mercoledì 18 marzo 2026

L'INUTILE GESTO DI SPIDER-MAN

Perché un ragno organico dovrebbe fare “pic” con le dita?

C'è una domanda che i fan di Spider-Man si sono fatti almeno una volta nella vita, spesso durante una visione notturna della trilogia di Sam Raimi, magari dopo il terzo bicchiere e la terza domanda esistenziale sul dito medio di Mary Jane.

La domanda è: ma perché diavolo deve fare il segno della mano?

Non parliamo del classico "thwip" dei fumetti. Quello ha senso: ha un attuatore meccanico nel palmo. Premendo due dita, si attiva il grilletto. È come una pistola, ma più figo e meno inquietante. Peter Parker può stringere una mano, prendere un caffè, o dare un pugno a Flash Thompson senza sparare ragnatele nei posti sbagliati. È ingegneria pura, ed è geniale.

Ma nei film di Raimi – e in alcune storie fumettistiche come The Other (2005) – Peter ha ragnatele organiche. Escono direttamente dai suoi polsi. Da ghiandole mutate. Da biologia. E lui continua a fare pic con le dita.

Perché?

Nessuna spiegazione ufficiale esiste. Non nei film, non nei fumetti. I produttori hanno solo detto: “È iconico. Lo riconoscono tutti. Lo teniamo.”

E in effetti, prova a immaginare Tobey Maguire che lancia ragnatele senza il gesto. Sarebbe come Superman che vola senza pugni davanti. O Batman che non fa la voce grave. Funziona? Sì. Ma è sbagliato.

Nell'universo dei film Raimi, possiamo inventarci una spiegazione. Eccola: il gesto non serve ad attivare nulla. Serve a indirizzare.

Le ragnatele organiche, a differenza di quelle meccaniche, non hanno un ugello orientabile. Escono dal polso in modo… un po' casuale. Il gesto della mano (indice, medio e anulare piegati, pollice e mignolo tesi) non è un grilletto: è un mirino. Peter ha imparato che assumendo quella posizione, i tendini dell'avambraccio si contraggono in un modo specifico, comprimendo la ghiandola ed espellendo la ragnatela esattamente dove punta il mignolo.

Sì, lo so. È tirato per i capelli. O per le ragnatele.

Il gesto di Spider-Man non è funzionale. È rituale.

È come quando un musicista fa il gesto di suonare anche quando non ha lo strumento. O quando un prete fa il segno della croce anche davanti a un distributore automatico. Il corpo ricorda prima della mente.

Peter Parker ha passato anni a fare quel gesto con i lancia-ragnatele meccanici. Quando poi le ragnatele sono diventate organiche, il suo cervello ha continuato a mandare quel segnale. Il gesto è un'ancora. Un'abitudine. Un piccolo pezzo di identità che non vuole mollare.

E poi, diciamolo: senza il thwip sonoro e il gesto della mano, Spider-Man sarebbe solo un uomo che si gratta il polso.

C'è una scena, nel secondo film di Raimi, che chiude la questione. Peter ha perso i poteri. È in un vicolo, pioggia, disperazione. Tenta comunque di fare il gesto. Niente. Solo un suono sordo. E lui guarda la mano come se l'avesse tradita.

Quel momento – pochi secondi – dice più di ogni manuale di continuità: il gesto non serve a sparare. Serve a sentirsi Spider-Man.

E finché continua a farlo, anche con le ragnatele organiche, anche quando non serve, anche quando non ha più poteri… finché fa pic, lui è ancora l'Uomo Ragno.

La logica dice che non ha senso. Il cuore dice che è perfetto così.

E i fumetti, si sa, non sono mai stati dalla parte della logica. Sono stati sempre dalla parte del gesto che riconosci. Della posa che sai fare anche al buio. Del dito medio di Mary Jane – anzi, del thwip.


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