Nel pantheon dei Targaryen, pieni di re
pazzi, principesse guerriere e conquistatori divini, c'è una figura
che spicca come un pugno chiuso in mezzo a mani guantate di velluto.
Maegor, detto il Crudele, non è ricordato per la sua saggezza, per i
suoi draghi o per le sue conquiste territoriali. È ricordato per una
cosa sola: era un macellaio. E non un macellaio qualunque. Era il più
forte, il più resistente, il più letale combattente corpo a corpo
che la Casa del Drago abbia mai prodotto.
La domanda è semplice: perché Maegor
era considerato superiore in combattimento a suo padre Aegon il
Conquistatore e a sua madre Visenya, due guerrieri leggendari a loro
volta?
La risposta è fatta di carne, acciaio,
sangue e una crudeltà che non conosceva limiti.
Partiamo dalla base, dal dato fisico
che nessuna cronaca può falsificare. Maegor non era fatto come gli
altri Targaryen. Mentre suo fratellastro Aenys era descritto come
gracile, magro, più portato alla cetra che alla spada, Maegor era un
monumento di carne e ossa .
Le cronache parlano di un bambino già
grande, sano, robusto. Ma da adulto, la differenza divenne abissale.
Maegor pesava quasi il doppio di Aenys, e non era grasso. Era massa
muscolare, struttura ossea, densità. Era un uomo costruito per
sfondare linee nemiche, non per elegantemente danzare tra le
fendenti.
Aegon il Conquistatore era
senza dubbio un guerriero. Aveva impugnato Nera Fiamma in battaglie
campali, aveva guidato eserciti, aveva conquistato un continente. Ma
Aegon era anche un re, un politico, un uomo che doveva bilanciare la
sua natura guerriera con le esigenze del governo. Aveva un drago, e i
draghi risolvono la maggior parte dei problemi senza dover sporcare
di sangue la spada.
Visenya era
forse la combattente più pura della generazione precedente. Aveva
forgiato Nera Fiamma con il suo sangue, la maneggiava con maestria,
aveva insegnato ai suoi figli l'arte della spada. Era dura, spietata,
abile. Ma era comunque una donna in un'epoca in cui la forza fisica
pura contava, e il suo corpo aveva limiti diversi da quelli di
Maegor.
Maegor non aveva quei limiti. Era un
toro, e combatteva come tale.
La forza di Maegor non si limitava alla
sua costituzione. Si estendeva a ciò che indossava e impugnava. La
sua armatura, l'armatura nera che lo rese leggendario, non era un
semplice indumento protettivo. Era un secondo strato di pelle
d'acciaio, così pesante che avrebbe spezzato la schiena di qualsiasi
uomo normale. Maegor la indossava come se fosse seta .
Questa armatura gli permetteva di fare
cose che nessun altro poteva fare. Poteva ignorare colpi che
avrebbero ucciso un uomo normale. Poteva caricare in mezzo a una
formazione nemica come un ariete umano, senza preoccuparsi delle lame
che rimbalzavano sul suo guscio di ferro.
E poi c'era Nera
Fiamma.
Non una spada qualsiasi, ma l'arma
in Valyriano della sua stessa famiglia. Forgiata con il sangue di
Visenya e le arti magiche di Valyria, Nera Fiamma era leggendaria per
la sua capacità di tagliare qualsiasi cosa. Ma una spada del genere
richiede una forza tremenda per essere usata in battaglia per ore.
Non è un'arma da duelli eleganti, è uno strumento di macelleria
industriale.
Maegor aveva la forza per usare Nera
Fiamma come se fosse una spada normale, per ore, senza mai stancarsi.
E quando sei l'unico uomo in grado di brandire per un'intera
battaglia la spada più letale del continente, il risultato è una
valanga di cadaveri.
C'è poi un fattore che i maestri di
spada chiamano "sete". Aegon combatteva per conquistare.
Visenya combatteva per dovere, per proteggere, per affermare il
potere della sua Casa. Maegor combatteva perché amava uccidere.
Non è un dettaglio psicologico, è un
dato tecnico. Chi ama uccidere combatte meglio. Non ha paura, non
esita, non cerca vie di fuga. La sua unica preoccupazione è arrivare
al prossimo avversario, al prossimo corpo da squarciare, al prossimo
sangue da versare.
Il Gran Maestro Munkun,
nelle sue cronache, scrive che
Maegor aveva un'abilità innata per il combattimento che superava
quella di suo padre o sua madre. E non era solo questione di tecnica.
Era questione di istinto . Maegor non pensava mentre combatteva.
Agiva e basta, come un animale, come una macchina programmata per
uccidere.
Visenya gli aveva insegnato l'arte
della spada, ma non poteva insegnargli la moderazione. Non poteva
insegnargli quando fermarsi. E in combattimento, chi non si ferma
mai, chi non conosce stanchezza morale, ha un vantaggio
incalcolabile.
Se vuoi una prova concreta della
superiorità fisica e combattiva di Maegor, non cercare nei trattati,
non cercare nelle cronache di corte. Cerca nella Sfida dei
Sette.
Era già ferito. Aveva subito un colpo
alla testa che gli aveva fatto perdere sangue e, per un momento,
conoscenza. Eppure, quando si risvegliò, invece di ritirarsi, invece
di chiedere tregua, riprese Nera Fiamma e uccise tutti e sette i
campioni della Fede. Uno dopo l'altro. Mentre sanguinava. Mentre il
mondo gli girava intorno.
Non è una leggenda. È un fatto
storico riportato da più fonti. Sette contro uno. Sette guerrieri
scelti, armati, motivati dalla fede. E lui li uccise tutti. Da solo.
Ferito.
Questa non è abilità. Questa è
resistenza sovrumana. Questa è la capacità di ignorare il dolore,
la fatica, la paura, e continuare a uccidere fino a quando non c'è
più nessuno da uccidere.
Aegon non ha mai fatto niente di
simile. Visenya, per quanto letale, non avrebbe mai potuto. Perché
Maegor non era un guerriero. Era un fenomeno della natura, un errore
biologico, un mostro uscito dall'incrocio sbagliato di geni valyriani
e chissà quale antica discendenza.
C'è un dettaglio che i cantastorie
dimenticano sempre. Maegor non aveva amici. Non aveva alleati veri.
Non aveva nessuno che lo amasse o che lo rispettasse per qualcosa di
diverso dalla paura che incuteva.
Questa solitudine, questa incapacità
di connettersi con gli altri esseri umani, era anche questo un
vantaggio in combattimento? Forse sì. Perché quando non hai nessuno
da proteggere, quando non hai nessuno per cui tornare a casa, quando
non hai paura di morire perché tanto nessuno ti aspetta, combatti
diversamente. Combatti come se ogni battaglia fosse l'ultima, perché
in fondo lo è. Non hai niente da perdere, e chi non ha niente da
perdere è il nemico più pericoloso che esista.
Aegon combatteva per costruire un
regno, per lasciare un'eredità ai figli. Visenya combatteva per
proteggere quella stessa eredità. Maegor combatteva perché era
l'unica cosa che sapeva fare. L'unica cosa che lo faceva sentire
vivo. E quando la battaglia finiva, quando l'ultimo nemico cadeva,
restava solo il silenzio, il sangue, e la consapevolezza che domani
avrebbe dovuto ricominciare.
Non dimentichiamo un dettaglio tecnico
fondamentale. Maegor non combatteva con armi qualsiasi. Aveva Nera
Fiamma, sì, ma aveva anche Balerion,
il drago più grande e potente mai
esistito. E questo cambia tutto.
Perché la superiorità di Maegor non
era solo fisica, era anche strategica. Chi possiede Balerion non deve
preoccuparsi di affrontare eserciti, di difendere fortezze, di
gestire assedi. Chi possiede Balerion può radere al suolo intere
città dal cielo, e scendere a terra solo per divertirsi a fare a
pezzi i superstiti.
Aegon aveva Balerion, certo, ma lo
usava come strumento di conquista, non come giocattolo personale.
Visenya aveva Vhagar, potente ma non quanto Balerion. Maegor aveva
Balerion e lo usava come estensione della sua volontà omicida.
Quando volava su Balerion, non era un re che andava in guerra. Era un
dio che scendeva a fare giustizia sommaria.
E quando scendeva da Balerion, quando
si toglieva l'armatura da cavaliere di drago e indossava quella nera,
quando impugnava Nera Fiamma e si gettava nella mischia, allora
diventava qualcosa di ancora più terrificante: un dio che combatteva
tra gli uomini, con la forza di cento uomini, la resistenza di mille,
e la crudeltà di un demone.
Mettiamoli uno contro l'uomo, in un
ipotetico duello all'ultimo sangue. Aegon il Conquistatore contro
Maegor il Crudele. Chi vince?
Aegon era più intelligente, più
stratega, più completo come guerriero. Aveva vinto battaglie,
conquistato regni, sconfitto eserciti. Ma non era un assassino. Non
era un macellaio. In un duello all'arma bianca, senza draghi, senza
eserciti, la sua intelligenza e la sua esperienza sarebbero contate
fino a un certo punto.
Maegor era più forte, più resistente,
più veloce nel colpire a morte. Era più grosso, più pesante, più
difficile da fermare. La sua armatura era più spessa, la sua spada
più letale, la sua volontà più spietata. In un combattimento
prolungato, la resistenza di Maegor avrebbe avuto la meglio. Aegon si
sarebbe stancato prima. Aegon avrebbe esitato prima. E in quel
momento, Maegor avrebbe colpito.
Questo non significa che Aegon fosse
debole. Significa che Maegor era un'anomalia. Un'eccezione. Un
mostro. E i mostri, si sa, non si battono con le regole del
combattimento leale.
Maegor Targaryen è considerato più
forte e più abile in combattimento di Aegon e Visenya per una
ragione semplice: lo era. Non per merito, non per virtù, ma per
costituzione fisica, per resistenza sovrumana, per mentalità
omicida, per equipaggiamento imbattibile.
Era più forte di Aegon perché poteva
sollevare pesi che Aegon non poteva, indossare armature che Aegon non
poteva, combattere per ore che Aegon non poteva. Era più abile di
Visenya perché aveva la sua stessa tecnica, ma moltiplicata per la
forza di un toro e la resistenza di un bue.
Era più crudele di entrambi, e questa
crudeltà lo rendeva più letale. Perché in combattimento, chi è
disposto a fare le cose più sporche, più vili, più atroci, ha
sempre un vantaggio su chi ha ancora un briciolo di umanità.
Maegor non aveva umanità. Aveva solo
fame. Fame di sangue, fame di potere, fame di distruzione. E quando
hai fame così, e hai i mezzi per saziarla, diventi inevitabilmente
il più forte.
Il più forte, il più abile, il più
crudele.
Il Mostro di Ferro.
E nessun Conquistatore, per quanto
grande, potrà mai competere con un mostro.