lunedì 19 gennaio 2026

PERCHÉ GLI AVENGERS FALLISCONO SEMPRE (E PERCHÉ GLI ALTRI SUPEREROI NON LI AIUTANO)

Un’analisi critica dell’eroismo disfunzionale nell’universo Marvel

Ogni volta che il mondo Marvel sembra sull’orlo dell’annientamento, c’è una costante rassicurante: gli Avengers arriveranno. Con fragore, decisionismo e una quantità impressionante di danni collaterali. Eppure, scorrendo con attenzione decenni di continuity, emerge una domanda legittima e scomoda: perché sono quasi sempre loro a peggiorare le cose? E, soprattutto, perché Fantastici Quattro, X-Men, Inumani e Difensori tendono a restare ai margini o a intervenire solo quando il disastro è già compiuto?

La risposta, per quanto brutale, è semplice: gli Avengers non sono il vertice della razionalità strategica dell’universo Marvel. Spesso, al contrario, ne rappresentano il punto più fragile.

Il caso Carol Danvers: quando l’indifferenza è complicità

Uno degli episodi più controversi della storia Marvel riguarda Carol Danvers (Ms. Marvel). Rapita, manipolata mentalmente, violentata e costretta a partorire il proprio aggressore reincarnato, Carol viene letteralmente accompagnata fuori scena dagli Avengers, che accettano la sua “scelta” senza porsi domande. Nessuna indagine, nessuna protezione, nessuna presa di responsabilità.

Chi interviene davvero? Gli X-Men, che la aiutano a ricostruire la propria identità e autonomia.

Qui il problema non è narrativo, ma etico: gli Avengers dimostrano una preoccupante incapacità di riconoscere l’abuso e di proteggere uno dei loro membri. Un fallimento morale prima ancora che eroico.

Scarlet Witch: gestione della crisi o abbandono terapeutico?

Il trattamento riservato a Wanda Maximoff è emblematico dell’approccio Avengers alla salute mentale. Dopo averle permesso di creare figli tramite magia, scoprire che quei figli sono frammenti di un’anima demoniaca, e averle cancellato i ricordi senza consenso, il gruppo si sorprende quando Wanda crolla psicologicamente.

Il risultato? Una spirale di eventi che porta a morti, universi riscritti e a una decisione surreale: consegnare Scarlet Witch a Magneto, uno dei terroristi più pericolosi del pianeta, sperando che “vada tutto bene”.

Qui non si tratta di errore tattico, ma di irresponsabilità sistemica.

Hank Pym e Ultron: ignorare i segnali fino all’apocalisse

Hank Pym, genio scientifico e membro fondatore, è un caso da manuale di disturbo non trattato. Instabilità emotiva, comportamenti violenti, complessi di inferiorità, depressione profonda. Tutti segnali ignorati o derisi.

Il risultato? Ultron, una delle minacce esistenziali più ricorrenti dell’universo Marvel. Gli Avengers non solo non intervengono in tempo, ma continuano ad affidarsi a Pym senza mai affrontare seriamente il problema. Ancora una volta, l’assenza di prevenzione genera catastrofi globali.

Avengers vs X-Men: quando l’arroganza distrugge il mondo

L’evento legato alla Forza della Fenice rappresenta forse il punto più basso. Invece di collaborare con gli X-Men — che vantano esperienza diretta con la Fenice e ospiti precedenti — gli Avengers scelgono la via dell’arresto preventivo, della militarizzazione e della detenzione di massa dei mutanti.

Nonostante gli avvertimenti espliciti di Cable, viaggiatore del tempo, promettono di non intervenire… e fanno esattamente il contrario. Il pianeta rischia l’annientamento non per una forza cosmica, ma per ostinazione politica.

Fantastici Quattro: l’errore imperdonabile

Quando un tribunale sottrae i figli a Reed e Sue Richards, genitori universalmente riconosciuti come amorevoli e competenti, chi fa rispettare un ordine palesemente strumentale? Gli Avengers.

Una squadra intera contro Sue Storm. E vengono sconfitti. Non solo fisicamente, ma simbolicamente. Perché in quel momento gli Avengers non sono eroi: sono bracci esecutivi di un’ingiustizia.

Alla luce di tutto questo, la questione non è più “perché gli Avengers devono sempre salvare il mondo”, ma perché qualcuno dovrebbe aiutarli.

Gli Avengers incarnano il potere senza autocritica, l’autorità senza introspezione, la forza senza responsabilità emotiva. Al contrario, X-Men e Fantastici Quattro operano spesso ai margini proprio perché hanno imparato — a caro prezzo — che il vero eroismo è prevenzione, ascolto e cooperazione, non intervento muscolare a posteriori.

Forse il mondo Marvel non ha bisogno di essere salvato più spesso.
Forse ha bisogno che qualcuno dica agli Avengers di fermarsi.



domenica 18 gennaio 2026

SHIELD vs HYDRA: Il giorno in cui l’MCU ha perso l’innocenza


Questo è il punto esatto in cui i Marvel Studios hanno smesso di fare "semplici film di supereroi" e hanno iniziato a fare grande cinema politico. Qui tocchiamo il nervo scoperto dell'MCU moderno: la mancanza di conseguenze permanenti.

Nel panorama spesso "usa e getta" dei cinecomic, dove la morte è una porta girevole e lo status quo viene ripristinato ogni due anni, Captain America: The Winter Soldier rimane un monumento al coraggio narrativo. Non è stato solo un film d'azione; è stato il funerale di una certezza.

Scoprire che l'HYDRA non era stata sconfitta, ma che si era nutrita all'interno dello SHIELD come un parassita per decenni, è stato uno shock sistemico. Non hanno solo corrotto un'agenzia; hanno profanato l'eredità di Peggy Carter e Howard Stark. Vedere volti familiari, agenti che avevamo imparato a conoscere nei film precedenti, rivelarsi assassini dell'HYDRA ha trasformato l'intero universo Marvel in un posto paranoico e pericoloso.

La forza di questo film risiede nel fatto che non si è più tornati indietro. Lo SHIELD è caduto. Punto. Quella rete di sicurezza che aveva unito gli Avengers è evaporata, lasciando i personaggi (e noi spettatori) senza una bussola morale. È stato il primo momento in cui la Marvel ha detto: "Le cose cambiano per sempre e non c'è un tasto 'reset' ".

La critica su Nick Fury è brutale ma corretta. In The Winter Soldier, la sua apparente morte aveva un peso emotivo devastante. Farlo "zoppicare" nei film successivi, tra risorse misteriose e stazioni spaziali (S.W.O.R.D. o S.A.B.R.E.), ha diluito quell'impatto. Se Fury fosse morto davvero tra le macerie di Washington, il sacrificio dello SHIELD sarebbe stato totale, un passaggio di testimone definitivo a una nuova generazione senza padri protettori.

Mentre altri franchise cercavano di tenere tutto unito con lo scotch, la trilogia di Captain America ha fatto l'opposto:

  • Winter Soldier ha distrutto l'istituzione (SHIELD).

  • Civil War ha distrutto la famiglia (Avengers).

Questa capacità di generare conseguenze importanti è ciò che rende questi film superiori. Senza la caduta dello SHIELD, non avremmo avuto la vulnerabilità necessaria per rendere Infinity War così drammatico.



sabato 17 gennaio 2026

Spider-Versity: Norman Osborn sale in cattedra (e noi abbiamo già paura)


Questa è la classica mossa Marvel che fa saltare i nervi ai fan storici. Norman Osborn che addestra Miles Morales è come chiedere a uno squalo bianco di insegnare il galateo a un delfino: non finirà bene.

Il 22 aprile 2026 arriverà nelle fumetterie Spider-Versity #1, e la sinossi ufficiale ha già fatto sollevare più di un sopracciglio. La Marvel ha deciso di mettere insieme la "Spider-Family" (Miles, Gwen, Silk, Araña, Spider-Boy e Spider-Girl), ma con un colpo di scena che sa di follia: l'addestratore sarà Norman Osborn.

La domanda sorge spontanea: come diavolo può Norman Osborn insegnare a qualcuno come essere un eroe? Stiamo parlando dell'uomo che ha passato metà della sua vita a cercare di distruggere Peter Parker e l'altra metà a fallire miseramente come figura paterna (chiedete a Harry Osborn, se non fosse troppo impegnato a essere traumatizzato o morto).

Miles Morales ha affrontato minacce interdimensionali, ha salvato il Multiverso e ha un’esperienza sul campo che Norman può solo sognare. Vedere Miles "sotto esame" da parte di un ex-Goblin è quasi offensivo per l'evoluzione del personaggio. Norman dice che "non sono pronti", ma forse è lui a non essere pronto ad accettare che il mondo non ha più bisogno dei suoi metodi contorti.

La sinossi è onesta su un punto: l'addestramento sarà brutale. Norman vuole forgiare questi eroi nell'unico modo che conosce, ovvero attraverso il trauma, il dolore e la manipolazione. Ma c'è un dettaglio inquietante: la minaccia che dovranno affrontare potrebbe essere proprio un nuovo Goblin. Stiamo assistendo a un Norman che cerca redenzione creando soldati per pulire i suoi futuri pasticci, o è tutto un piano per corrompere la prossima generazione di Spider-Man dall'interno?

Nonostante l'assurdità della premessa, la curiosità è alta per due motivi:

  • La dinamica con Spider-Woman: Jessica Drew come "poliziotto buono" accanto a un Norman "poliziotto cattivo" potrebbe creare scintille interessanti.

  • Il fallimento annunciato: Vedere Norman fallire per la terza volta come mentore è ormai un genere letterario a sé stante.



venerdì 16 gennaio 2026

Lex Luthor: Il Genio prigioniero di un Complesso di Inferiorità

 

Lex Luthor ha tutto: una mente che definire brillante è un eufemismo, una fortuna immensa e un’influenza globale. Eppure, la sua eredità non sarà quella di "Salvatore dell'Umanità", ma quella di un uomo che ha sprecato la sua esistenza cercando di spegnere un sole.

Per Lex, Superman è un insulto vivente. Luthor ha dovuto lottare, manipolare e scalare ogni gradino per raggiungere l’apice del successo umano. Vedere un alieno che ottiene l'adorazione del mondo semplicemente "esistendo" e volando sotto la luce di un sole giallo gli provoca un'ira cieca. È la rabbia di chi ha studiato una vita contro chi ha vinto la lotteria genetica.

Lex giustifica le sue azioni con una filosofia apparentemente nobile: "Superman rende l'umanità pigra; senza di lui, l'uomo sarebbe costretto a superare i propri limiti". Ma la verità è un'altra. In Superman: Red Son, una versione alternativa della storia ci mostra che, senza Superman tra i piedi, Lex è effettivamente capace di portare l'umanità in un'era d'oro. Questo dimostra che Superman non è un ostacolo per l'umanità, ma solo per l'ego di Lex.

La tragedia di Luthor non è la sua ossessione, ma come permette a questa di dettare le sue azioni. Invece di usare la LexCorp per eliminare la fame nel mondo (dimostrando così la sua superiorità morale), usa i suoi laboratori per creare kryptonite sintetica e mostri genetici. Lui non vuole salvare il mondo; vuole che il mondo ammetta che solo lui può salvarlo. È un cavaliere in armatura splendente che, per essere l'unico protagonista, è disposto a bruciare l'intero regno.

In fondo, Superman è la scusa perfetta di Lex. Finché l'alieno è lì, Lex ha un colpevole per i suoi fallimenti morali. Se Superman morisse domani, Lex si ritroverebbe solo con il suo vuoto interiore, costretto a decidere se essere davvero il dio che dice di essere o ammettere di essere solo un uomo egoista con un intelletto superiore.

giovedì 15 gennaio 2026

Knull #1: potere cosmico, idee deboli e un inizio che lascia perplessi


Knull #1 è senza dubbio… qualcosa. Non un disastro, sia chiaro, ma nemmeno quell’apertura folgorante che ci si aspetterebbe da un personaggio di questo calibro e, soprattutto, da un autore come Al Ewing. Leggendolo, non mi sono annoiato, ma ho avuto addosso una sensazione persistente di tiepidezza. C’è qualche richiamo che può piacere a chi segue la mitologia cosmica Marvel da tempo, ma nel complesso la storia mi è sembrata stranamente piatta, quasi priva di mordente.

Siamo solo al primo numero, è vero, ma la premessa narrativa non convince. L’idea che Hela permetta volontariamente a Knull di fuggire per costruire uno scenario in cui lui, di sua spontanea volontà, dovrebbe cederle il potere, suona forzata. Soprattutto se confrontata con il percorso di Eddie Brock: Eddie non ha mai avuto bisogno di macchinazioni così contorte per diventare il Re in Nero. Tutto il suo arco si è fondato su crescita, sacrificio e inevitabilità. Qui, invece, sembra di assistere a una scorciatoia narrativa un po’ goffa.

Voglio concedere il beneficio del dubbio e pensare di essermi perso qualche tassello, ma la tentazione di dire che Ewing, stavolta, abbia perso il controllo della materia è forte. E questa sensazione si estende anche ad alcuni momenti che dovrebbero essere drammatici e invece sfiorano involontariamente la commedia.

La fuga di Knull, in particolare, è il punto più debole. La scena si regge sull’idea che Knull “ricordi improvvisamente” di avere un potere fondamentale: svanire e riapparire altrove. Una rivelazione che suona più o meno così: “Ah già, posso teletrasportarmi. Che sciocco che sono.” È difficile prendere sul serio una minaccia cosmica quando la sua evasione sembra dipendere da un’amnesia selettiva.

Certo, Hela gli consente di accumulare l’energia necessaria per farlo, ma il problema resta. Se questo è davvero un suo potere standard, come il dialogo lascia intendere, allora la domanda è inevitabile: come hanno fatto i simbionti a imprigionarlo in passato? Stiamo parlando di una capacità che, per come viene presentata, dovrebbe rendere qualsiasi prigione inutile. Questo non è solo un buco logico: è qualcosa che rischia di incrinare retroattivamente tutta la mitologia costruita attorno a Knull.

A questo punto viene quasi da pensare che Knull sia semplicemente… rincoglionito. Non nel senso narrativo voluto, ma nel senso di un personaggio che, per esigenze di trama, dimentica ciò che sa fare finché lo sceneggiatore non decide che è il momento giusto per ricordarselo.

Dal punto di vista visivo, invece, il fumetto funziona meglio. La grafica riesce a rendere le sequenze di combattimento più dinamiche e coinvolgenti, dando un po’ di peso a momenti che sulla carta non ne hanno molto. Il problema è che il comparto artistico finisce per compensare una sceneggiatura che, onestamente, non ha nulla di speciale. Non c’è quella stratificazione tematica, quella sensazione di ambizione cosmica che ci si aspetterebbe da una storia incentrata su Knull.

Ed è questo, forse, l’aspetto più deludente. Nel 2021, l’idea di un libro legato a Venom – o comunque al suo mito – scritto da Al Ewing era entusiasmante. Ewing è uno che, quando è in forma, riesce a prendere concetti assurdi e renderli profondi, coerenti, persino eleganti. Qui, invece, tutto sembra più stanco, più superficiale, quasi scritto con il pilota automatico.

Knull #1 non è il fondo del barile, ma è un inizio debole per qualcosa che avrebbe dovuto scuotere le fondamenta cosmiche Marvel. E se questo è il tono dell’intera serie, viene spontaneo chiedersi non dove stia andando Knull… ma quanto in basso siamo disposti a seguirlo.



mercoledì 14 gennaio 2026

Può la mente di Thanos essere violata? Xavier e Jean Grey (senza Fenice) messi alla prova nell’universo Marvel 616


La domanda è affascinante perché tocca uno dei confini più delicati dell’universo Marvel: il limite del potere mentale. Charles Xavier e Jean Grey sono due dei più grandi telepati mai esistiti nei fumetti Marvel 616, ma Thanos non è un bersaglio qualunque. Anzi, per molto tempo la risposta è stata piuttosto netta: no, non possono leggere né controllare la mente di Thanos. Almeno, non facilmente. E in alcuni casi, per niente.

Thanos non è solo il Titano Pazzo: è anche un telepate di livello cosmico, con una mente addestrata, schermata e rafforzata da millenni di conoscenza, tecnologia e volontà. Non stiamo parlando di un semplice cervello potenziato, ma di una coscienza che ha affrontato scontri mentali con entità come Galactus, un essere capace di comunicare attraverso il multiverso stesso. E non ne è uscito annientato. Al contrario, quegli scontri sono stati delle vere battaglie alla pari.

Nel corso della sua storia editoriale, Thanos ha dimostrato di essere virtualmente immune alla maggior parte degli attacchi psichici. Non ha avuto problemi a respingere telepati potentissimi come Mantis o Moondragon. Quest’ultima, in particolare, non possiede la potenza grezza di Jean Grey o Xavier, ma è probabilmente meglio addestrata di entrambi. Dopotutto, essere istruiti per un milione di anni da un Eterno nelle arti mentali lascia il segno. Eppure, nemmeno lei è riuscita a piegare la mente di Thanos, neanche quando disponeva della Gemma della Mente.

Charles Xavier, dal canto suo, rappresenta l’apice della telepatia umana. Nessun altro terrestre può vantare la sua esperienza, il suo controllo o la sua finezza mentale. Tuttavia, contro Thanos, Xavier parte nettamente sfavorito. La differenza non è di tecnica, ma di scala: la mente di Thanos è semplicemente costruita per resistere a intrusioni di livello cosmico. Xavier potrebbe percepire qualcosa, forse sfiorare la sua coscienza, ma controllarla? Praticamente impossibile.

Jean Grey, però, è un discorso diverso. E qui le cose si complicano.

Nei fumetti, a Jean viene offerta la possibilità di fondersi completamente con la Forza della Fenice, ottenendo una sorta di incarnazione permanente e una forma di onnipotenza raramente vista. Jean rifiuta. Più avanti spiega che la Fenice, paradossalmente, la stava limitando: non le permetteva di crescere da sola, perché stava semplicemente “cavalcando” un potere esterno.

Da quel momento, Jean evolve in modo spaventoso anche senza la Fenice. Arriva a sopravvivere alla distruzione totale del proprio corpo, continuando a esistere come entità psionica pura, per poi ricostruirsi fisicamente manipolando gli atomi circostanti tramite la telecinesi. In pratica, diventa immortale e quasi indistruttibile. È la stessa Jean che affronta Gladiator senza il potere della Fenice.

Non solo: Jean scopre di poter “prendere in prestito” il potere telepatico degli esseri intorno a lei, sommando la loro forza mentale alla propria. In un’occasione, sempre come Jean Grey e non come Fenice, riesce persino a respingere Galactus, costringendolo alla ritirata. Resta il dubbio se, in quel contesto, abbia inconsciamente attinto anche al potere di una sua versione temporale legata alla Fenice. Ma il risultato resta impressionante.

La Jean Grey più recente, priva della Fenice, è probabilmente il più potente telepate “mortale” mai visto. Supera Xavier, Moondragon e molti altri senza sforzo. In teoria, potrebbe persino riuscire a sopraffare Thanos mentalmente. In pratica? È una questione molto dibattuta. Possibile, sì. Garantito, no.

Oggi, però, il discorso è cambiato di nuovo. Jean si è riunita alla Fenice e ormai non esiste più una distinzione netta tra le due. Jean Grey è diventata a tutti gli effetti un’entità cosmica, superiore a quasi chiunque nell’universo Marvel per potenza fisica, energetica e mentale. In questo stato, Thanos non è un rivale: è poco più di un dettaglio insignificante.

In sintesi:

  • Charles Xavier: no, non può controllare la mente di Thanos.

  • Jean Grey senza Fenice: forse, in condizioni eccezionali, ma non è certo.

  • Jean Grey con la Fenice: sì, senza alcuna discussione.

E come spesso accade nei fumetti Marvel, tutto dipende non solo dal potere… ma dal momento, dal contesto e da chi sta scrivendo la storia.

martedì 13 gennaio 2026

Quando l’armatura si è incrinata: l’ascesa, la saturazione e il bivio finale del Marvel Cinematic Universe

 


Quando ha davvero iniziato a scricchiolare l’armatura dell’MCU? È una domanda che sembra semplice, ma che in realtà racconta molto di più di un singolo film o di un flop isolato.

Per molti, il primo segnale evidente è arrivato con Eternals nel 2021. Non tanto perché fosse un disastro totale, quanto perché ha mostrato, per la prima volta, che l’universo Marvel non era più intoccabile. Alla fine dell’embargo delle recensioni, vedere un punteggio “Rotten” su Rotten Tomatoes fu uno shock. Non tanto per la qualità assoluta del film – che anzi provava a fare qualcosa di diverso – quanto per ciò che rappresentava: un MCU che sperimentava senza però avere il tempo, lo spazio e la coesione necessari per far funzionare idee e personaggi nuovi.

Eternals era il primo vero film corale dopo Avengers: Endgame (2019), ma senza volti iconici. Niente Avengers storici, niente personaggi già amati dal grande pubblico come mutanti o Fantastici 4. Un rischio enorme, aggravato dal fatto che la storia e il cast avrebbero probabilmente funzionato meglio come serie TV, con il tempo necessario per sviluppare davvero dinamiche, temi e caratteri. Non a caso, oggi non esistono piani concreti per un sequel, e persino Blade, annunciato nel post-credit con Mahershala Ali, è rimasto impantanato in una lunga e imbarazzante produzione travagliata.

Tuttavia, sarebbe sbagliato dire che Eternals abbia “ucciso” il franchise. Il 2021, paradossalmente, è stato uno degli anni migliori per Marvel. WandaVision, Loki, The Falcon and the Winter Soldier, Hawkeye e What If…? hanno dimostrato che il formato seriale poteva funzionare. Shang-Chi e soprattutto Spider-Man: No Way Home sono stati enormi successi. Il problema non era ancora la qualità in sé, ma la direzione.

Se si vuole tornare un passo indietro, un altro snodo cruciale è stato Black Widow. Il film è uscito nel luglio 2021 in piena pandemia, con una distribuzione ibrida cinema/Disney+. Il risultato? Incassi sotto le aspettative, pirateria alle stelle e una causa legale clamorosa da parte di Scarlett Johansson, poi risolta fuori dal tribunale. Un episodio che ha messo in luce una gestione confusa e aggressiva del marchio.

Il vero punto di rottura, però, arriva con la strategia “quantità prima della qualità”. Il successo della prima stagione di The Mandalorian ha convinto Disney che il futuro fosse riempire Disney+ di contenuti originali. Tra il 2019 e il 2020 vengono approvati decine di progetti Marvel: Moon Knight, She-Hulk, Ms. Marvel, Ironheart, Secret Invasion. Bob Iger lascia la guida, subentra Bob Chapek, e la macchina accelera ulteriormente.

Kevin Feige, da sempre garante della coerenza dell’MCU, si ritrova sommerso. Troppi film, troppe serie, troppi team creativi da coordinare. Il controllo qualità inevitabilmente si indebolisce. Il risultato è una Fase 4 frammentata, senza un vero evento centrale. L’assenza di un film degli Avengers è stata probabilmente l’errore più grave: nessun punto di convergenza, nessun momento epico capace di ricompattare il pubblico dopo Endgame.

Nel frattempo, per lo spettatore medio, seguire l’MCU è diventato un lavoro. Non più un piacere. Per capire un film, bisognava aver visto tre serie. Per apprezzare una serie, bisognava ricordarsi eventi di altri film. La stanchezza è cresciuta, e nel 2023 è esplosa apertamente con prodotti percepiti come deboli o superflui: She-Hulk, Secret Invasion, The Marvels.

Come se non bastasse, l’arresto e la condanna di Jonathan Majors hanno mandato in fumo anni di pianificazione narrativa. Kang, pensato come il nuovo Thanos, è improvvisamente diventato inutilizzabile. A quel punto, Marvel si è trovata davanti a un bivio: reinventarsi o implodere.

La scelta di riportare Robert Downey Jr., questa volta nei panni del Dottor Destino, è un segnale chiaro. Non è nostalgia fine a sé stessa: è una mossa disperata ma consapevole per riconquistare fiducia, attenzione e identità.

Quindi, l’MCU è morto? Probabilmente no. Ma non è nemmeno più l’universo infallibile che era. Il prossimo Avengers: Doomsday (2026) non sarà solo un film: sarà un processo. E solo allora si capirà se l’MCU saprà rinascere dalle proprie macerie o se resterà prigioniero della sua stessa grandezza.