C'è un momento, nella vita di ogni supereroe, in cui si guarda indietro. Le ossa rotte sono troppe. Gli amici morti sono troppi. Il peso del mantello – a volte letterale – diventa insostenibile. E allora smettono. Si ritirano. Spariscono. Lasciano il posto a qualcun altro.
Ma il "qualcun altro", a volte, è più vicino di quanto si pensi.
I figli dei supereroi. La generazione che non ha scelto il potere, ma l'ha ereditato. Non hanno avuto l'aracnide radioattiva, il siero del supersoldato, il fulmine sul laboratorio. Hanno avuto un padre. O una madre. E quella è stata la loro origine. La più semplice. E la più complicata.
La linea Marvel MC2 – e altri universi paralleli – ci ha mostrato cosa succede quando i leggendari si ritirano e i loro figli prendono il posto. Non è sempre una storia di gloria. Spesso è una storia di fatica. Di confronto. Di inadeguatezza. Di "non sarò mai all'altezza".
Ma a volte, ogni tanto, i figli superano i genitori. E lì, la storia diventa qualcosa di nuovo.
Spider-Girl. La ragazza che doveva dimostrare di essere all'altezza.
May "Mayday" Parker. Figlia di Peter e Mary Jane. In un universo in cui Peter ha perso una gamba in battaglia e si è ritirato, May scopre di avere gli stessi poteri del padre. Forza, agilità, senso di ragno, adesione ai muri.
Non è una scelta. È una condanna. Perché essere la figlia di Spider-Man significa essere paragonata a Spider-Man. Sempre. Ogni volta che lancia una ragnatela, ogni volta che sconfigge un nemico, ogni volta che fallisce, c'è qualcuno che dice: "Tuo padre l'avrebbe fatto meglio".
Mayday non si arrende. Diventa Spider-Girl. Non per sostituire il padre, ma per onorarlo. E forse – dico forse – per superarlo un giorno.
La serie è durata oltre cento numeri. Un record, per un personaggio nato come "figlia di". E la ragione è semplice: Mayday non era una copia. Era Peter Parker con la testa sulle spalle e la voglia di dimostrare. E i lettori l'hanno amata per questo.
Wolverine si moltiplica. Non sempre con successo.
Wolverine ha più figli e cloni di quanti ne possa ricordare. Alcuni interessanti. Altri dimenticabili. Ma due, almeno, meritano attenzione.
X-23, Laura Kinney. Clone femminile di Wolverine. Creata in laboratorio per essere un'arma. Artigli adamantiosi, fattore rigenerante, sensi potenziati. Ma a differenza di Logan, Laura ha avuto un'infanzia rubata. Non ha scelto di essere un'arma. L'hanno fatta diventare tale.
Oggi Laura ha preso il mantello di Wolverine. Lo indossa a modo suo. Meno rabbia, più controllo. Ma altrettanta ferocia quando serve.
Wild Thing, Rina Logan. Figlia di Wolverine ed Elektra. Il meglio – e il peggio – di entrambi. Artigli d'energia, non adamantio. Più leggeri, più veloci, forse più letali. Sensi ipersviluppati. Fattore rigenerante. E dalla madre: l'addestramento da ninja, la telepatia tattica, la capacità di muoversi nell'ombra.
Rina è pericolosa in modo diverso da Logan. Non è una bestia. È un'ombra che colpisce. E quando colpisce, non lascia traccia.
Poi c'è Jimmy Hudson, Kid Wolverine. Figlio naturale di Wolverine, con un'aggiunta: assorbe metalli nel corpo, ricoprendo scheletro e artigli. Dopo essere stato infettato da alieni Poison, ha sviluppato tentacoli e spine. Roba da incubo.
E alla fine del mondo, c'è Rancor. Discendente di Wolverine nel 31° secolo. Solo il nome dice già tutto.
I figli di Thor. Quando il sangue di un dio non basta.
Thor ha due figlie degne di nota.
Thena Thorsdóttir, figlia di Thor e Thena degli Eterni. Poteri di entrambi portati a un livello estremo. Volo, superforza, controllo degli elementi. Più le abilità eterne di sua madre. Una dea al quadrato.
Torunn Thorsdóttir, figlia di Thor e Sif. Poteri di entrambi, più la capacità di assorbire energia. Non solo lanciare fulmini – assorbire qualsiasi energia intorno e restituirla. Un potere che la rende potenzialmente più forte del padre. Se impara a controllarlo.
Entrambe hanno un problema comune: l'ombra di Thor è lunga. Essere figlia del dio del tuono significa che ogni tuo successo è "dovuto", ogni tuo fallimento è "deludente". Non è facile portare un martello che ha già ucciso giganti.
I figli di Capitan America. Il simbolo è più pesante dell'adamantio.
Steve Rogers non ha avuto molti figli "canonici". Ma quelli che ha avuto, pesano.
James Rogers, figlio di Capitan America e Vedova Nera. Super soldato come il padre, spia come la madre. Non uno scudo fisico – uno scudo energetico. Più leggero, più versatile, più tecnologico. James è l'incarnazione del nuovo secolo: non più il patriottismo della Seconda Guerra, ma l'efficienza fredda della guerra asimmetrica.
American Dream, Shannon Carter. Figlia di Steve Rogers e Sharon Carter. Scudo, gadget letali, addestramento da agente. Il nome già dice tutto: non copia il sogno americano, lo incarna. Ma in un'epoca in cui il sogno è più sfumato, anche lei è più sfumata.
Crusader, Sarah Rogers. Figlia di Steve Rogers e Rouge (sì, Rouge degli X-Men). In un universo alternativo. Forza da 50 tonnellate, volo, resistenza sovrumana. E – dettaglio non trascurabile – si è dimostrata degna di impugnare Mjolnir. Non il padre. Lei. Capitan America con il martello di Thor. Ditemi voi se non è un'evoluzione.
Danielle Cage, figlia di Luke Cage e Jessica Jones. In un futuro alternativo, diventa il prossimo Capitan America. Poteri di entrambi i genitori – pelle indistruttibile, superforza, volo limitato – più addestramento di suo zio Danny Rand, Iron Fist. Arti marziali mistiche di K'un-Lun. Le hanno dato il meglio di ogni mondo.
I figli di Magneto. Il potere non si sceglie.
Polaris, Lorna Dane. Figlia naturale di Magneto. Stessi poteri: magnetismo, volo, controllo dei metalli. Ma con una differenza: Lorna non è cresciuta con l'odio. Non ha visto i campi di concentramento. Non ha giurato vendetta sull'umanità. Il suo magnetismo è più freddo, più calcolatore. Ma non meno potente.
In alcuni futuri, Lorna diventa più forte di suo padre. Perché il potere senza rancore, a volte, è più lucido. E la lucidità vince sulla rabbia.
I figli di Wanda Maximoff. Quando la magia diventa spaventosa.
Wanda ha due gemelli, Billy e Tommy. E se la madre è già una delle più potenti stregonerie della Terra, i figli sono… di più.
Wiccan, Billy Maximoff. Telepatia, proiezione astrale, controllo della realtà. Ma non come sua madre, che ancora usa incantesimi, formule, focus. Billy fa le cose con la volontà. Pensa, e accade. È così potente che nei futuri alternativi diventa il Demiurgo – una creatura cosmica in grado di riscrivere le leggi della magia. Non una stregoneria. La magia stessa.
Speed, Tommy Maximoff. Velocità come suo zio Quicksilver. Ma aggiunge esplosioni di energia. Non solo correre. Correre e detonare. È un modo diverso di usare la velocità: non per arrivare primo, ma per lasciare il segno.
E poi c'è Nocturne, Talia Wagner. Figlia di Nightcrawler e Wanda. Teletrasporto del padre, possessione della madre. Può possedere qualcuno per 24 ore, e mentre lo fa, ha accesso ai suoi poteri. Inoltre genera campi di forza in cui altera le leggi della fisica. Roba da scenari apocalittici.
Franklin Richards. Il più potente. E il più triste.
E poi c'è Franklin. Franklin Richards. Figlio di Reed Richards e Susan Storm.
Non ha i poteri dei Fantastici 4. Ha poteri che i Fantastici 4 non possono nemmeno comprendere. Franklin è un mutante di livello Omega. Può alterare la realtà. Può creare universi. Può distruggerli. Nei futuri alternativi, diventa una delle entità più potenti della Marvel – in grado di rivaleggiare con il Tribunale Vivente e l'Infinito.
Eppure, Franklin è anche il più triste di tutti. Perché il suo potere è troppo grande per essere felice. Non può avere amici normali. Non può avere una vita normale. Non può nemmeno morire normalmente. Ogni volta che usa il suo potere, sa che sta rischiando di rompere qualcosa. E più cresce, più impara a non usarlo.
Il figlio più potente della Terra è anche il più inerme. Per scelta.
Cable. Il soldato del futuro. E del dolore.
Nathan Summers. Figlio di Ciclope e Madelyne Pryor (clone di Jean Grey). Telepate e telecineta di livello inimmaginabile. In teoria, potrebbe spostare un pianeta dalla sua orbita. Ma usa il 99% del suo potere per tenere sotto controllo un virus tecnorganico che gli sta mangiando il corpo.
Cable è stato allevato nel futuro. Ha combattuto guerre che nessuno ricorderà. Ha visto i suoi amici morire centinaia di volte. Ha perso un occhio, un braccio, pezzi di anima. Eppure continua.
Non è il figlio più potente. È il più duro. E c'è differenza.
Cosa cambia, nei figli.
I figli dei supereroi non sono solo "versioni giovani". Hanno qualcosa che i genitori non avevano: il confronto.
Peter Parker non aveva un padre supereroe da cui misurarsi. Era solo. Doveva imparare tutto da zero. Mayday, invece, ha un padre che le dice: "Stai attenta, non fare i miei stessi errori". È un vantaggio e una prigione.
Wolverine non ha mai avuto un modello. Era un animale che imparava a essere uomo. Laura, invece, ha un modello. E quel modello le ha trasmesso non solo i poteri, ma anche le cicatrici. A volte le cicatrici si ereditano più facilmente dei poteri.
Capitan America era un simbolo prima di essere un uomo. I suoi figli, invece, sono umani prima di essere simboli. Devono scegliere di indossare lo scudo. E la scelta, a volte, è più difficile della battaglia.
Franklin Richards ha un potere che suo padre non capisce. E questa è la sua condanna. Non avere nessuno che possa davvero insegnargli a usarlo.
I figli dei supereroi non sono meglio o peggio dei genitori. Sono diversi. Hanno ereditato non solo i poteri, ma anche i traumi, le aspettative, i fallimenti. Devono confrontarsi non con un nemico, ma con un fantasma. Quello del padre. O della madre.
Alcuni lo superano. Altri no. Altri ancora imparano a convivere.
Ma una cosa è certa: quando un figlio indossa il mantello del genitore, non lo fa per sostituirlo. Lo fa per continuare. Per dire: "Quello che hai iniziato, io lo finirò".
E a volte – ogni tanto – ci riesce.
Non perché sia più forte. Perché ha avuto il coraggio di provarci. Sapendo che, se fallisce, cadrà l'ombra di due generazioni. Non solo la sua.