Ti sei mai chiesto perché, quando vai
al cinema, le supereroine sembrano uscite da un catalogo di
abbigliamento tecnico, mentre nei fumetti sembrano uscite da un
catalogo di intimo? La risposta è semplice. E sporca. Ed è tutta
politica.
Ti rispondo a punti. Perché i punti
aiutano a non perdersi nel puttanaio.
1. Il maschilismo degli anni in cui
sono nate.
Le prime supereroine sono state create
in un'epoca dove il maschilismo non era solo padrone – era l'unico
dio. Anni '40, '50, '60. Donne in cucina. Donne in sottoveste. Donne
che aspettavano il marito a cena con il rossetto e le pantofole. E i
fumetti, specchio marcio della società, riflettevano quello specchio
marcio.
Power Girl. Quella con il seno
che sfonda la maglietta. Giuro, non è una mia esagerazione: il
personaggio è stato disegnato con un buco sul petto per far vedere
la scollatura. E la scusa? "È il simbolo della sua famiglia".
Ma quale famiglia. Era un buco. Per vedere le tette.
Poison Ivy. Vegetale, sì, ma
con un body che lasciava immaginare tutto e di più. La Vedova
Nera nei primi fumetti? Un body nero aderente che sembrava
dipinto sulla pelle. E l'addestramento da spia? La lotta?
L'intelligenza? Quelle venivano dopo. Prima veniva il culo.
E questo discorso non vale solo per i
fumetti. Vale anche per i videogiochi. Guarda le armature. Per i
personaggi maschili: pompatissime, enormi, coperte di piastre,
chiodi, spallacci. Sembrano armadi blindati. Per le donne: un bikini
di metallo, gli stivali alti, e via. "Sì, è un'armatura,
protegge". Protegge cosa? Il capezzolo sinistro? Il resto è
all'aria.
2. I costumi degli anni '60 oggi non
stanno in piedi.
Non è fattibile mettere nel 2021 un
costume disegnato nel 1963. E questo vale anche per i maschi,
attenzione. Ma con le donne il problema è più evidente, perché il
salto è più grande.
Hai visto WandaVision? L'episodio in
cui i due protagonisti indossano i costumi originali dei fumetti?
Quanto stonavano? Sembravano usciti da una festa in maschera di
paese, non da una serie Marvel da 25 milioni di dollari a episodio.
Un conto è disegnare. Su carta, un
body aderente può essere elegante, dinamico, fumettoso. Un conto è
crearlo fisicamente, o in CGI, e metterlo su un'attrice in carne e
ossa. La carta non arrossisce. La carta non ha le curve che si
incastrano male. La carta non deve camminare, combattere, sudare,
piegarsi. La carta sta lì, ferma, bella, bugiarda.
I costumi di oggi devono avere come
base una raffigurazione di evoluzione tecnologica. Tessuti che
sembrano tessuti ma non lo sono. Armature che sembrano leggere ma
pesano. Design che devono funzionare davanti a una telecamera che
inquadra ogni centimetro. Negli anni '60 non c'era questo obiettivo.
C'erano quattro disegnatori con la matita e l'acquaforte.
3. Il casino che ne verrebbe fuori.
Ti immagini se quasi ogni supereroina
venisse immessa nei film sessualizzandola come nei fumetti? Sarebbe
un massacro. Non uno dei quali. Un massacro.
Periodo storico: #MeToo. Black Lives
Matter. Parità di genere. Diritti civili. La sensibilità è
cambiata. E per fortuna, aggiungo. Perché le ragazze di oggi – e
anche i ragazzi – meritano di vedere eroine che non siano solo
oggetti del desiderio.
Qualche anno fa uscì fuori un casino
pazzesco per una copertina della DC Comics. Joker e Batgirl. Batgirl
era a terra, apparentemente morta, e il Joker la guardava. La
copertina fu giudicata sessista, violenta, di cattivo gusto. Molti
dissero: "È solo una copertina, è un fumetto, non è reale".
Altri dissero: "Sì, ma è l'ennesima immagine di una donna in
pericolo, a terra, sconfitta, mentre l'uomo ride".
Dove vedi il sessismo in questa
immagine? Dipende da dove guardi. Se guardi con gli occhi di un uomo
cresciuto negli anni '80, forse non vedi niente. Se guardi con gli
occhi di una ragazza che ha subito violenza, vedi tutto.
Il punto non è che ogni copertina è
sessista. Il punto è che per decenni, la rappresentazione delle
donne nei fumetti è stata fatta da uomini, per uomini, con il
cazzillo in mano. E ora che le donne hanno preso la parola, si sta
cercando di riparare. Male, forse. Tardi, sicuramente. Ma si sta
cercando.
4. La desessualizzazione.
Fortunatamente.
Negli ultimi anni, con il boom dei
cinecomics, quante figure femminili sono state desessualizzate?
Tante. Quasi tutte. E non è una perdita. È un guadagno.
Guarda Supergirl. Nei fumetti:
gonna, stivali, scollatura, vita da vespa. Nella serie televisiva:
tuta, stivali combat, niente scollatura, niente gonna. E non è meno
bella. Anzi, è più credibile. Sembra qualcuno che potrebbe davvero
prenderti a pugni senza cadere.
Guarda Black Widow. Nei fumetti: body
nero aderente, tacchi a spillo (sì, tacchi a spillo per una spia,
perché quando insegui un terrorista è fondamentale avere il tacco
dodici), scollatura profonda. Nei film: tuta tecnica, stivali piatti,
niente scollatura, niente curve esagerate. Sembra una soldatessa, non
una spogliarellista.
E cosa è cambiato? La storia.
Finalmente. Perché Black Widow non è più "la figa del gruppo"
che fa le capriole e guarda gli uomini combattere. È una donna con
un passato, un presente, una redenzione. Ha una storia. E la sua
storia non è "guarda come sono sexy". La sua storia è
"guarda cosa ho passato".
5. Il politically correct. L'unico
beneficio.
E secondo me – dico la mia, me la
assumo – questo è stato uno dei pochi benefici del politically
correct che stiamo vivendo in questi anni. Non l'unico. Ma uno dei
pochi.
Perché il politically correct, quando
è fatto bene, non è censura. È evoluzione. È rendersi conto che
certe rappresentazioni feriscono, e che si può fare meglio. Avere
supereroine usate non per far vedere i loro corpi, ma per far
raccontare loro una storia: la loro storia.
E non è che i personaggi maschili non
siano sessualizzati. Certo che lo sono. Thor senza maglietta. Capitan
America senza maglietta. Batman senza maglietta, nei film di Nolan,
con quei pettorali che sembrano due proiettili. Ma è diverso. Perché
la sessualizzazione maschile è ancora vista come potere. La
sessualizzazione femminile è ancora vista come concessione.
Quando un uomo si spoglia, è forte.
Quando una donna si spoglia, è disponibile.
Questa è la differenza. E finché
questa differenza esiste, il politically correct nei costumi delle
supereroine non è solo giusto. È necessario.
I costumi delle supereroine nei film
sono diversi perché l'epoca è diversa. Siamo passati dagli anni '60
ai '70, dagli '80 ai '90, dal 2000 al 2021. La società è cambiata.
Le donne hanno preso la parola. I maschi hanno imparato ad ascoltare
– alcuni, non tutti.
I costumi di oggi non sono meno belli.
Sono meno ridicoli. E questa, per me, è una vittoria.
Quando vedo una bambina vestita da
Captain Marvel, non la vedo che cerca di sembrare sexy. La vedo che
cerca di sembrare potente. E quello, cazzo, è un progresso.
Se tua figlia vuole vestirsi da Wonder
Woman, non le compri il costume con la gonna che si alza e la
scollatura che arriva all'ombelico. Le compri quello con l'armatura,
lo scudo, la spada. Perché tua figlia non vuole essere desiderata.
Vuole essere rispettata. E forse – dico forse – vuole anche
prenderti a calci nel culo.
Lasciala fare. È il futuro.