Una delle immagini più sorprendenti di Thor è quella di Loki che, per pochi istanti, smette di sembrare un principe di Asgard e rivela la propria natura di Gigante di Ghiaccio: pelle blu, occhi rossi, corpo gigantesco. Ma la spiegazione più diffusa secondo cui Odino avrebbe trasformato permanentemente un neonato blu in un Asgardiano attraverso un incantesimo specificamente progettato per proteggerlo non è esattamente ciò che il Marvel Cinematic Universe mostra.
Nel film Thor del 2011, la verità è più semplice e, per certi versi, più interessante. Loki è figlio biologico di Laufey, re dei Giganti di Ghiaccio di Jotunheim. Dopo la guerra tra Asgard e i Giganti, Odino trova il bambino abbandonato. Loki è molto più piccolo degli altri Jotnar e Laufey lo ha lasciato morire. Odino lo porta ad Asgard e lo cresce come proprio figlio insieme a Thor. Marvel stessa descrive Loki come il figlio di Laufey, abbandonato a causa delle sue dimensioni insolitamente ridotte, e spiega che Odino lo prese con sé per allevarlo come principe di Asgard.
Il dettaglio fondamentale è che il film non stabilisce che Odino abbia lanciato su Loki un incantesimo destinato a trasformarne definitivamente la fisiologia. È una spiegazione molto popolare tra i fan, ma non è una regola esplicitamente stabilita dal canone cinematografico.
Quello che vediamo sullo schermo è invece che Loki possiede una particolare condizione magica: quando entra in contatto con il potere del Casket of Ancient Winters, l'artefatto dei Giganti di Ghiaccio custodito da Odino, la sua pelle diventa blu e il suo aspetto cambia immediatamente. È proprio questo evento a rivelargli che qualcosa nella sua identità non è quello che gli è stato raccontato.
Ed è qui che la questione smette di essere soltanto estetica.
Loki non scopre semplicemente di avere un altro colore della pelle. Scopre di essere appartenuto al popolo che Asgard considera uno dei propri nemici storici. Fino a quel momento aveva passato la vita cercando di capire perché fosse diverso da Thor: meno forte fisicamente, più interessato alla magia, più incline all'astuzia. Improvvisamente scopre che la differenza non è soltanto caratteriale. È biologica e genealogica.
Marvel descrive esplicitamente il momento in cui Loki comprende la propria origine: durante la visita a Jotunheim, il contatto con un Gigante di Ghiaccio non gli provoca dolore, a differenza di quanto dovrebbe accadere a un Asgardiano. Loki si convince quindi di essere stato ingannato per tutta la vita e interpreta la propria origine come la prova che la sua famiglia lo consideri un mostro.
Questa è una delle ragioni per cui la forma blu ha un significato narrativo molto più forte di quello di una semplice “forma alternativa”.
Loki è cresciuto ad Asgard. È stato educato come principe. Frigga gli ha insegnato la magia. Odino è stato suo padre per tutta la sua infanzia. Thor è stato suo fratello. La sua identità, quindi, non è costruita semplicemente sul sangue: è costruita sull'educazione ricevuta.
Quando scopre di essere un Jotun, Loki non reagisce dicendo: “Finalmente ho scoperto chi sono”. Reagisce cercando disperatamente di dimostrare di appartenere ad Asgard.
E questo rende ancora più significativo il fatto che continui ad apparire nella sua forma abituale. Non perché esista necessariamente un enorme incantesimo permanente che deve continuamente mantenere attivo, ma perché Loki è stato formato come Asgardiano e considera Asgard la propria casa e la propria identità. La sua magia, inoltre, gli permette di manipolare il proprio aspetto: Marvel attribuisce esplicitamente al personaggio capacità di metamorfosi e persino di riorganizzazione molecolare.
C'è poi un particolare che spesso viene dimenticato. La forma blu non scompare semplicemente perché Loki “si vergogna”. Quando utilizza il Casket, il cambiamento è involontario. Questo dimostra che il suo aspetto normale non è semplicemente il risultato di un trucco cosmetico. Il personaggio possiede una relazione magica con la propria forma fisica molto più complessa.
E infatti il MCU non tratta Loki come qualcuno che debba necessariamente scegliere una volta per tutte tra due corpi. Loki è, per definizione, un personaggio legato alla trasformazione, all'inganno e alla manipolazione dell'apparenza. La sua stessa capacità di cambiare forma è parte integrante dei suoi poteri.
La versione alternativa mostrata in What If...? rende comunque evidente quanto contino l'ambiente e l'educazione. In un universo alternativo nel quale Loki cresce a Jotunheim invece di essere portato ad Asgard, il rapporto con la propria origine è completamente diverso. Non deve scoprire di essere un Gigante di Ghiaccio: cresce sapendo di esserlo.
La differenza è enorme. Nel Loki della linea temporale principale, la rivelazione della pelle blu rappresenta una frattura dell'identità. Nel contesto alternativo, l'appartenenza a Jotunheim non è una rivelazione traumatica, ma la normalità.
Ed è probabilmente questo il punto più interessante dell'intera questione. Loki non nasconde semplicemente un corpo blu sotto una pelle asgardiana. Nasconde una parte della propria storia che per gran parte della sua vita non ha saputo nemmeno di possedere.
La forma del Gigante di Ghiaccio, quindi, funziona quasi come una radiografia dell'identità del personaggio. Quando appare, non stiamo soltanto guardando “il vero Loki”. Stiamo guardando la parte di Loki che Asgard gli ha impedito di conoscere.
E c'è una sottigliezza importante: non è corretto dire che la forma blu sia necessariamente la sua unica “vera forma” e quella asgardiana una semplice maschera. Loki è il figlio biologico di Laufey, ma è anche il figlio cresciuto da Odino e Frigga. È un Jotun per nascita e un Asgardiano per educazione. La contraddizione non è un errore della storia: è precisamente il cuore del personaggio.
Loki non è diviso tra due identità perché non sa quale scegliere.
È diviso perché, nel suo caso, entrambe sono vere.
Cesio Endrizzi