sabato 10 ottobre 2026

Mister Mxyzptlk: l'essere che può riscrivere la realtà eppure continua a perdere contro Superman

 


Superman può volare, è praticamente invulnerabile, possiede una forza sovrumana e ha una quantità di poteri che farebbe sembrare esagerato persino il curriculum di un dio greco. Eppure, quando arriva Mister Mxyzptlk, tutto questo improvvisamente diventa quasi irrilevante.

Perché Mxy non gioca secondo le stesse regole.

Mister Mxyzptlk è un imp proveniente dalla Quinta Dimensione, una realtà superiore rispetto al mondo tridimensionale nel quale vivono Superman e gli altri abitanti dell'Universo DC. Ed è proprio questa differenza di livello a spiegare perché i suoi poteri sembrino così assurdi.

Per Superman la realtà è qualcosa che può essere attraversato, combattuto o manipolato entro determinati limiti.

Per Mxyzptlk, invece, la realtà è praticamente materiale da costruzione.

Può alterare la materia, modificare l'ambiente, cambiare le forme degli esseri viventi, creare oggetti dal nulla e deformare le leggi fisiche. Può apparire e scomparire, spostarsi attraverso lo spazio e il tempo e trasformare una situazione perfettamente normale in qualcosa di completamente folle.

Non è semplicemente un essere molto potente.

È un essere che appartiene a un livello di esistenza nel quale le regole del nostro universo non hanno necessariamente lo stesso significato.

Ed è qui che nasce l'assurdità del personaggio.

Mxyzptlk potrebbe teoricamente distruggere Superman senza bisogno di affrontarlo fisicamente.

Ma quasi mai lo fa.

Perché non è quello il suo scopo.

Mxy è un burlone.

La sua motivazione fondamentale non è conquistare la Terra, diventare il padrone dell'universo o dimostrare di essere più forte di Superman. È divertirsi. Superman rappresenta per lui una specie di giocattolo intellettuale: un essere incredibilmente potente ma ancora costretto a vivere dentro le regole della realtà ordinaria.

Mxy può quindi trasformare una battaglia cosmica in una partita a scacchi nella quale i pezzi possono cambiare forma durante la partita.

La sua arma più importante non è nemmeno la forza.

È l'interpretazione.

La caratteristica più famosa del personaggio è infatti la sua vulnerabilità apparentemente ridicola: per tornare nella Quinta Dimensione deve essere indotto a pronunciare o sillabare al contrario il proprio nome.

Sembra una debolezza completamente assurda.

E lo è.

Ma è esattamente questo il punto.

Nel mondo di Superman, un nemico normalmente cerca di sfruttare una vulnerabilità fisica: la kryptonite, la magia, la forza, la velocità.

Mxyzptlk introduce un altro tipo di combattimento.

La sfida diventa linguistica.

Superman non deve necessariamente essere più forte di lui.

Deve essere più furbo.

È una delle intuizioni più brillanti del personaggio: per battere un essere capace di riscrivere la realtà, Superman deve riuscire a manipolare il comportamento dell'essere stesso.

La situazione è quasi paradossale.

Mxyzptlk può modificare il mondo.

Superman deve modificare una frase.

Ed è proprio questo che rende il loro rapporto così divertente.

Mxy può trasformare Superman in un animale, cambiare la città, alterare la materia o creare situazioni impossibili. Superman, invece, deve cercare di capire quali siano le regole del gioco e trovare il modo di ritorcerle contro di lui.

In altre parole, Superman combatte Mxyzptlk usando qualcosa che normalmente non consideriamo un superpotere: la capacità di ragionare.

Questo spiega anche perché il personaggio funzioni così bene all'interno dell'universo DC.

Se Mxyzptlk fosse semplicemente un essere onnipotente e malvagio, sarebbe un problema narrativo. Potrebbe risolvere quasi ogni conflitto immediatamente e rendere inutili tutti gli altri personaggi.

Ma Mxy non vuole vincere definitivamente.

Vuole giocare.

La sua onnipotenza diventa quindi parte della gag.

Più è potente, più è assurdo che continui a farsi coinvolgere nei piccoli tranelli di Superman.

È come mettere un essere capace di riscrivere il codice dell'universo contro un uomo che continua a cercare il bug.

E c'è un'altra caratteristica importante: Mxyzptlk non è l'unico essere della Quinta Dimensione. La DC ha utilizzato nel tempo la Quinta Dimensione come una realtà associata all'immaginazione, al paradosso e alla possibilità. Personaggi come Bat-Mite rappresentano una variante dello stesso concetto: esseri per i quali il mondo dei supereroi può essere trattato quasi come un giocattolo.

Questo rende Mxy qualcosa di più di un semplice avversario di Superman.

È una specie di commentatore interno dell'universo DC.

Quando compare, le regole della storia possono improvvisamente diventare elastiche. Il quarto muro può quasi incrinarsi. La fisica può smettere di avere importanza. La logica stessa può diventare parte della gag.

E proprio per questo Mxyzptlk è difficile da classificare.

È un villain?

A volte.

È un alleato?

Occasionalmente.

È un dio?

Dal punto di vista degli abitanti della Terza Dimensione, potrebbe certamente sembrare tale.

È un comico?

Sicuramente.

Ma soprattutto è un personaggio costruito attorno a un'idea: che cosa succederebbe se un essere capace di controllare la realtà decidesse di usarla per divertirsi?

La risposta della DC è sorprendentemente semplice.

Creerebbe problemi a Superman.

Non perché Superman non sia abbastanza potente.

Ma perché Superman è potente nel mondo delle regole.

Mxyzptlk è potente nel mondo delle possibilità.

E quando i due si incontrano, la domanda non è più chi dei due abbia più forza.

È chi riuscirà a capire per primo quali siano le regole del gioco.

Ed è questa la vera debolezza di Mxyzptlk.

Non la kryptonite.

Non un pugno.

Non un raggio.

La noia.

Perché un essere che può fare praticamente qualsiasi cosa ha bisogno di qualcuno che gli renda ancora interessante il gioco.

E Superman, per Mxy, è proprio quello.

Cesio Endrizzi

giovedì 8 ottobre 2026

AQUAMAN NON È INUTILE — È IL PROBLEMA DI GIUDICARE UN SUPEREROE SOLO DA QUANTO FORTE SA PICCHIARE

 


Aquaman è stato per decenni uno dei bersagli preferiti della cultura popolare. La battuta è sempre la stessa: «Che cosa fa? Parla con i pesci».

È una battuta efficace perché contiene una domanda legittima: che cosa porta davvero Aquaman nella Justice League che gli altri membri non possono portare?

Ma la risposta originale che pretende di demolire questa idea commette un errore speculare. Parte da un buon argomento e finisce per trasformare Aquaman in una specie di dio biologico collegato a tutta la vita dell'universo.

Non serve.

Aquaman non deve essere più forte di Superman per essere utile. Deve avere capacità differenti.

E ne ha parecchie.

Arthur Curry, nella maggior parte delle principali incarnazioni del personaggio, è un superumano adattato all'ambiente oceanico. Possiede forza, resistenza, velocità e capacità sensoriali molto superiori a quelle di un essere umano normale. È inoltre capace di sopportare pressioni estreme e di operare sott'acqua in condizioni nelle quali la maggior parte degli altri membri della Justice League avrebbe bisogno di adattamenti specifici.

Ma la sua caratteristica più sottovalutata non è nemmeno la forza.

È l'ambiente nel quale esercita il potere.

La Justice League non opera soltanto nelle città americane, nei cieli o nello spazio. Una parte enorme del pianeta è costituita dagli oceani. E gli oceani sono un ambiente nel quale Superman, Batman, Flash o Green Lantern non possiedono automaticamente lo stesso livello di conoscenza, autorità o capacità operativa di Arthur.

Questo è il primo errore del confronto.

Dire «Superman è più forte» non dimostra che Aquaman sia inutile.

È come dire che un carro armato è più potente di un elicottero e concludere che l'elicottero sia inutile.

Dipende dalla missione.

Aquaman è inoltre il sovrano di Atlantide in molte incarnazioni del personaggio. Questo significa che non è semplicemente un combattente della Justice League: possiede anche una dimensione politica, militare e diplomatica che gli altri membri non hanno nella stessa forma.

E qui la faccenda diventa molto più interessante.

Batman dispone di tecnologia, risorse e intelligence.

Superman dispone di una potenza fisica straordinaria.

Wonder Woman è una guerriera di livello eccezionale, oltre a essere legata alla mitologia e alla politica di Themyscira.

Green Lantern appartiene a un'organizzazione interplanetaria.

Flash ha capacità legate alla Speed Force.

Aquaman porta nella squadra Atlantide e il mondo oceanico.

Non è poco.

La sua acquatelepatia è un'altra caratteristica che spesso viene ridicolizzata perché la frase «parla con i pesci» è molto più facile da ricordare di ciò che il potere effettivamente rappresenta nelle diverse versioni del personaggio.

Non significa semplicemente chiedere a uno squalo che tempo farà domani.

Aquaman può comunicare e, a seconda della continuità e della rappresentazione, influenzare forme di vita marine. Questo può avere applicazioni enormi in un pianeta nel quale gli oceani costituiscono la maggior parte della superficie.

Ma anche qui bisogna evitare l'esagerazione.

Non tutte le versioni di Aquaman hanno esattamente gli stessi poteri.

Non esiste un unico Aquaman immutabile dal 1941 a oggi. Il personaggio è stato riscritto, aggiornato, potenziato e reinterpretato più volte. Alcune storie gli attribuiscono capacità molto più ampie di altre.

Quindi sostenere che la sua acquatelepatia sia automaticamente una connessione spirituale con tutta la vita dell'universo è una tesi molto più difficile da sostenere rispetto alla semplice affermazione che Aquaman possiede una forma eccezionale di comunicazione e controllo della vita marina.

Ed è proprio qui che bisogna separare il personaggio dal powerscaling.

Il powerscaling ha una tentazione irresistibile: prendere ogni impresa compiuta da un personaggio in una storia, sommarla a tutte le altre e costruire il mostro definitivo.

Aquaman ha resistito a questo.

Aquaman ha ferito quello.

Aquaman ha sopportato quell'altro.

Aquaman ha comandato questa creatura.

Aquaman è collegato a quella forza cosmica.

Alla fine il personaggio diventa onnipotente sulla carta.

Ma è una costruzione che spesso dice più della volontà del fan di dimostrare una tesi che del personaggio.

Per capire se Aquaman sia utile alla Justice League bisogna fare l'esatto contrario.

Bisogna chiedersi: quali problemi può risolvere meglio degli altri?

Qui la risposta è molto più interessante.

Operazioni sottomarine.

Conoscenza degli oceani.

Interazione con Atlantide.

Accesso a una civiltà indipendente e tecnologicamente avanzata nelle varie continuità.

Forza e resistenza sufficienti per combattere accanto ai membri più potenti della squadra.

Capacità di sopravvivere e combattere in ambienti estremamente ostili.

Acquatelepatia.

Conoscenza politica e militare.

E, naturalmente, il tridente in molte incarnazioni, che non è un semplice accessorio decorativo ma un'arma con caratteristiche variabili a seconda della continuità.

Questa combinazione è molto più difficile da sostituire di quanto suggerisca la caricatura del personaggio.

E c'è un'altra ironia.

Se davvero Aquaman fosse soltanto «quello che parla con i pesci», la sua posizione nella Justice League sarebbe probabilmente difficile da giustificare.

Ma lo stesso criterio renderebbe assurda buona parte della squadra.

Batman non dovrebbe stare nella stessa stanza con Superman perché non può volare.

Green Arrow sarebbe inutile perché Superman può tirare oggetti molto più forte.

Flash sarebbe inutile perché Superman può essere velocissimo.

Wonder Woman sarebbe inutile perché Superman è più forte.

E Batman potrebbe essere eliminato dalla squadra in assoluto perché non possiede nemmeno un superpotere.

Questo ragionamento non misura l'utilità.

Misura soltanto chi ha il numero più grande nella statistica che abbiamo scelto.

La Justice League non è una gara di sollevamento pesi.

È una squadra.

E una squadra funziona quando le capacità dei suoi componenti non sono completamente sovrapponibili.

È proprio per questo che il confronto «Aquaman contro Superman» è quasi sempre una domanda sbagliata.

Superman è più potente in moltissime situazioni.

Non significa che sia una versione migliorata di Aquaman.

Se devi fermare un meteorite, Superman può essere la scelta ovvia.

Se devi affrontare una crisi ad Atlantide, parlare con una creatura marina, operare nelle profondità oceaniche o negoziare con una civiltà sottomarina, il fatto che Superman possa sollevare più peso diventa improvvisamente molto meno interessante.

È la differenza tra potenza assoluta e utilità situazionale.

E questa distinzione vale anche fuori dai fumetti.

Un coltellino svizzero non è più utile di un martello perché può fare più cose. Un medico non è inutile perché un chirurgo sa eseguire un'operazione che lui non sa fare. Un radar non diventa superfluo perché un telescopio vede più lontano.

Le capacità hanno valore in relazione al problema.

Aquaman, quindi, non ha bisogno di essere «il più forte della Justice League».

Ha bisogno di essere quello che gli altri non sono.

E su questo punto la caricatura del «tizio che parla con i pesci» fallisce completamente.

Ma anche la caricatura opposta — Aquaman come essere cosmico collegato all'anima di ogni creatura vivente — sbaglia bersaglio.

Il vero Aquaman è già abbastanza interessante senza gonfiarlo.

È un supereroe potentissimo che appartiene contemporaneamente a due mondi: quello terrestre della Justice League e quello oceanico di Atlantide.

Non è il membro inutile della squadra. È il membro che diventa inutile soltanto se immagini che ogni missione del mondo consista nel prendere a pugni qualcuno.

Cesio Endrizzi

mercoledì 7 ottobre 2026

QUANDO UN NOME DIVENTA UNA BATTUTA: I GIOCHI DI PAROLE DI ASTERIX CHE NON SI POSSONO TRADURRE ALLA LETTERA

 


Uno dei problemi più difficili quando si traduce una commedia non è tradurre le parole. È tradurre ciò che le parole fanno ridere.

Astérix ne è un esempio quasi perfetto. René Goscinny e Albert Uderzo riempirono il villaggio gallico di nomi costruiti come piccole battute linguistiche. In francese funzionano perché il lettore riconosce immediatamente un'espressione comune nascosta dentro un nome apparentemente assurdo. Quando il fumetto viene tradotto, però, quella battuta rischia di scomparire.

E allora il traduttore deve fare una scelta: tradurre il nome oppure ricreare la battuta.

I nomi inglesi Fulliautomatix e Unhygienix sono interessanti proprio per questo.

Il fabbro del villaggio si chiama in francese Cétautomatix, costruito sulla pronuncia di c'est automatique, cioè "è automatico". È una battuta già perfettamente adatta al personaggio: un fabbro dell'antica Gallia chiamato "È automatico" quando il suo lavoro consiste precisamente nel colpire il metallo a mano con un martello.

La versione inglese, Fulliautomatix, mantiene l'idea trasformandola in fully automatic: completamente automatico.

Il gioco funziona perché crea un'assurdità immediata. Un fabbro che lavora davanti a un'incudine, con il fuoco, il martello e il metallo, è quanto di meno automatico si possa immaginare. Il nome evoca una macchina industriale mentre il personaggio rappresenta una professione manuale antichissima.

Ma il nome ha un'altra qualità: sembra quasi descrivere il comportamento del personaggio.

Fulliautomatix è uno degli elementi più facilmente prevedibili del villaggio. Quando il bardo Cacofonix comincia a cantare, il fabbro non ha bisogno di riflettere. La sua reazione è praticamente automatica.

Martello.

Il lettore sa già cosa succederà.

Ed è proprio questa prevedibilità a rendere la gag efficace: il nome promette automatismo e il personaggio lo mantiene.

Ma il caso del pescivendolo è ancora più interessante.

In francese il personaggio si chiama Ordralfabétix, che deriva da ordre alphabétique, "ordine alfabetico". A prima vista il nome non ha niente a che fare con il pesce. Ed è esattamente questo il punto: Goscinny non aveva bisogno che ogni nome descrivesse direttamente la professione del personaggio. Poteva costruire la comicità partendo semplicemente dalla deformazione di un'espressione comune.

I traduttori inglesi Anthea Bell e Derek Hockridge fecero una scelta completamente diversa: Unhygienix.

Non cercarono di conservare il riferimento all'ordine alfabetico. Crearono un nuovo gioco di parole basato su unhygienic, "antigienico".

Ed è una soluzione molto più importante di quanto sembri.

Perché nella traduzione di una battuta non sempre bisogna conservare le parole originali. Bisogna conservare la funzione comica.

Ordralfabétix fa ridere un lettore francese perché è un nome assurdo costruito su un'espressione ordinaria. Unhygienix fa ridere il lettore inglese perché suggerisce immediatamente qualcosa di poco pulito.

E nel suo caso il nome si incastra perfettamente con la gag del personaggio.

Unhygienix vende pesce.

Ma il suo pesce è talmente poco appetibile che diventa uno degli elementi ricorrenti della comicità del villaggio. Il contrasto è ancora più efficace perché il villaggio si trova sulla costa. Il pescivendolo ha il mare praticamente davanti alla porta, eppure la qualità della sua merce diventa continuamente oggetto di discussione.

Il problema, naturalmente, non è soltanto il pesce.

È l'orgoglio del venditore.

Unhygienix non considera la propria merce scadente. Il problema è sempre qualcun altro. E quando il fabbro Fulliautomatix critica il pesce, la discussione non rimane mai una discussione commerciale.

Diventa una rissa.

Questo è uno dei meccanismi più brillanti di Astérix: un conflitto minuscolo viene trasformato in una guerra collettiva.

"Il tuo pesce puzza."

"Il mio pesce è ottimo."

"Il tuo pesce fa schifo."

Pesce in faccia.

Martello.

Rissa generale.

E a quel punto il lettore non ha più bisogno che qualcuno spieghi la battuta.

La conosce già.

È importante anche capire che i nomi dei personaggi gallici non sono semplicemente una serie di parole casuali terminate in -ix. Il suffisso richiama una convenzione linguistica associata ai nomi gallici e alla figura storica di Vercingetorige, ma Goscinny lo trasformò in una vera macchina comica. I nomi diventano così riconoscibili come appartenenti allo stesso mondo ancora prima che il personaggio apra bocca.

Lo stesso principio viene applicato in modo diverso nelle varie lingue.

Ed è qui che Astérix diventa quasi un laboratorio di traduzione umoristica.

Un nome non è soltanto un'etichetta. Può contenere una battuta, una caratterizzazione, un riferimento culturale e perfino un'anticipazione della gag.

Quando quella battuta non può essere trasferita direttamente in un'altra lingua, il traduttore deve ricostruirla.

Per questo Fulliautomatix non è semplicemente la traduzione di Cétautomatix.

È la ricreazione del meccanismo comico.

E Unhygienix non è la traduzione letterale di Ordralfabétix.

È un'altra battuta costruita per svolgere la stessa funzione nel nuovo pubblico.

Questa è una distinzione fondamentale. Una traduzione letterale può essere linguisticamente corretta e contemporaneamente fallire completamente come traduzione comica.

Se una battuta francese fa ridere perché sfrutta un'assonanza intraducibile, il traduttore che conserva ostinatamente le parole originali può conservare il testo e perdere la risata.

Anthea Bell e Derek Hockridge fecero spesso l'opposto: sacrificarono la forma per salvare l'effetto.

Ed è probabilmente uno dei motivi per cui le versioni inglesi di Astérix sono diventate celebri anche per conto proprio.

La vera difficoltà non era tradurre il francese.

Era tradurre Goscinny.

E sono due cose completamente diverse.

Cesio Endrizzi

martedì 6 ottobre 2026

MARTIAN MANHUNTER E MA'ALEFA'AK: QUANDO L'ARCINEMICO NON È L'OPPOSTO DELL'EROE, MA CIÒ CHE L'EROE AVREBBE POTUTO DIVENTARE

 


La scelta di Ma'alefa'ak come arcinemico di Martian Manhunter sembra quasi troppo facile. È suo fratello gemello, condivide con lui la stessa origine e rappresenta l'esatto contrario della sua identità morale. Ma proprio per questo la definizione funziona meglio di quanto sembri. Il vero nemico di J'onn J'onzz non è semplicemente il marziano che vuole ucciderlo. È il personaggio che trasforma ogni elemento dell'identità di J'onn nel suo contrario.

La storia di Martian Manhunter è costruita attorno alla solitudine. J'onn non perde soltanto una famiglia. Perde un'intera civiltà. La tragedia che lo porta sulla Terra non è quindi una semplice origine da supereroe: è la distruzione del mondo al quale apparteneva. E nella continuità raccontata soprattutto in Martian Manhunter vol. 2 #0 e nella successiva espansione dell'origine in Martian Manhunter vol. 2 #33–35, la responsabilità di questa catastrofe viene collegata proprio a Ma'alefa'ak.

Il dettaglio più importante è che i due fratelli non sono semplicemente parenti. Sono costruiti narrativamente come due possibilità dello stesso essere.

J'onn diventa un Manhunter, un servitore della società marziana. Ma'alefa'ak diventa invece un emarginato, uno scienziato e mistico che sviluppa un rapporto patologico con la propria diversità. La società marziana è fondata sulla telepatia, sulla condivisione mentale e sulla partecipazione a una rete psichica collettiva. Ma'alefa'ak ne è escluso.

La sua condizione di non telepatico non è quindi una semplice caratteristica biologica. In una civiltà in cui la mente costituisce anche uno spazio sociale condiviso, significa vivere ai margini della comunità.

Ed è qui che la storia diventa più interessante.

Ma'alefa'ak non vuole semplicemente conquistare Marte. Vuole colpire ciò che rende i marziani ciò che sono.

La Maledizione di H'ronmeer è la soluzione che sceglie. La maledizione, introdotta nella mitologia moderna di Martian Manhunter, agisce proprio sulla dimensione telepatica dei marziani, provocando nelle vittime la percezione mentale di essere avvolte dalle fiamme fino a condurle alla morte.

Il risultato è il genocidio dei Marziani Verdi.

La tragedia personale di J'onn diventa così una tragedia collettiva. La morte della sua famiglia non è un incidente della sua origine. È la conseguenza di un attacco concepito per distruggere la sua specie.

Questo cambia completamente il rapporto tra i due.

Lex Luthor può essere un avversario di Superman perché rappresenta un'intelligenza umana capace di opporsi a un essere apparentemente superiore. Joker può essere il nemico di Batman perché trasforma l'ordine morale di Gotham in caos. Ma'alefa'ak occupa una posizione diversa.

Conosce J'onn dall'interno.

Conosce la sua specie. Conosce i suoi poteri. Conosce la sua mente. E soprattutto conosce la cultura dalla quale J'onn proviene.

Non deve scoprire come ferire Martian Manhunter. Sa già dove farlo.

La parentela rende il conflitto ancora più radicale perché elimina la distanza necessaria tra eroe e antagonista. Ma'alefa'ak non è un invasore esterno. È un prodotto dello stesso mondo.

Questo è uno dei motivi per cui la sua funzione di nemesi è più profonda di quella di un semplice supercriminale.

J'onn rappresenta l'integrazione. Ma'alefa'ak rappresenta l'isolamento.

J'onn usa la telepatia per comprendere gli altri. Ma'alefa'ak la trasforma in uno strumento di violazione.

J'onn è un servitore della comunità. Ma'alefa'ak sceglie di distruggerla.

J'onn sopravvive al genocidio e porta il ricordo di Marte dentro di sé. Ma'alefa'ak diventa colui che ha contribuito a cancellare quel mondo.

Perfino il loro rapporto con l'identità marziana funziona per opposizione.

J'onn arriva sulla Terra e impara a vivere tra esseri umani senza smettere di essere marziano. Ma'alefa'ak, al contrario, trasforma il proprio sentirsi diverso in una ragione per odiare il mondo al quale appartiene.

La cosa interessante è che la sua esclusione non giustifica ciò che fa. E la storia non ha bisogno di giustificarlo. Serve a spiegare il meccanismo psicologico del personaggio, non ad assolverlo.

Questa distinzione è importante perché Ma'alefa'ak non è semplicemente "il fratello cattivo".

È la dimostrazione narrativa di quanto possa essere distruttiva una capacità straordinaria quando viene separata dal vincolo che dovrebbe orientarla.

La telepatia, nel mondo marziano, è contemporaneamente potere e infrastruttura sociale. Ma'alefa'ak la considera invece uno strumento da violare, manipolare e infine distruggere.

Il suo crimine più significativo non è quindi soltanto il numero delle vittime. È l'aver trasformato il principale elemento di connessione della società marziana nel suo principale punto di vulnerabilità.

Ed è proprio questo che rende la Maledizione di H'ronmeer narrativamente efficace.

Non è una bomba lanciata contro Marte.

È un attacco al modo in cui Marte pensa.

La differenza sembra sottile, ma è enorme.

Anche la successiva sopravvivenza di Ma'alefa'ak sul piano psichico, rivelata in JLA Classified #42–46, rafforza questo tema. La sua permanenza non dipende semplicemente dal fatto che il personaggio sia difficile da uccidere. Il legame psichico tra i due fratelli rende impossibile trattare Ma'alefa'ak come un nemico qualsiasi.

J'onn non deve soltanto sconfiggerlo.

Deve separarsene.

E questo porta alla vera ragione per cui Ma'alefa'ak funziona come arcinemico di Martian Manhunter: non può essere completamente eliminato con una vittoria fisica.

Il problema è interno.

J'onn porta dentro di sé il mondo distrutto da Ma'alefa'ak. Ogni ricordo della sua famiglia, ogni riferimento alla cultura marziana e ogni tentativo di ricostruire la propria identità sulla Terra mantengono indirettamente vivo il conflitto.

In questo senso, Ma'alefa'ak è quasi una metastoria della tragedia di J'onn.

Non rappresenta soltanto ciò contro cui combatte.

Rappresenta ciò che non può dimenticare.

E qui il confronto con altri grandi antagonisti DC diventa inevitabile. Joker e Batman sono legati da una contrapposizione filosofica. Superman e Lex Luthor da una contrapposizione ideologica. Flash e Reverse-Flash da una relazione deformata dal tempo e dall'ossessione.

Martian Manhunter e Ma'alefa'ak aggiungono una dimensione diversa: la memoria familiare.

Il nemico conosce l'eroe prima che l'eroe diventasse ciò che conosciamo.

Per questo il titolo di arcinemico non dipende dal numero di battaglie vinte, dalla popolarità del personaggio o dalla sua capacità di tornare continuamente dalla morte. Dipende dalla profondità del danno che rappresenta.

Ma'alefa'ak ha distrutto il mondo di J'onn, ha contribuito alla morte della sua famiglia e ha trasformato il rapporto fra due fratelli in una guerra contro la stessa identità marziana.

Alla fine, il vero antagonismo non è tra luce e oscurità nel senso più banale del termine.

È tra due modi di reagire alla stessa ferita.

J'onn perde tutto e decide di comprendere un mondo nuovo.

Ma'alefa'ak si sente escluso e decide di distruggere quello vecchio.

È questa simmetria a rendere il personaggio qualcosa di più di un semplice villain.

Il più pericoloso nemico di Martian Manhunter non è il marziano più forte che possa affrontarlo.

È quello che gli ricorda continuamente che, prima di diventare l'eroe della Terra, J'onn J'onzz era soltanto un sopravvissuto.

Cesio Endrizzi

COSA SUCCEDEREBBE SE SUPERMAN VENISSE COLPITO DA UN GAMMA-RAY BURST?

 


Sembra una domanda fatta apposta per ottenere una risposta folle: un'esplosione di raggi gamma colpisce Superman e gli fornisce in pochi secondi l'energia che il Sole produce in miliardi di anni.

Quindi Superman diventerebbe miliardi di volte più potente.

Il problema è che il ragionamento non funziona così.

Anzi, la prima cosa da correggere è proprio la premessa.

Un gamma-ray burst, o GRB, è uno degli eventi più energetici conosciuti nell'universo osservabile. È associato a fenomeni catastrofici come il collasso di stelle molto massicce o la fusione di oggetti compatti.

Ma dire che un GRB “rilascia in pochi secondi tutta l'energia che una stella produce durante la sua intera vita” è una semplificazione che può diventare molto fuorviante.

Soprattutto perché energia emessa non significa energia ricevuta da Superman.

È la stessa differenza che esiste tra una lampadina e una persona illuminata dalla lampadina.

Una sorgente può emettere una quantità enorme di energia.

Quanta ne riceve il bersaglio dipende dalla distanza, dalla geometria del fascio, dalla durata dell'esposizione e dalla quantità di radiazione che effettivamente interagisce con il bersaglio.

Un GRB non è una batteria cosmica che viene collegata direttamente a Superman.

E c'è un secondo problema.

Il Sole non produce soltanto raggi gamma.

La sua energia viene trasportata principalmente attraverso radiazione elettromagnetica e, alla superficie, soprattutto attraverso luce visibile, infrarossa e ultravioletta.

Il nucleo solare, naturalmente, è un ambiente molto diverso: lì avvengono le reazioni nucleari e vengono prodotti fotoni ad alta energia, ma questi interagiscono continuamente con la materia e subiscono una lunga serie di processi prima di raggiungere la superficie.

Perciò non possiamo prendere: “energia totale del Sole”

e trasformarla automaticamente in: “energia solare assorbibile da Superman”.

La fisica reale non lo permette.

Ma qui arriviamo alla parte divertente.

Perché stiamo parlando di Superman.

E Superman non è un reattore nucleare reale.

Nella DC, il rapporto fra Superman e la radiazione solare è una regola narrativa che è stata interpretata in modi diversi nel corso delle varie incarnazioni del personaggio.

Il Sole giallo alimenta le sue capacità.

L'esposizione prolungata può aumentare enormemente la sua potenza.

Alcune versioni hanno mostrato Superman immagazzinare quantità gigantesche di energia solare.

Ma non esiste una formula canonica del tipo: “un joule di radiazione = X unità di forza di Superman.”

Quindi non possiamo prendere l'energia di un GRB, dividerla per quella del Sole e ottenere un nuovo livello numerico di Superman.

Possiamo però fare un esperimento mentale molto più interessante.

Supponiamo che il GRB sia sufficientemente vicino e orientato in modo tale che una quantità enorme della sua radiazione raggiunga effettivamente Superman.

A quel punto ci sono due possibilità.

La prima è la risposta più semplice: Superman sopravvive, assorbe parte dell'energia e diventa enormemente più potente.

La seconda è più interessante: il suo organismo non riesce ad assorbire quell'energia in modo illimitato.

Perché “più energia” non significa automaticamente “più potere”.

Questo è un punto che la fantascienza tende continuamente a dimenticare.

Un serbatoio può contenere una certa quantità di carburante.

Oltre una determinata soglia, aggiungerne altro non rende automaticamente il motore più potente.

E nel caso di Superman non sappiamo nemmeno se il suo organismo possieda un limite di accumulo.

Alcune storie suggeriscono una capacità enorme.

Altre mostrano condizioni nelle quali l'esposizione a determinate forme di radiazione produce effetti diversi.

Altre ancora trattano l'energia solare quasi come una riserva che Superman può accumulare e utilizzare successivamente.

Quindi il risultato dipende dalla versione del personaggio.

Ed è qui che entra in gioco Superman Prime One Million.

L'argomento secondo cui un GRB trasformerebbe Superman in qualcosa di “molto più potente” di Prime One Million perché equivalrebbe a dieci miliardi di anni di esposizione solare sembra matematicamente spettacolare.

Ma parte da un'equivalenza che non possiamo fare.

Superman Prime One Million è una costruzione narrativa.

Il numero di anni trascorsi nel Sole non è una misura fisica della quantità di energia accumulata.

Non possiamo quindi dire: 10 miliardi di anni nel Sole > 15.000 anni nel Sole

e concludere automaticamente: nuovo Superman > Prime One Million.

Il tempo trascorso dentro il Sole non è una valuta universale della potenza kryptoniana.

La quantità di energia effettivamente assorbita potrebbe dipendere da moltissimi fattori.

E soprattutto, Prime One Million non è semplicemente Superman che ha lasciato un caricabatterie acceso per 15.000 anni.

È una particolare incarnazione del personaggio con una storia e capacità specifiche.

Il confronto diretto con una quantità di energia astronomica quindi non produce una risposta canonica.

Ma possiamo spingerci ancora più avanti con l'ipotesi.

Supponiamo che la versione di Superman in questione abbia una capacità praticamente illimitata di assorbire energia solare e che il GRB fornisca effettivamente una quantità enorme di radiazione compatibile con il suo metabolismo energetico.

In quel caso avremmo probabilmente un Superman sovraccarico di energia.

E qui la domanda diventerebbe molto più interessante: quanto di quell'energia potrebbe realmente trasformarsi in capacità utilizzabile?

Perché il problema non è soltanto immagazzinare energia.

È convertirla.

Una maggiore quantità di energia disponibile potrebbe teoricamente tradursi in maggiore forza, velocità, resistenza, capacità di volo o potenza dei suoi attacchi.

Ma non sappiamo quale sia la relazione fra queste variabili.

Potrebbe essere lineare.

Potrebbe essere non lineare.

Potrebbe esserci una soglia oltre la quale l'aumento di energia produce effetti sempre più piccoli.

Oppure, in una determinata versione fumettistica, potrebbe semplicemente permettere a Superman di raggiungere un nuovo livello di potere stabilito dagli autori.

Questa è la differenza fondamentale fra fisica e fumetti.

La fisica dice: “Dimostrami quanta energia arriva realmente al bersaglio.”

La narrativa dice: “L'autore decide che cosa quell'energia fa al personaggio.”

Ed è per questo che il GRB non sarebbe necessariamente una scorciatoia per creare il Superman più potente mai esistito.

Potrebbe esserlo in una storia.

Non può essere dimostrato semplicemente con l'equazione proposta.

La parte più affascinante dell'ipotesi rimane comunque valida.

Un GRB è talmente energetico che immaginare Superman direttamente investito da uno dei suoi getti porta immediatamente il personaggio al limite della sua stessa logica narrativa.

Non stiamo più chiedendo: “Quanto è forte Superman?”

Stiamo chiedendo: “Quanto può essere grande il serbatoio energetico di un organismo che la fisica reale non dovrebbe nemmeno permettere di esistere?”

Ed è questa la vera domanda.

Perché se Superman può assorbire quantità astronomiche di radiazione senza limite apparente, allora un GRB potrebbe trasformarsi in un gigantesco rifornimento energetico.

Se invece possiede un limite, prima o poi l'energia aggiuntiva smette di essere un vantaggio.

E quindi il risultato più corretto non è:

“Superman riceverebbe dieci miliardi di anni di energia solare e diventerebbe più potente di Prime One Million.”

È: “Se un GRB investisse direttamente Superman, la sua sopravvivenza e il successivo aumento di potere dipenderebbero dalla specifica versione del personaggio e da quanta energia riuscirebbe effettivamente ad assorbire.”

Il resto è matematica applicata a una regola narrativa.

E la matematica, quando Superman entra in scena, deve prima chiedere il permesso alla DC.

Cesio Endrizzi



domenica 4 ottobre 2026

COSA SUCCEDEREBBE SE UN ANELLO DELLE LANTERNE NERE VENISSE DATO A SOLOMON GRUNDY?

 


La risposta breve è: non succederebbe soltanto che Solomon Grundy diventerebbe una Lanterna Nera. È già successo.

Durante Blackest Night, la resurrezione dei morti attraverso gli anelli neri coinvolse anche Grundy. E non poteva esserci personaggio più adatto a quel ruolo.

Per capire perché, però, bisogna dimenticare per un momento la versione più semplice del personaggio: il gigantesco non-morto che urla "Solomon Grundy, born on a Monday" e prende a pugni Lanterna Verde.

Grundy è molto più strano di così.

La sua caratteristica fondamentale non è semplicemente essere morto.

È non riuscire mai a stabilire definitivamente chi sia.

Solomon Grundy nasce nel 1944 sulle pagine di All-American Comics. Dietro il mostro c'è Cyrus Gold, un uomo assassinato e gettato nella palude di Slaughter Swamp. Decenni dopo, il personaggio sarebbe stato sottoposto a numerose reinterpretazioni, al punto che non esiste una versione unica e perfettamente stabile della sua origine, della sua personalità o persino del suo rapporto con Cyrus Gold.

La filastrocca infantile diventa il suo nome perché Grundy non ricorda praticamente nulla della propria identità.

Sa di essere nato di lunedì.

Il resto è nebbia.

Da qui nasce una delle idee più interessanti del personaggio.

Grundy non è semplicemente un uomo tornato dalla morte. È un'identità che la morte continua a riscrivere.

Ogni resurrezione può modificare qualcosa.

Forza.

Intelligenza.

Personalità.

Memoria.

Comportamento.

A volte Grundy è una bestia quasi priva di ragione.

A volte è un criminale astuto.

A volte conserva frammenti della persona che era Cyrus Gold.

A volte appare persino capace di una forma di nobiltà o compassione.

Il personaggio funziona quindi secondo una logica molto particolare: non esiste una linea continua fra Cyrus Gold e Solomon Grundy. Esiste una successione di versioni.

E questo lo rende perfetto per le Lanterne Nere.

Perché l'idea fondamentale di un Black Lantern non è semplicemente "uno zombie con un anello".

L'anello nero rianima un cadavere e lo utilizza come strumento della Black Lantern Corps, normalmente sfruttando le emozioni dei viventi. Durante Blackest Night, Nekron e le Lanterne Nere trasformano la morte stessa in un'arma contro i vivi.

La persona tornata non è necessariamente il morto nel senso psicologico del termine.

È qualcosa di più inquietante.

Ha il volto del morto, la memoria del morto e spesso la voce del morto, ma non è più necessariamente la persona che gli altri ricordavano.

Ed è proprio qui che Grundy diventa quasi una dimostrazione vivente del concetto.

Grundy è già un personaggio costruito intorno alla domanda:

"Quanto di Cyrus Gold è rimasto dentro questo cadavere?"

L'anello nero aggiunge un'altra domanda:

"Quanto di Solomon Grundy è rimasto dentro questa resurrezione?"

Il risultato è perfettamente coerente con la logica di Blackest Night.

E c'è un altro elemento importante.

Grundy non è semplicemente resistente alla morte.

La morte è una delle sue condizioni normali di esistenza.

Muore.

Ritorna.

Cambia.

Muore di nuovo.

Ritorna nuovamente diverso.

Per la maggior parte dei personaggi DC, la resurrezione è un evento eccezionale.

Per Grundy è quasi una forma di biografia.

Ed è proprio questa la ragione per cui l'anello nero si adatta a lui meglio che a molti altri personaggi.

Un Superman trasformato in Lanterna Nera rappresenta una profanazione.

Un Batman trasformato in Lanterna Nera rappresenta una profanazione.

Un Green Lantern trasformato in Lanterna Nera rappresenta una profanazione particolarmente potente perché il cadavere di un rappresentante della vita, della volontà e della luce viene trasformato in uno strumento della morte.

Con Grundy il contrasto è diverso.

Grundy è già il confine.

Non appartiene completamente ai vivi.

Non appartiene completamente ai morti.

Non possiede una memoria stabile.

Non possiede una personalità stabile.

Non possiede nemmeno un'esistenza stabile.

L'anello nero non deve trasformare completamente la sua natura.

Deve soltanto darle una direzione.

E questo produce una conseguenza interessante.

Se Grundy fosse semplicemente un bruto morto, sarebbe una Lanterna Nera fisicamente potente ma narrativamente relativamente semplice.

Ma la storia di Grundy permette qualcosa di molto più sofisticato.

L'anello potrebbe sfruttare i frammenti emotivi e mnemonici che ancora collegano il cadavere alla sua vita precedente.

Potrebbe quindi presentare agli avversari un Grundy capace di parlare, ricordare, manipolare o riconoscere persone del passato.

E poi trasformarlo nuovamente in una creatura brutale.

Il terrore non deriverebbe soltanto dalla sua forza.

Deriverebbe dall'incertezza.

Chi è tornato questa volta?

È Cyrus Gold?

È Solomon Grundy?

È una delle molte personalità che il personaggio ha assunto nelle sue precedenti resurrezioni?

Oppure è semplicemente l'anello nero che utilizza ciò che rimane del cadavere?

Questa domanda è molto più interessante del semplice "quanto sarebbe forte?"

Perché i Black Lanterns funzionano proprio attraverso la manipolazione emotiva.

Non devono necessariamente batterti fisicamente.

Devono entrare nella tua memoria.

Usare contro di te ciò che hai perduto.

Mostrarti qualcuno che amavi.

Far parlare un morto con la voce che ricordavi.

E Grundy, paradossalmente, potrebbe essere uno dei casi più strani proprio perché potrebbe non sapere nemmeno quale persona dovrebbe fingere di essere.

Naturalmente esiste una precisazione fondamentale.

Essere morto non significa automaticamente essere una Lanterna Nera.

L'universo DC contiene un numero enorme di morti, fantasmi, non-morti, resurrezioni e personaggi che hanno attraversato più volte il confine fra vita e morte. L'anello nero non viene distribuito semplicemente secondo la formula "sei morto, quindi sei dentro".

Durante Blackest Night, il Black Lantern Corps è un sistema controllato da Nekron e alimentato dal potere della morte. Gli anelli selezionano e rianimano corpi, utilizzandoli come strumenti contro i viventi.

Grundy quindi non sarebbe una Lanterna Nera perché "ha diritto" all'anello.

Sarebbe una Lanterna Nera perché la sua natura lo rende un contenitore particolarmente compatibile con quel potere.

E infatti la DC lo ha utilizzato proprio in questo modo.

La cosa curiosa è che la sua appartenenza alla mitologia di Green Lantern non nasce nemmeno con Blackest Night.

Grundy è storicamente legato a Green Lantern perché una delle sue incarnazioni più celebri lo ha trasformato in un avversario ricorrente di Alan Scott, il primo Green Lantern.

Questo crea una simmetria quasi perfetta.

Green Lantern rappresenta la volontà.

Grundy rappresenta una forma di esistenza che sembra non avere più una volontà propria stabile.

Green Lantern cerca di imporre ordine attraverso la volontà.

Grundy ritorna dalla morte cambiando continuamente.

E quando l'anello nero entra nell'equazione, il contrasto diventa ancora più netto.

La Lanterna Verde dice: io esisto perché scelgo.

La Lanterna Nera dice: tu esisti perché io ti faccio tornare.

Grundy è sospeso esattamente fra queste due condizioni.

Ma c'è un'ultima ragione per cui il personaggio è particolarmente interessante.

Solomon Grundy permette alla DC di porre una domanda che normalmente i supereroi evitano:

quanto della nostra identità sopravvive quando tutto il resto viene distrutto?

Il corpo può sopravvivere.

La memoria può scomparire.

La personalità può cambiare.

I ricordi possono diventare frammenti.

Il nome può rimanere.

Ma se ogni resurrezione produce una persona diversa, possiamo ancora parlare della stessa persona?

Per Superman la domanda è quasi sempre irrilevante.

Per Batman anche.

Per Grundy è il personaggio.

Cyrus Gold muore.

Solomon Grundy nasce.

Grundy muore.

Grundy ritorna.

E ogni volta la domanda resta sospesa.

Chi è?

Non esiste una risposta definitiva.

Ed è precisamente questo che rende l'idea della Lanterna Nera così adatta a lui.

L'anello non gli darebbe semplicemente più potere.

Gli darebbe una funzione all'interno di una cosmologia costruita sulla morte.

E in quel contesto Grundy non sarebbe un intruso.

Sarebbe quasi il personaggio che era stato progettato per arrivare lì.

Non perché sia il più morto dei personaggi DC.

Ma perché, da sempre, la sua storia racconta una cosa molto più inquietante: morire non è necessariamente la fine di un'identità. A volte è il momento in cui quell'identità comincia a non sapere più cosa sia.

Cesio Endrizzi



sabato 3 ottobre 2026

QUALI PERSONAGGI DEI SIMPSON AVREBBERO MERITATO UNO SPIN-OFF?

 


La risposta dipende moltissimo da quando lo spin-off sarebbe stato realizzato.

Se qualcuno avesse posto questa domanda tra il 1995 e il 2001, quando The Simpsons era ancora una delle serie più innovative e influenti della televisione americana, avrei avuto diversi candidati. Nel 2026, invece, la mia risposta sarebbe molto più semplice: probabilmente nessuno.

Non perché Springfield sia rimasta senza personaggi interessanti. Al contrario, uno dei grandi punti di forza dei Simpson è sempre stato quello di riuscire a costruire personaggi secondari riconoscibili con pochissimo tempo sullo schermo.

Il problema è un altro.

Uno spin-off deve avere una ragione per esistere.

Negli anni Novanta, alcuni personaggi avevano una combinazione abbastanza forte di personalità, ambientazione e possibilità narrative da poter sostenere una serie autonoma.

Troy McClure era probabilmente uno dei candidati migliori.

Era un attore fallito che viveva di vecchi film, pubblicità assurde e apparizioni televisive sempre più imbarazzanti. La sua caratteristica più divertente era che continuava a comportarsi come se fosse una grande star anche quando era evidente a tutti gli altri che la sua carriera era praticamente finita.

Con Phil Hartman, inoltre, il personaggio possedeva qualcosa di difficilissimo da replicare: una voce e una presenza comica immediatamente riconoscibili.

Uno spin-off avrebbe potuto trasformarlo in una specie di commedia hollywoodiana ambientata tra audizioni, agenti, produttori senza scrupoli e celebrità decadute.

Non sarebbe stato necessario portarlo continuamente a Springfield.

Anzi, sarebbe stato meglio il contrario.

Il suo mondo era già lì, appena fuori dall'inquadratura.

Patty e Selma avrebbero potuto funzionare per una ragione completamente diversa.

Le due sorelle di Marge erano praticamente una sitcom già pronta. Il loro matrimonio fallimentare, la loro ossessione per le sigarette, il loro lavoro al Department of Motor Vehicles, il loro pessimismo cronico e la loro capacità di trasformare qualsiasi situazione in una lamentela offrivano materiale sufficiente per una commedia familiare piuttosto cattiva.

E soprattutto avevano una dinamica interna.

Non erano semplicemente due copie dello stesso personaggio.

Patty e Selma potevano stare insieme per venti minuti senza bisogno di Homer, Bart o Marge.

Questo è un requisito fondamentale per uno spin-off.

Il personaggio deve poter sopravvivere quando gli togli la serie madre.

Seymour Skinner sarebbe stato un altro candidato naturale.

La scuola elementare di Springfield conteneva già un universo di personaggi: Skinner, Edna Krabappel, Willie, Chalmers, Bart, Lisa, gli insegnanti, gli studenti e i genitori.

Ma uno spin-off su Skinner avrebbe avuto un vantaggio particolare: il personaggio possedeva una doppia identità.

Era il preside apparentemente autoritario e professionale che cercava disperatamente di mantenere l'ordine, ma era anche un uomo dominato dalla madre e incapace di prendere il controllo della propria vita.

Quella contraddizione poteva sostenere una serie.

Apu sarebbe stato un candidato ancora più evidente, anche se oggi la questione sarebbe molto più complicata. Il personaggio era stato costruito intorno al Kwik-E-Mart e alla vita di un immigrato che cercava di costruirsi una posizione a Springfield. Una serie autonoma avrebbe potuto sviluppare la sua famiglia, il negozio e la comunità sud-asiatica della città.

Ma una produzione contemporanea dovrebbe affrontare seriamente il problema della rappresentazione e del casting. Se si decidesse di recuperare il personaggio, la scelta di un interprete sud-asiatico sarebbe una conseguenza abbastanza naturale del dibattito che ha accompagnato Apu negli ultimi anni.

E poi c'era il Dottor Nick Riviera.

"Hi, everybody!"

"Hi, Doctor Nick!"

Probabilmente non avrebbe avuto bisogno di molto altro.

Il problema, però, è che questi personaggi appartengono a una particolare epoca dei Simpson.

Non soltanto perché erano divertenti.

Perché erano funzionali a una serie che in quel momento possedeva ancora una quantità enorme di energia creativa.

Uno spin-off nato negli anni Novanta avrebbe potuto sfruttare quella stessa energia e trasferirla in un ambiente diverso.

Uno spin-off prodotto oggi dovrebbe invece confrontarsi con quarant'anni di storia, centinaia di personaggi, decine di stagioni e un pubblico che conosce ormai praticamente ogni meccanismo della serie.

Il problema non è che non esista più materiale.

È quasi il contrario.

Ce n'è troppo.

E questo rende difficile creare la sensazione di scoperta che aveva caratterizzato i Simpson nella loro epoca migliore.

C'è inoltre una questione ancora più importante: Phil Hartman.

La morte di Hartman nel 1998 eliminò non soltanto Troy McClure, ma anche Lionel Hutz, uno dei personaggi secondari più straordinari della serie.

Gli autori decisero di ritirare entrambi i personaggi per rispetto dell'attore.

È una delle poche occasioni in cui la storia reale della televisione ha avuto un effetto irreversibile sulla storia di Springfield.

Ed è impossibile immaginare uno spin-off di Troy McClure senza Hartman.

Non sarebbe semplicemente un recasting.

Sarebbe un altro personaggio.

Ed è probabilmente giusto che Troy sia rimasto lì, congelato nel momento in cui era ancora interpretato da Hartman.

Questo ci porta alla seconda parte della domanda: nel 2026 qualcuno dovrebbe ricevere uno spin-off?

La mia risposta è no.

Non perché non esistano personaggi capaci di sostenere una storia autonoma, ma perché il problema oggi non è trovare un personaggio interessante.

È trovare una ragione convincente per separarlo dai Simpson.

E questa è una distinzione importante.

Uno spin-off non dovrebbe essere semplicemente "un'altra serie con un personaggio che conosciamo già".

Dovrebbe avere una propria identità.

Frasier funzionò perché prese un personaggio di Cheers e lo trasferì in un ambiente completamente diverso, costruendogli intorno una nuova dinamica familiare e professionale.

Better Call Saul non fu semplicemente "altre avventure di Saul Goodman". Cambiò ritmo, prospettiva, tono e struttura narrativa.

Uno spin-off dei Simpson oggi avrebbe bisogno di qualcosa di altrettanto forte.

E non sono sicuro che serva.

La cosa ironica è che Springfield contiene ancora abbastanza materiale per produrre decine di serie.

Il problema è che questo non significa che dovrebbe farlo.

A volte un personaggio secondario funziona meglio proprio perché rimane secondario.

Troy McClure era divertente perché appariva, dominava la scena per qualche minuto e poi scompariva.

Il Dottor Nick era divertente perché entrava, pronunciava una frase, faceva qualcosa di completamente irresponsabile e usciva.

Patty e Selma funzionavano perché erano una parte velenosa della vita di Marge, non perché dovessero necessariamente diventare il centro dell'universo.

Espandere un personaggio non significa automaticamente migliorarlo.

A volte significa semplicemente consumarlo.

Ed è questo che mi fa preferire, oggi, l'idea di lasciare in pace Springfield.

Non serve necessariamente un nuovo spin-off.

Non serve neppure trasformare ogni personaggio secondario in una proprietà intellettuale autonoma.

La televisione moderna ha sviluppato una certa ossessione per l'espansione dei franchise: prequel, sequel, spin-off, remake, reboot, origin story. Ma un personaggio può essere perfettamente riuscito senza dover diventare il protagonista di una nuova serie.

I Simpson hanno già avuto quasi quarant'anni per raccontare Springfield.

Forse la cosa più rispettosa da fare sarebbe lasciare che alcuni dei loro personaggi rimangano esattamente dove li abbiamo incontrati.

Troy McClure sullo schermo per qualche minuto.

Lionel Hutz che cerca disperatamente un cliente.

Patty e Selma con una sigaretta in mano.

Il Dottor Nick che sorride davanti a un paziente terrorizzato.

E Phil Hartman dietro tutto questo.

A volte uno spin-off migliore è quello che non viene mai realizzato.

Cesio Endrizzi