È uno di quei luoghi comuni che girano da decenni. Lo senti ripetere nei forum, nei video YouTube, nelle discussioni tra amici: "Goku è il Superman giapponese". "Dragon Ball copia Superman". "Saiyan = kryptoniano".
Tante stronzate.
La verità è più semplice. E più interessante.
Esiste un famoso OAV, Dragon Ball Z: Le Origini del Mito. Racconta la storia di Bardock, il padre di Goku. Un Saiyan mandato su un pianeta lontano prima che il suo mondo venisse distrutto. Un bambino che atterra in una navicella. Una coppia di anziani che lo trova e lo cresce.
Sì, somiglia a Superman. Sì, è un omaggio. Sì, è voluto.
Ma quella è la storia ampliata. Quella è roba da OAV, non da manga originale. Nel fumetto – l'opera di riferimento, quella scritta e disegnata da Akira Toriyama – di quel parallelismo non c'è traccia. C'è soltanto una singola vignetta. Una. Fredda. Asciutta. In cui Freezer menziona un certo Saiyan – Bardock – identico al protagonista, che ha posto resistenza fino all'ultimo.
Fine. Non c'è navicella. Non c'è atterraggio. Non c'è coppia di anziani. C'è solo un padre che assomiglia al figlio e che muore combattendo.
Quindi la conclusione è: no, Dragon Ball non si ispira a Superman. La trama principale non ha alcun richiamo rilevante. Quello che molti scambiano per "ispirazione" è in realtà un'espansione successiva, scritta da altri, pensata per i fan, non per Toriyama.
C'è un altro dettaglio che chi parla di "Goku copia Superman" dimentica: per tutta la prima serie – Dragon Ball, quella con Goku bambino – lo spazio extraterrestre non viene nemmeno preso in considerazione.
Non c'è Krypton. Non c'è Jor-El. Non c'è razza morente. Goku è solo un bambino strano, con una coda da scimmia, incredibilmente forte. Punto. Nessuno dice "viene da un altro pianeta". Nemmeno il pubblico lo sa. Per centinaia di capitoli, Dragon Ball è una storia di arti marziali, di viaggi, di tornei, di demoni e di sfere magiche. Non di fantascienza.
Il primo accenno al fatto che Goku potrebbe non essere della Terra arriva all'inizio della seconda serie – Dragon Ball Z – quando Goku è ormai adulto e combatte contro Piccolo al torneo. E anche lì, è un accenno. Una frase. Un dubbio. Niente di più.
Poi arriva Raditz. E lì crolla tutto. E scopriamo che Goku è un Saiyan. Che è stato mandato sulla Terra per conquistarla. Che non è venuto da solo. Che la sua razza è fatta di guerrieri spietati.
Ma questo succede dopo 519 capitoli. Dopo anni di pubblicazione. Dopo che Toriyama aveva già costruito un mondo intero senza bisogno di Krypton.
La storia di Dragon Ball, una volta svelate le origini Saiyan, si basa fondamentalmente su tre grandi vicende:
L'Esercito Red Ribbon, gli androidi e Cell. Un arco terrestre. Scienziati pazzi, robot assassini, un laboratorio sotterraneo. Niente spazio.
Namek e i Saiyan. Qui sì, si va nello spazio. Ma non è Krypton. È Namek, un pianeta verde di draghi pacifici. E i nemici non sono superuomini ben educati. Sono Freezer e la sua armata galattica. Una dittatura spaziale. Una macchina di morte.
La Galactic Frieza Army. L'espansione finale. Freezer che torna. I suoi sottoposti. La minaccia che si allarga.
In nessuno di questi tre archi c'è una copia di Superman. Non c'è Lois Lane. Non c'è Clark Kent che si nasconde. Non c'è Metropolis. Non c'è la lotta per la verità e la giustizia in stile americano.
C'è Goku che si allena. Che combatte. Che muore. Che resuscita. Che si trasforma. Che urla per mezz'ora prima di tirare un pugno. Roba che Superman non ha mai fatto. Roba che Superman non farà mai.
Superman è nato come immigrato perfetto. È l'idea che un extraterrestre può integrarsi, diventare il migliore di noi, proteggerci con la sua forza. È un'utopia americana. È il sogno di chi arriva da lontano e costruisce una vita nuova. È politico. È sociale. È morale.
Goku no. Goku è un guerriero. Non gli interessa salvare il mondo per principio. Lo salva perché capita. Perché i cattivi lo minacciano. Perché i suoi amici sono in pericolo. Perché vuole combattere. Non c'è missione divina. Non c'è codice morale. C'è solo la lotta. E il superamento di sé.
Superman non cerca nemici forti. Li subisce. Goku cerca il prossimo avversario. Lo aspetta. Lo vuole. Lo desidera.
Superman è un eroe. Goku è un artista marziale.
Sono diversi. Profondamente.
Allora perché questa storia continua?
Perché è comoda. È facile dire "Goku è il Superman giapponese". Così non devi spiegare nulla. Così chi non ha mai letto Dragon Ball pensa di aver capito. Così i giornalisti pigri hanno il loro titolo.
Ma non è vero. Non lo è mai stato.
La verità è che Dragon Ball e Superman sono nati da culture diverse, in epoche diverse, con scopi diversi. Superman nasce negli anni '30, nel pieno della Grande Depressione, come simbolo di speranza. Goku nasce negli anni '80, nel Giappone del boom economico, come simbolo di superamento e sfida.
Uno è un faro. L'altro è un pugno.
Uno ispira. L'altro spinge.
Uuno ti dice "tranquillo, arrivo io". L'altro ti dice "allenati, o muori".
Non c'è plagio. Non c'è ispirazione. C'è solo una coincidenza: entrambi vengono da un altro pianeta. Ma nel caso di Superman, lo sai subito. Nel caso di Goku, lo scopri dopo centinaia di episodi. E quando lo scopri, è già troppo tardi per fare paragoni.
Perché a quel punto, Goku non è più il bambino della prima serie. È un guerriero Saiyan. È un padre di famiglia. È un morto che è tornato dalla tomba tre volte. È qualcosa che Superman non potrà mai essere: imperfetto, impulsivo, talvolta irresponsabile, eppure amato da tutti.
Superman è un ideale. Goku è un amico.
Scegli tu quale preferisci. Ma smettiamola di dire che l'uno copia l'altro. Non è vero. E se continui a ripeterlo, vuol dire che non hai mai letto un fumetto in vita tua.
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