termine. È l’anti-tesi assoluta: non solo si oppone a Flash, ma vive per negarlo, per cancellarlo, per riscrivere la realtà stessa in modo che Flash non sia mai esistito.

Thawne non combatte Flash con i pugni. Lo colpisce dove fa più male: nella storia. Nel tempo. Nella psiche. Nella memoria.

Flash salva la realtà. Thawne la smonta, con la stessa velocità con cui un colpo d’ala può alterare un uragano.

I suoi poteri sono, in una parola, apocalittici. Non è solo veloce: è più veloce della luce. Corre oltre la fisica conosciuta, si muove tra i secondi come un chirurgo impazzito tra le vene del tempo.

Può:

  • rubare la velocità agli altri, fermando il tempo a piacimento;

  • guarire a velocità sovrumana;

  • creare energia sufficiente a distruggere continenti, se non l’intera struttura molecolare del pianeta.

E se state pensando “sì, ma Flash è più veloce”, ricordate che l’unico motivo per cui Barry vince è che i fumetti glielo permettono. Perché nel mondo reale (quello dei lettori, non degli eroi), Thawne vince ogni volta.

A differenza di altri villain impulsivi o mossi dalla sete di potere, Thawne è un uomo di scienza. Proviene da un futuro distante, dove la tecnologia ha superato ogni barriera immaginabile. È in grado di comprendere la fisica quantistica come noi comprendiamo un orologio. Può manipolare la materia, la cronologia, la genetica. È Tony Stark, Reed Richards e Lex Luthor in un solo cervello — ma con la velocità di Dio.

E con un solo obiettivo: distruggere Flash. Non sconfiggerlo. Non vincere una battaglia. No: cancellarlo dalla linea temporale, spegnere ogni istante della sua esistenza. Privarlo di ogni gioia. Assicurarsi che il nome “Barry Allen” non venga mai pronunciato.

Ciò che rende Anti-Flash il più spaventoso di tutti non è solo il suo potere, ma la sua motivazione.

Thawne era un fan. Un devoto. Un uomo che ammirava Flash nel futuro… fino a quando non scoprì che era destinato a diventare il suo nemico. Questo evento lo spezzò. Lo consumò. Il suo amore per Flash si mutò in un odio ossessivo, come un ex che non riesce ad accettare il rifiuto — solo che può attraversare il tempo e uccidere tua madre prima che tu nasca.

Lui sa. Sa ogni passo, ogni scelta, ogni errore. Ha visto tutte le timeline, tutte le varianti. Non combatte Barry: lo scolpisce, lo perseguita, lo riplasma a sua immagine.

Ha cancellato la madre di Flash. Ha trasformato suo padre in un assassino. Ha avvelenato ogni relazione significativa. E continua a tornare. Perché non basta vincere. Deve riscrivere l’amore come odio, la velocità come maledizione, l’eroismo come fallimento.

Ci sono villain che minacciano l’universo. Ma Eobard Thawne minaccia la natura della realtà emotiva. Non vuole uccidere l’eroe: vuole che il suo eroismo non abbia mai avuto senso.

Perché? Perché l’amore che provava per Barry Allen si è deformato in un buco nero di vendetta. E come ogni buco nero, inghiotte tutto ciò che lo circonda, compresi noi lettori, che restiamo inchiodati a ogni storia in cui compare, tremando al pensiero che questa volta possa davvero vincere.

Se Thawne è un Dio dell’Odio, Barry Allen è il figlio prediletto della plot armor. Perché senza l’intervento degli autori, senza la magia narrativa del “il bene deve trionfare”, Anti-Flash avrebbe già vinto mille volte.

Ma noi lettori ricordiamo. E tremiamo. Perché sappiamo che ogni volta che sentiamo un fruscio d’aria… potrebbe essere lui.

L’uomo che corre per cancellare ogni cosa.

L’uomo più spaventoso dei fumetti.


lunedì 21 aprile 2025

Il Caduto: il terrificante araldo dimenticato che neppure Galactus riusciva a gestire

Nel panorama affollato e scintillante dell’universo Marvel, dominato da titani come Thanos, Galactus o il Dottor Destino, esistono personaggi talmente potenti — e al contempo così oscuri — da sembrare usciti da un incubo cosmico, relegati ai margini del canone per motivi che spesso sfuggono alla logica narrativa. Uno di questi è Il Caduto (The Fallen One), il primo araldo di Galactus, una creatura di potere tale da costringere lo stesso divoratore di mondi a rinnegarlo.

Mentre la maggior parte dei fan riconosce nomi come Silver Surfer o Terrax come araldi dell’entità cosmica, pochissimi conoscono il primo esperimento di Galactus con il concetto di “araldo”. E per buone ragioni: il risultato fu catastrofico.

Nato come servitore del Titano Cosmico, il Caduto venne creato non con il Potere Cosmico classico, ma con un’energia ancora più esotica: la Materia Nera, o in alcune versioni, l’Energia Oscura. Nella scienza reale, si tratta delle forze misteriose che costituiscono la maggior parte dell’universo e che regolano l’espansione cosmica. Nella Marvel, è un potere quasi proibito, incontrollabile, instabile e profondamente distruttivo.

Il Caduto fu forgiato con questa materia primordiale e assegnato a uno scopo semplice: cercare pianeti adatti per essere consumati da Galactus. Ma l’araldo andò ben oltre il mandato. Non si limitava a segnalare mondi: li annientava, bruciandoli, polverizzandoli, esplodendo interi sistemi solari nel suo percorso. Laddove Silver Surfer portava la tristezza della consapevolezza, il Caduto portava l’estasi della distruzione.

Galactus, entità nota per divorare pianeti interi, non è certo un moralista. Ma perfino lui comprese l’errore. Il Caduto non era un araldo: era una bomba ambulante, una calamità senza freni, incontrollabile, sadica e sempre più distante dalla volontà del suo creatore.

Dopo numerosi tentativi di contenimento falliti — il Caduto fuggiva sistematicamente da ogni prigione — Galactus decise infine di liberarsene nel modo più efficace possibile: affidandolo a Thanos.

Lo scontro tra Thanos e il Caduto è uno dei più sottovalutati ma intensi confronti cosmici della Marvel. I due si affrontarono su scala planetaria: il Caduto proiettava energia in grado di fare esplodere un gigante gassoso, Thanos manipolava strategicamente l’ambiente fino a fargli credere di essere vittorioso, per poi colpirlo con una detonazione planetaria.

Il Titano vinse, ma non con la forza: con l’inganno. Una dimostrazione chiara del livello di minaccia rappresentato dal Caduto: per batterlo, non basta essere più forti. Bisogna essere più astuti.

Cosa rende il Caduto così devastante? Un inventario sommario dei suoi poteri dà un’idea della portata:

  • Superforza e invulnerabilità su scala cosmica;

  • Volo a velocità superluminali, rendendolo in grado di attraversare galassie in tempo reale;

  • Manipolazione della materia: può ristrutturare gli atomi a piacere — trasformare esseri viventi in oggetti inanimati o alterare l’ambiente su scala planetaria;

  • Controllo elettromagnetico: una versione cosmica dei poteri di Magneto, applicata su scala stellare;

  • Proiezione energetica: tanto potente da incendiare atmosfere planetarie e far deflagrare mondi interi.

In parole semplici, è ciò che accade quando prendi un sadico cosmico e gli consegni le chiavi della struttura stessa dell’universo.

Perché non lo conosce nessuno?

Il Caduto è apparso per la prima volta nel 2003, nella serie Thanos di Jim Starlin e Ron Lim, e da allora ha avuto pochissime comparse. È una figura quasi mitologica, troppo potente per essere integrata facilmente nelle storie principali, troppo incontrollabile per diventare un personaggio ricorrente.

Ma forse è proprio questo il punto: il Caduto non è un cattivo da sconfiggere, è un promemoria narrativo. Una parabola su cosa succede quando anche gli dei perdono il controllo delle loro creazioni. Galactus stesso — una divinità oltre la moralità — ha imparato la lezione: non si infonde l’energia oscura in un essere instabile.

Se Silver Surfer è il filosofo tormentato, il Caduto è l’anarchico cosmico. Se Thanos cerca equilibrio attraverso il caos, il Caduto cerca solo la catarsi della distruzione. È la tossicodipendenza cosmica del potere, l’esperimento fallito che nessuno osa ripetere. E per questo, è uno dei villain Marvel più potenti che nessuno conosce.

Nel grande schema della Marvel, esistono esseri nati per governare... e altri nati per ricordarci cosa succede quando il potere va oltre ogni etica, ogni logica e ogni freno. Il Caduto è la risposta a una domanda che Galactus non avrebbe mai dovuto porsi.


domenica 20 aprile 2025

Quanto è davvero “elastico” il Signor Fantastico? Limiti e possibilità dei poteri di Reed Richards


Nel vasto panorama dell’universo Marvel, pochi personaggi incarnano la dicotomia tra mente e potere come Reed Richards, alias Mr. Fantastic. Fondatore dei Fantastici Quattro, scienziato geniale e stratega cosmico, è noto tanto per la sua intelligenza smisurata quanto per la sua capacità di allungare e deformare il proprio corpo in modi apparentemente infiniti. Ma questa sua abilità, per quanto sorprendente, non è priva di limiti.

Il potere principale di Richards deriva dall’esposizione ai raggi cosmici, che hanno mutato la sua struttura fisica rendendola altamente malleabile, simile a una sostanza viscoelastica super resistente. Il suo corpo può:

  • Allungarsi per centinaia di metri, comprimersi fino a dimensioni microscopiche o espandersi come un pallone.

  • Mutare forma: può trasformare le mani in strumenti, il corpo in ali di paracadute, una ruota, o persino una sorta di contenitore flessibile.

  • Appiattirsi fino a diventare sottile come carta, infilarsi attraverso fessure, avvolgere nemici o oggetti.

  • Assorbire e disperdere colpi con una resilienza fuori scala, tanto da risultare quasi immune a urti, proiettili o lame.

Inoltre, la sua elasticità non compromette in alcun modo le sue funzioni vitali: anche deformato, Reed continua a pensare, parlare e agire normalmente.

Uno degli aspetti meno intuitivi dei suoi poteri è la durabilità del suo corpo. Nonostante l’apparente morbidezza, la pelle di Reed è estremamente resistente:

  • Wolverine, dotato di artigli di adamantio in grado di lacerare Hulk e perfino Thanos, non riesce a tagliare Richards.

  • La Cosa può essere inciso da armi abbastanza potenti, ma non Richards.

  • In certe storyline, si è dimostrato virtualmente indistruttibile, capace di sopravvivere a forze termiche, meccaniche e persino esplosive.

Questo aspetto rende Mr. Fantastic quasi più difficile da abbattere di molti personaggi fisicamente più imponenti, come Thor o il già citato Hulk.

Eppure, nonostante le sue straordinarie capacità, Reed non è onnipotente. I suoi poteri di mutazione e allungamento presentano dei limiti ben definiti, narrativi e fisiologici.

  1. Non può cambiare aspetto come un mutaforma completo:
    Al contrario di personaggi come Mystica (Mystique) o Plastic Man della DC, Reed non è in grado di replicare l’aspetto di altre persone con precisione assoluta. Può distorcere il proprio volto, renderlo irriconoscibile o più simile a qualcosa, ma non può imitare fedelmente i tratti altrui, né tantomeno cambiare la sua voce senza ausili.

  2. Limiti mentali e concentrazione:
    Usare certi tipi di deformazione complessa richiede concentrazione. In momenti di stress estremo o dolore, può perdere temporaneamente il controllo sulla sua forma. Inoltre, trasformazioni troppo complesse o innaturali possono stancarlo fisicamente o ridurne l’efficacia.

  3. Massa invariata:
    Reed può assottigliarsi o allungarsi, ma non può creare massa dal nulla. Se si allunga per chilometri, il suo spessore si riduce proporzionalmente. In altri termini, la sua massa corporea è costante, e i limiti fisici sono dettati anche da questa proprietà.

  4. Non è invulnerabile:
    Per quanto sia estremamente resistente, Reed può essere ferito — solo da mezzi estremamente potenti. Armi di livello cosmico, manipolazioni della realtà, o attacchi su scala dimensionale possono superare la sua elasticità. È stato ferito, ad esempio, da Doom in possesso del Potere Cosmico, o da esseri come Mad Jim Jaspers.

  5. Vulnerabilità mentale:
    Il suo corpo può essere quasi indistruttibile, ma la mente di Reed è quella di un umano — geniale, ma pur sempre umana. È vulnerabile alla telepatia, alla manipolazione psichica e alla corruzione emotiva. Il suo potere principale resta il cervello, e una mente compromessa può portare a decisioni disastrose.

Nelle iterazioni più recenti e in alcune storie alternative (come Ultimate Fantastic Four o Secret Wars), i poteri di Reed sono stati ampliati oltre il concetto di semplice elasticità:

  • In alcune versioni, è capace di reincanalare energia, mutare struttura molecolare, o persino funzionare come un’interfaccia biologica vivente per tecnologia avanzata.

  • In Secret Wars (2015), quando acquisisce il potere del Beyonder, diventa letteralmente Dio, seppur temporaneamente, dimostrando che il vero limite di Mr. Fantastic non è il corpo, ma l’immaginazione narrativa.

Mr. Fantastic è molto più di un uomo gommoso. È una delle entità più resistenti e versatili dell’universo Marvel. I suoi poteri fisici, sebbene circoscritti da alcuni limiti strutturali e cognitivi, lo rendono virtualmente invulnerabile alla maggior parte delle minacce fisiche, mentre il suo intelletto lo eleva al di sopra di quasi ogni altro eroe.

Non potrà forse camuffarsi come Mystica, o mutare in chiunque come Plastic Man, ma nel cuore della narrativa Marvel, Reed Richards rimane uno dei personaggi più "elastici" non solo nel corpo, ma nella funzione narrativa. Uno scienziato, un eroe, un padre — e sì, anche una pasta adesiva indistruttibile.



sabato 19 aprile 2025

Può Wonder Woman Sconfiggere Superman? La Verità Dietro la Semidea Guerriera della DC

Nel vasto e mutevole universo narrativo della DC Comics, la domanda su chi sia davvero il più forte tra i supereroi è stata posta infinite volte. Ma tra tutte le sfide ipotetiche, quella tra Superman e Wonder Woman è forse la più affascinante. Non solo per la potenza devastante che entrambi possiedono, ma per ciò che rappresentano: la speranza invincibile contro la volontà inarrestabile.

Diana di Themyscira, conosciuta come Wonder Woman, è una semidea con un’eredità divina e una formazione che affonda le radici nella mitologia e nella guerra. Ma quanto è davvero forte?

La risposta non è semplice, perché nei fumetti tutto – come spesso si dice – dipende dall’autore. Ma ci sono imprese costanti nel tempo, atti ripetuti più volte in varie continuity, che ci permettono di delineare una stima credibile del suo massimo potenziale.


Imprese straordinarie

  • Sostegno planetario: Wonder Woman ha letteralmente aiutato a sostenere il peso della Terra insieme a Superman e Martian Manhunter, in una scena che ha segnato una delle sue dimostrazioni di forza più celebri.

  • Controllo del Sole: Nella run Justice League Dark, Diana ha utilizzato il Lazo della Verità per trascinare il sole. Non un’iperbole narrativa, ma una rappresentazione concreta del suo potere divino amplificato.

  • Confronti con divinità e semidei: Ha ucciso Ares, ha sconfitto Supergirl in combattimento, e in alcune versioni ha annientato avversari del calibro di Shazam. Nella saga Dead Earth, ha spazzato via interi eserciti mutati senza battere ciglio.

  • Resistenza assoluta: Ha resistito a esplosioni di scala planetaria, manipolazioni temporali e attacchi cosmici. In Flashpoint, sopravvive e contrattacca anche contro attacchi letali lanciati da Aquaman e altri metaumani.

Questi atti non sono solo spettacolari. Indicano che il suo livello di forza massima è comparabile a quello dei più potenti esseri dell’universo DC.

Ma può battere Superman?

La risposta, sorprendentemente per alcuni, è sì. Ma la realtà è più sfumata. Superman, per livello di potenza grezza, è generalmente superiore. Ma Wonder Woman ha tre vantaggi chiave:

  1. Addestramento marziale superiore
    Diana è stata addestrata fin da bambina nell’arte della guerra, da alcune delle migliori combattenti dell’universo, e vanta millenni di esperienza. Superman, sebbene potentissimo, non ha una formazione paragonabile nel corpo a corpo puro.

  2. Mentalità da guerriera
    Superman combatte per contenere e difendere. Wonder Woman, quando è necessario, combatte per uccidere. In Injustice, Flashpoint, e Dead Earth, Diana dimostra più volte di essere pronta a superare il limite morale che Clark Kent si impone. Questo la rende letale in uno scontro a tutto campo.

  3. Equipaggiamento divino

    • Lazo della Verità: più che una semplice corda, può vincolare esseri cosmici e piegare anche le menti più resistenti.

    • Bracciali d’Atena: deviano energia, magia, attacchi mistici e perfino colpi diretti da Darkseid o Doomsday.

    • Tiara e Spada: la prima è stata usata come arma letale in diverse continuity, la seconda ha ferito esseri immortali, divinità e persino il tempo stesso.


A conti fatti, Diana può affrontare e sconfiggere esseri del livello di Superman. Ha le armi, la mentalità, la forza e l’esperienza per farlo. È meno potente in termini assoluti? Sì. Ma in uno scontro reale, la potenza pura non è l’unico fattore. Ecco perché in diversi racconti – Kingdom Come, The Hiketeia, Dead Earth, Injustice – Wonder Woman riesce ad avere la meglio.

In uno scenario teorico di 10 combattimenti uno contro uno:

  • Superman probabilmente vincerebbe 5 o 6 volte, grazie alla sua velocità, forza e resistenza superiori.

  • Wonder Woman vincerebbe 4 o 5 volte, sfruttando il vantaggio strategico, l’abilità nel corpo a corpo e la volontà di colpire per uccidere.

Il margine è sottile. Ma va detto chiaramente: Diana non è una "seconda scelta". È una forza della natura, una divinità guerriera che, nelle giuste condizioni, può battere Superman. Non perché sia più forte, ma perché è più pericolosa.

In un universo narrativo dove la forza è spesso relativa al bisogno della trama, Wonder Woman rimane uno dei personaggi più costantemente e versatilmente potenti mai concepiti. Non è la più forte in assoluto, ma è quella che meno vorresti affrontare in uno scontro di vita o morte.

La domanda “può sconfiggere Superman?” ha una risposta affermativa, ma condizionata. Dipende da chi scrive, da cosa è in gioco e da quanto Diana sia disposta a spingersi oltre i limiti. Una cosa, però, è certa: la distanza tra loro è molto più piccola di quanto molti pensino.



.Chi è Bullseye?

 

Nell’universo affollato e complesso della Marvel Comics, pochi antagonisti incarnano con tanta crudezza la pura malvagità come Bullseye. Spietato, sadico, imprevedibile: Bullseye non è solo un supercriminale, è un’arma umana affilata da follia e precisione. Se il Joker della DC Comics rappresenta il caos per il caos, Bullseye è la morte con lo sguardo fisso sull’obiettivo. E, come il suo nome suggerisce, non manca mai il colpo.

Il vero nome di Bullseye è Lester, ma anche questa informazione è soggetta a dubbi. Nulla è certo nella sua biografia, e la confusione non è casuale: Bullseye è un manipolatore nato, un bugiardo per sport, e la sua identità è stata più volte offuscata dalle sue stesse narrazioni contraddittorie. La Marvel ha scelto di non offrirgli una storia d’origine canonica e definitiva, un vuoto che non solo alimenta il mistero, ma sottolinea la natura proteiforme del personaggio: Bullseye è ciò che serve al male, in qualunque forma si presenti.

Nonostante l’oscurità del suo passato, è chiaro che Bullseye abbia intrapreso la via del crimine molto presto, diventando un sicario professionista con un talento straordinario: riesce a trasformare qualunque oggetto – da una matita a una graffetta – in un’arma mortale, grazie a una mira sovrumana e a riflessi ai limiti dell’umano. In breve tempo, è diventato il più ricercato mercenario degli Stati Uniti, finendo inevitabilmente nel radar dell’Uomo senza paura: Daredevil.

Il conflitto tra Daredevil e Bullseye non è solo una rivalità fumettistica, ma una delle più intense e cariche di tensione morale nell’intero panorama Marvel. Se Kingpin è il burattinaio dell’ombra, Bullseye è la lama che colpisce. E a differenza di molti altri villain, non ha un codice d’onore, né un trauma redentivo: Bullseye uccide perché lo trova stimolante, divertente, appagante.

Il loro scontro più tragico resta la morte di Elektra. In uno dei momenti più drammatici della saga di Daredevil, Bullseye trafigge l’assassina redenta con il suo stesso sai, lasciandola morire tra le braccia di Matt Murdock. Una scena che ha segnato un’epoca nei fumetti americani e che ha fissato Bullseye come l’incarnazione del lutto di Daredevil.

Durante l’arco narrativo Shadowland, Daredevil, posseduto da un antico spirito demoniaco, assume il controllo della Mano – l’organizzazione di ninja assassini – e si trasforma in un giustiziere spietato. In questo contesto, il confronto con Bullseye raggiunge un apice catartico e terribile. Quando il killer deride Murdock, provocandolo con l’arroganza di sempre, Daredevil risponde con ferocia: lo uccide nello stesso modo in cui Bullseye aveva assassinato Elektra. Un gesto di giustizia o vendetta? La linea si sfuma nel sangue.

È una delle poche volte in cui Bullseye conosce il terrore. E quella scena, per molti lettori, è una rivalsa emotiva difficile da dimenticare.

Ma nel mondo dei fumetti, la morte è spesso una porta girevole. Nel terzo volume di Daredevil, Lady Bullseye – un personaggio inquietante ispirato dallo stesso Lester – riesce a riportarlo in vita. Tuttavia, al suo ritorno, Bullseye si ritrova paralizzato, relegato a un ruolo marginale, un mostro imprigionato nel proprio corpo. La Mano, però, non tarda a restituirgli la mobilità, e con essa la possibilità di tornare a spargere morte.

Il nuovo Bullseye è ancora più inquietante. Se prima era solo malvagio, ora è rinato con una lucidità gelida, quasi disumana. La sua ricomparsa nel sesto volume di Daredevil, numero 35, segna un altro scontro brutale con Matt Murdock, che questa volta lo riduce in fin di vita. Ma sarà Elektra, ora portatrice del mantello di Daredevil, a fermare l’esecuzione: perché perfino un mostro merita un limite alla violenza.

Oggi Bullseye resta una figura chiave nel bestiario Marvel, un archetipo del male fine a se stesso. Non ha bisogno di un movente, non ha un piano di conquista, non cerca redenzione. La sua pericolosità sta nella semplicità del suo scopo: colpire, uccidere, e godere nel farlo.

Ma è proprio questa mancanza di morale, questo nichilismo da killer su commissione, a renderlo così disturbante. In un’epoca di anti-eroi complessi e villain tragici, Bullseye rimane una figura anomala, quasi archetipica: il male che non si può redimere, solo fermare. È una presenza che costringe gli eroi a interrogarsi sui limiti della giustizia, sulla vendetta e sul senso stesso della battaglia tra bene e male.

Bullseye non è un personaggio simpatico. Non è carismatico nel senso classico, né gode del fascino ambivalente di altri criminali Marvel. Ma proprio per questo affascina: perché è spaventoso. Perché è autentico. Perché rappresenta il lato oscuro senza maschere. Chi legge i suoi archi narrativi è messo di fronte a una realtà scomoda: non sempre il male ha una causa, non sempre si può spiegare. A volte, il male è semplicemente bravo a mirare.

E in questo, Lester – alias Bullseye – non ha mai mancato un colpo.



venerdì 18 aprile 2025

Iceman: L'arma congelante definitiva della Marvel – perché Bobby Drake è un mutante Omega

 

Per decenni, è stato il burlone del gruppo, lo studente svogliato della Scuola di Xavier per Giovani Dotati, la spalla comica tra i più iconici X-Men. Ma dietro il nome bonario e le battute a effetto, Iceman cela un potere che, se compreso appieno, ha ben poco di leggero. Oggi, un'analisi accurata dei suoi poteri spiega perché Bobby Drake sia non solo uno dei mutanti più sottovalutati della Marvel, ma anche un indiscutibile Omega Level Mutant — il rango più alto tra i mutanti, riservato a coloro il cui potenziale è virtualmente illimitato.

A dispetto del soprannome da supereroe che evoca tempeste di neve e giochi di ghiaccio, Iceman non produce realmente il ghiaccio. La sua capacità principale consiste nel sottrarre calore dalla materia circostante con una rapidità tale da portarla a temperature prossime allo zero assoluto. Ed è proprio in questo dettaglio, quasi tecnico, che risiede la chiave del suo immenso potere: non crea freddo, cancella il calore. Un atto che, in termini fisici, equivale a manipolare l’energia cinetica delle molecole e arrestarne quasi completamente il movimento.

Per intenderci, lo zero assoluto è il punto teorico in cui ogni attività molecolare si ferma: -273,15 °C, o -459,67 °F. Non si tratta di un raffreddamento convenzionale, ma di una vera e propria sospensione dell’energia termica. Iceman può farlo in pochi decimi di secondo. L’umidità dell’aria, i tessuti umani, il metallo, il magma, persino una reazione nucleare: nulla è immune alla sua capacità di dissipare calore.

In effetti, uno degli episodi più emblematici della sua carriera lo ha visto fermare un’esplosione da fusione nucleare, un evento che replica, in scala ridotta, i processi che alimentano il nostro Sole. Si parla di temperature vicine ai 100 milioni di gradi Celsius, un’intensità energetica inimmaginabile per qualsiasi essere vivente — ma non per Bobby Drake. In quell’occasione, ha annichilito una delle forze più distruttive dell’universo fisico con una precisione che ha del miracoloso.

Sebbene la scienza dei fumetti sia, per necessità, elastica, la fisica reale non mente: la sottrazione istantanea di calore a quel livello ha implicazioni devastanti. Significa poter fermare processi vitali, paralizzare ecosistemi, o addirittura alterare gli equilibri climatici di intere regioni. Ogni essere vivente, ogni fenomeno naturale, ogni macchina che opera con calore — che sia un motore a combustione o il cuore umano — è vulnerabile a una manipolazione così radicale dell’energia termica.

Perché allora non lo vediamo agire da semidio nella mitologia Marvel? Perché, fino a tempi recenti, Bobby Drake è stato ritratto come un adolescente irrequieto, più interessato al divertimento che alla responsabilità. Il suo personaggio ha attraversato decenni di narrazione come una presenza di supporto, mai al centro dell’azione. Solo nelle ultime saghe, grazie a una nuova generazione di scrittori, si è cominciato a esplorare davvero la profondità e la pericolosità dei suoi poteri.

A frenarlo, tuttavia, non è solo la narrativa editoriale: è la sua coscienza. La formazione ricevuta alla Scuola di Xavier, fondata su principi di controllo e responsabilità, ha instillato in lui una disciplina che impedisce derive catastrofiche. Ma basta uno sguardo al profilo termico dei suoi poteri per comprendere quanto sottile sia il confine tra eroe e minaccia esistenziale.

Nel contesto dei confronti ipotetici tra personaggi — gli ormai celebri "Who Would Win?" — Iceman è spesso ignorato in favore di mutanti più appariscenti o brutali. Ma in una simulazione realistica, persino il rigenerante Wolverine sarebbe ridotto a un cristallo frantumabile prima di poter fare un passo. I 37 °C del suo corpo impallidiscono di fronte a una capacità di congelamento in grado di fermare il cuore del Sole.

Ecco perché il termine “Omega” non è solo una classificazione arbitraria. Significa che il potenziale del mutante in questione non ha limiti teorici definitivi. Iceman non è solo in grado di congelare oggetti o ambienti: può sospendere le leggi fondamentali del moto molecolare e, con esse, ogni forma di vita. Un potere del genere non si misura con il carisma o la posizione in prima fila sulle copertine, ma con la consapevolezza che, se un giorno decidesse di non contenersi più, nessuno potrebbe fermarlo.

Sotto il ghiaccio, insomma, c'è un vulcano congelato, pronto ad eruttare. E forse è proprio questa consapevolezza, più della sua disciplina o della sua morale, a renderlo ancora più affascinante. Un dio dormiente, con un cuore umano.

Bobby Drake è la dimostrazione vivente che il freddo non è assenza di vita, ma il suo controllo. Un controllo che, in mani meno educate, potrebbe riscrivere le leggi della natura — e segnare la fine di tutto.