Ecco. Il momento è rovinato.
Quella che doveva essere una scena di tensione si trasforma, per il pubblico italiano, in una risata liberatoria. Batman non è più il Cavaliere Oscuro. È diventato, involontariamente, un eroe comico. E la colpa è di una scelta di traduzione che, per quanto logica sulla carta, si rivelò tragicomica nella pratica.
Quando, nei primi anni Quaranta, la Arnoldo Mondadori Editore acquisì i diritti per pubblicare le avventure di Batman in Italia, si trovò di fronte a un problema linguistico non da poco. La lingua inglese permette di creare composti con estrema facilità: bat (pipistrello) può essere attaccato praticamente a qualsiasi sostantivo per descrivere un oggetto correlato all'uomo pipistrello.
Batmobile: l'automobile di Batman
Batplane: l'aereo di Batman
Batarang: il boomerang a forma di pipistrello
Batsuit: la tuta di Batman
Batcave: la caverna di Batman
Tradurre questi termini in italiano, mantenendo la stessa efficacia e lo stesso fascino, era un'impresa titanica. La soluzione apparentemente più naturale scelta dalla Mondadori fu la traduzione letterale: sostituire bat- con pipi- (da "pipistrello").
Il risultato fu un piccolo disastro lessicale.
Il caso più celebre (e deriso) è proprio quello del batarang, che divenne pipi-rang. Ma non fu l'unico:
Termine originale Traduzione Mondadori
Batmobile Pipimobile
Batplane Pippiplano
Batcave Pipicava
Batsuit Pipituta
Bat-signal Pipisegnale
La scelta, per quanto tecnicamente corretta, ignorava completamente una sfumatura fondamentale della lingua italiana: la sillaba "pipi" è storicamente associata a termini infantili e, per l'appunto, alla pipì. Un eroe che sfreccia su una "pipimobile" lanciando "pipi-rang" non poteva essere preso sul serio.
Immaginiamo, ad esempio, il commissario Gordon che accende il "pipisegnale" nel cielo di Gotham. L'immagine è irresistibilmente comica. O Batman che, dopo una dura notte, rientra nella sua "pipicava". L'effetto è completamente opposto a quello desiderato.
Batman non fu l'unico a subire traduzioni creative. Nello stesso periodo, anche altri supereroi vennero "italianizzati" con esiti a volte curiosi:
Superman divenne brevemente l'Uomo d'Acciaio (traduzione accettabile) ma anche, in alcune testate, Nembo Kid (un nome che non ha mai davvero preso piede).
Flash venne chiamato l'Uomo Lampo (traduzione letterale e piuttosto riuscita).
Green Lantern divenne Lanterne Verde (calco perfetto, ma meno evocativo dell'originale).
Tuttavia, nessuno subì un destino comico paragonabile a quello di Batman. Per un motivo molto semplice: nessun altro eroe aveva un prefisso così pervasivo e facilmente trasformabile in un doppio senso infantile. L'Uomo Ragno (arrivato più tardi) avrebbe potuto diventare "Ragno-mobile" o "Ragno-rang"? Forse, ma nessun editore fu mai così folle da provarci.
Per fortuna degli appassionati e della dignità del personaggio, la soluzione "pipi" durò relativamente poco. I lettori, i fumettari e probabilmente gli stessi traduttori si resero conto dell'involontaria comicità. Già a partire dagli anni Cinquanta, le edizioni italiane di Batman iniziarono a mantenere i termini originali inglesi.
Batmobile restò Batmobile. Batarang restò Batarang. La pipimobile fu dimenticata, come un incubo collettivo.
Oggi, quando si legge un albo di Batman in Italia, si trovano tranquillamente Batmobile, Batmobile, Batsegnale. Talvolta, per i termini più complessi, si usano traduzioni descrittive ("boomerang a pipistrello") o si lascia l'inglese. Ma nessun traduttore, negli ultimi settant'anni, ha più osato riprovare la strada del "pipi-".
Nonostante tutto, la breve stagione dei "pipi-rang" non è stata dimenticata. Tra i collezionisti e gli appassionati di fumetti vintage, quegli albi mondadoriani degli anni '40 sono oggi dei veri e propri pezzi da collezione. Non per la loro fedeltà all'originale, ma proprio per la loro assurdità.
Possedere un numero in cui Batman grida "Ecco il pipi-rang!" è come possedere un piccolo pezzo di storia editoriale tragicomica. Una testimonianza di come la traduzione, quando si scontra con la cultura pop, possa a volte produrre risultati inaspettati. E involontariamente esilaranti.
In un certo senso, quegli albi rappresentano anche l'innocenza di un'epoca in cui i fumetti erano ancora considerati "roba da ragazzi" e nessuno si poneva il problema di prendere troppo sul serio un uomo vestito da pipistrello. Poi arrivarono Frank Miller, Il ritorno del Cavaliere Oscuro, e Batman divenne cupo, tormentato, adulto. Ma in quegli albi degli anni '40, per un breve momento, l'uomo pipistrello fu semplicemente... il signore dei pipi-rang.
Oggi, quando si parla di Batman con gli amici, la storia dei pipi-rang è una di quelle curiosità che strappa sempre un sorriso. È il genere di aneddoto che umanizza il personaggio, che ci ricorda che prima di essere il simbolo oscuro della vendetta, Batman è stato anche un eroe tradotto male in un'Italia che scopriva i fumetti.
Certo, il Cavaliere Oscuro si è ripreso la sua dignità. Non lancia più pipi-rang, non guida la pipimobile, non si appende al pipisegnale. Ma per noi italiani, quella piccola parentesi linguistica rimane un segreto sorridente, un errore di gioventù che rende Batman, in qualche modo, un po' più nostro.
E se qualcuno vi chiede qual è la curiosità più assurda su Batman, non esitate: raccontategli dei pipi-rang. Poi osservate la sua faccia. Per un istante, sarà confuso. Poi, inevitabilmente, riderà. Come abbiamo riso tutti.
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