E così nacque Thor, il Dio del Tuono. Ma la scelta della mitologia norrena non fu affatto casuale. Fu il frutto di un'intuizione geniale sulla psicologia del pubblico, sulla necessità di differenziarsi dalla concorrenza, e su un'idea che in realtà venne sviluppata fino in fondo da un altro grande maestro: Jack Kirby.
Per Lee, la strada delle divinità era già stata percorsa. La concorrenza, in particolare la DC Comics con Wonder Woman e le sue radici nelle Amazzoni della mitologia greca, aveva già saccheggiato il pantheon classico. In un'epoca in cui i lettori conoscevano abbastanza bene le storie di Zeus, Atena ed Ercole, un personaggio greco non avrebbe rappresentato una vera novità. Serviva qualcosa di meno battuto, ancora avvolto in quella patina di mistero ed esotismo che cattura l'immaginazione del pubblico.
La soluzione, Lee la trovò guardando a nord: i Vichinghi. Feroci, barbari, avvolti nella nebbia e nel mito. Ma non voleva parlare di umani, nemmeno di guerrieri vichinghi. Voleva alzare la posta e arrivare dritto al pantheon più affascinante e meno esplorato: quello norreno. E quale divinità scegliere se non il più famoso di tutti, il signore del tuono e del fulmine, il nemico dei giganti, il difensore della città d'oro di Asgard?
Thor era il candidato perfetto.
Ma c'era un problema cruciale, tipico della filosofia Marvel di quegli anni. Lee non voleva un superuomo perfetto e inavvicinabile come Superman. Il segreto del successo della sua "casa delle idee" era stato proprio quello di rendere gli eroi umani, problematici, con i piedi d'argilla. I Fantastici Quattro litigavano, Spider-Man era un adolescente insicuro e pieno di debiti. Come si fa a rendere "umano" un Dio?
La soluzione fu geniale. Lee e suo fratello Larry Lieber inventarono il Dottor Donald Blake , un giovane medico di New York, gracile, zoppo ad una gamba e così timido da non riuscire a chiedere alla sua amata infermiera Jane Foster di uscire con lui. In questo modo, il dio veniva "incarnato" in una delle figure più deboli e quotidiane che si potessero immaginare, dando vita a un conflitto tra la sua natura mortale e quella divina.
Tuttavia, se l'idea di base fu di Lee, il vero artefice del personaggio fu un altro. Stan Lee stesso ammise che quando ebbe l'intuizione, si rivolse subito a Jack Kirby per i disegni, dichiarando che fu "naturale" affidargli quel compito.
Kirby era l'uomo giusto al momento giusto. Non era solo un disegnatore, ma un appassionato e profondo conoscitore delle saghe norrene. Mentre Lee supervisionava l'aspetto editoriale e le dinamiche umane (Don Blake e i suoi problemi di cuore), Kirby riversò sul foglio tutta la sua sterminata conoscenza del mito, trasformando Asgard da sfondo a regno affascinante e complesso.
Lo stesso Lee, in una intervista, avrebbe riconosciuto il ruolo cruciale di Kirby: "Jack è il più grande creatore di miti del mondo. Quando abbiamo iniziato a parlare di Thor, io pensavo sarebbe stato un personaggio come un altro, ma Jack l'ha trasformato in uno dei più grandi personaggi fittizi che esistano" . Prima di arrivare alla Marvel, Kirby aveva già disegnato due versioni del dio norreno per altri editori, un bagaglio di esperienza che mise al servizio della rinascita del personaggio.
Fu Kirby a decidere che i costumi di Asgard non dovevano essere storicamente accurati, ma "come dovevano essere", rendendoli più grandiosi ed epici. E fu sempre Kirby a dare una profondità inedita al personaggio con la serie di back-up "Tales of Asgard", che a partire dal 1963 raccontava le leggende del mondo di Thor, arricchendo l'universo con personaggi iconici come Sif, Balder e i Tre Guerrieri.
In sostanza, se Lee ebbe l'idea di un "Dio con i problemi di un uomo", Kirby gli diede l'anima, la potenza e la maestosità che ancora oggi lo contraddistinguono. Insieme, trasformarono una divinità antica nel più moderno e potente degli eroi Marvel.
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