Nel dibattito eterno tra Marvel e DC Comics, poche domande accendono gli animi dei lettori come questa: esiste davvero un personaggio Marvel in grado di distruggere, da solo, l’intero universo DC? È una questione che va oltre il semplice confronto di poteri e statistiche, e tocca il cuore stesso della narrazione supereroistica, dove cosmologia, metafisica, continuità editoriale e filosofia del potere si intrecciano. Ridurre il problema a un “chi è più forte” significa fraintendere il linguaggio dei fumetti e il modo in cui questi universi sono costruiti.
Per rispondere in modo rigoroso occorre prima chiarire un punto fondamentale: Marvel e DC non condividono le stesse regole ontologiche. I loro universi funzionano secondo logiche narrative diverse, con gerarchie cosmiche, concetti di infinito e strutture del multiverso che non sono direttamente sovrapponibili. Qualsiasi risposta netta, quindi, non può che essere parziale. Tuttavia, analizzando i personaggi più potenti della Marvel, è possibile capire se qualcuno, almeno teoricamente, possieda gli strumenti per annientare l’intero pantheon DC.
La parola chiave è “da solo”. Nei crossover ufficiali – da JLA/Avengers fino agli eventi minori – gli scontri sono sempre mediati da equilibri editoriali. Nessun editore permetterà mai che il proprio universo venga spazzato via senza contropartite. Ma se sospendiamo l’equilibrio commerciale e guardiamo alla coerenza interna dei personaggi, il discorso cambia.
Distruggere l’universo DC non significa sconfiggere Superman o Batman. Significa affrontare entità come The Presence, The Source, Lucifer Morningstar, Michael Demiurgos, il Time Trapper, e soprattutto il concetto stesso di narrazione incarnato da figure come The Writer o Perpetua. L’universo DC non è solo fisico: è metafisico, simbolico, spesso apertamente teologico.
Il primo nome che viene spontaneo è The One-Above-All, la massima entità della Marvel. È l’equivalente funzionale del Dio assoluto: onnipotente, onnisciente, onnipresente. In teoria, non esiste nulla al di sopra di lui. Se applicassimo una logica puramente astratta, One-Above-All potrebbe distruggere qualsiasi cosa, incluso l’universo DC.
Ma qui emerge il problema centrale: One-Above-All non è un personaggio operativo. Non combatte, non conquista, non agisce come forza distruttiva. È una rappresentazione meta-narrativa dell’autore e del lettore, simile – ma non identica – a The Presence in DC. Metterli uno contro l’altro significherebbe ammettere che un editore possa “uccidere” il concetto di autore dell’altro. È un paradosso più filosofico che narrativo.
Un candidato molto più interessante è Owen Reece, Molecule Man. Dopo Secret Wars (2015), scopriamo che ogni Molecule Man del multiverso è una bomba cosmica, creata dai Beyonders per distruggere la realtà. Owen non è semplicemente potente: è strutturalmente legato all’esistenza del multiverso Marvel.
Un Molecule Man pienamente consapevole e senza vincoli morali potrebbe, teoricamente, riscrivere le leggi fondamentali della realtà DC, smontandola a livello molecolare, temporale e concettuale. Tuttavia, anche qui c’è un limite: la DC non è governata dalle stesse leggi fisiche della Marvel. Personaggi come Dr. Manhattan dimostrano che l’universo DC reagisce in modo diverso alla manipolazione della realtà.
Franklin Richards è spesso citato come l’essere più pericoloso dell’universo Marvel. Ha creato universi tascabili, resuscitato Galactus, riscritto linee temporali. A pieno potenziale, Franklin è una divinità creatrice.
Potrebbe distruggere l’universo DC? Forse. Ma la sua forza è intimamente legata all’immaginazione, all’emozione, alla crescita. In DC esistono entità che vivono al di fuori del concetto stesso di universo, come la Sfera degli Dei o il Monitor Sphere. Franklin potrebbe dominare il piano materiale, ma sarebbe impotente contro entità che esistono come funzioni narrative o archetipi eterni.
Quando si parla di distruzione totale, Thanos con il Cuore dell’Universo merita una menzione speciale. In quella forma, Thanos diventa uno con la totalità dell’esistenza Marvel, superando persino Living Tribunal. È probabilmente la versione più “onnipotente” mai vista di un personaggio operativo.
Eppure, anche in questo caso, il potere di Thanos è contestuale. Il Cuore dell’Universo è legato alla cosmologia Marvel. Trasportarlo nell’universo DC significherebbe strapparlo dal suo contesto ontologico. In altre parole: il suo potere potrebbe non “agganciarsi” alla struttura della realtà DC.
La differenza più profonda tra Marvel e DC non è la potenza dei personaggi, ma il modo in cui l’universo reagisce alle minacce. L’universo DC è costruito come mitologia, non come sistema scientifico. Quando arriva una minaccia assoluta, la realtà stessa genera contromisure: nuovi dei, reboot, crisi.
Eventi come Crisis on Infinite Earths, Final Crisis e Dark Nights: Metal mostrano chiaramente che la DC considera la distruzione non come una fine, ma come una fase del ciclo cosmico. Qualsiasi personaggio Marvel, per quanto potente, si troverebbe a combattere non solo contro eroi e villain, ma contro la logica mitopoietica dell’universo DC stesso.
Esiste un personaggio Marvel capace di distruggere l’intero universo DC da solo? La risposta onesta è no, non in modo definitivo e coerente. Alcuni personaggi Marvel – One-Above-All, Molecule Man, Franklin Richards, Thanos al massimo potenziale – potrebbero devastare porzioni immense della realtà DC, forse persino annientare il multiverso materiale. Ma distruggere la DC nel suo insieme significherebbe eliminare concetti, archetipi e strutture narrative che esistono al di là della forza bruta.
In ultima analisi, il vero vincitore di questo confronto non è un personaggio, ma una verità spesso dimenticata: nei fumetti, il potere assoluto non appartiene a chi colpisce più forte, ma a chi è scritto per non poter essere davvero sconfitto. E sia Marvel che DC, da questo punto di vista, hanno costruito universi progettati per sopravvivere a qualunque dio.
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