giovedì 27 novembre 2025

Saitama contro Goku: quando il “personaggio gag” annulla la fisica marziale

Nel dibattito contemporaneo tra appassionati di anime, manga e cultura del combattimento, poche domande accendono discussioni tanto accese quanto questa: in uno scontro tra Saitama (One Punch Man) e Goku, la logica del “personaggio gag” prevale sulle leggi della fisica marziale?
La risposta breve è sì. Quella lunga, però, è molto più interessante, perché non riguarda la forza, la velocità o il ki, ma la natura stessa della narrazione.

Per comprendere davvero il problema, bisogna partire da una distinzione fondamentale: Saitama e Goku non appartengono allo stesso tipo di racconto.

  • Goku è un combattente “classico” da shōnen da battaglia. Il suo universo è regolato da una fisica interna coerente: allenamento, trasformazioni, limiti temporanei, escalation di potere. Ogni vittoria ha un costo, ogni sconfitta è un passaggio evolutivo.

  • Saitama, al contrario, è una satira del genere. One Punch Man nasce per smontare la mitologia dello shōnen, non per competere al suo interno. Saitama non cresce: è già arrivato alla fine del percorso… ed è proprio questo il problema narrativo.

Qui non siamo davanti a una differenza di potenza, ma a una differenza ontologica.

Nel mondo di Dragon Ball, la fisica marziale — per quanto estremizzata — esiste. La forza ha una progressione, la velocità ha un costo, il corpo può rompersi, l’energia si esaurisce. Anche quando Goku diventa quasi divino, rimane soggetto a regole: il Super Saiyan consuma energia, l’Ultra Istinto ha una durata, la concentrazione può spezzarsi.

Questo rende Goku un combattente affascinante: vince perché migliora, perde perché sbaglia, soffre perché il suo corpo è ancora parte del gioco.

Saitama no.

Saitama è un personaggio gag con estetica da combattente serio. Questo è il punto che spesso viene frainteso. Non è semplicemente “molto forte”: è infinite volte più forte di quanto la scena richieda, perché la sua funzione narrativa è demolire l’aspettativa.

Il suo colpo non è potente perché segue una catena biomeccanica perfetta. È potente perché deve esserlo. La sua forza non è misurabile, perché non è pensata per essere misurata. Ogni volta che qualcuno tenta di quantificarla, il manga risponde con una battuta, uno sbadiglio, un pugno distratto.

In altre parole: Saitama non vince perché è più bravo. Vince perché il concetto stesso di “sfida” non si applica a lui.

Se proviamo ad applicare la logica di Dragon Ball allo scontro, Goku avrebbe infinite possibilità: trasformazioni, adattamento, lettura dell’avversario, crescita durante il combattimento. In un universo regolato dalla fisica marziale, Goku è superiore a chiunque, perché incarna l’archetipo del guerriero evolutivo.

Ma One Punch Man non gioca a quel gioco.

In uno scontro “canonico”, scritto secondo la logica di One Punch Man, accadrebbe questo:

  • Goku parlerebbe di allenamento, limiti, desiderio di combattere.

  • Saitama ascolterebbe distrattamente.

  • Un pugno “normale”.

  • Fine.

Non perché Goku sia debole. Ma perché la tensione narrativa viene deliberatamente negata.

Molti cercano di risolvere il dibattito confrontando:

  • distruzione di pianeti

  • velocità della luce

  • multiversi

  • livelli di ki

Ma tutto questo è irrilevante.

La vera domanda non è “chi è più forte?”, ma “chi è scritto per perdere?”. E in questo caso, il combattente shōnen classico perde sempre contro il personaggio gag, perché il gag non risponde alle stesse regole.

È lo stesso motivo per cui:

  • Arale può colpire Vegeta

  • Bugs Bunny può umiliare chiunque

  • Deadpool può rompere la quarta parete

Non è potere. È metanarrativa.

Il mito del combattente perfetto è profondamente radicato nella cultura marziale. L’idea che esistano limiti superabili solo con disciplina, dolore e volontà è quasi sacra. Goku rappresenta questo ideale.

Saitama lo distrugge con una risata piatta.

Ed è proprio questo che disturba: Saitama è l’eresia definitiva del combattimento. Dice che, portata all’estremo, l’ossessione per la forza svuota il senso stesso della lotta. Quando non c’è più rischio, non c’è più significato.

In uno scontro tra Saitama e Goku, la logica del personaggio gag prevale sulle leggi della fisica marziale. Sempre. Inevitabilmente. Non perché Saitama sia “più forte”, ma perché non sta giocando allo stesso gioco.

Goku combatte per diventare migliore.
Saitama combatte perché non sa più cosa fare.

Ed è qui la verità più sottile: Goku vincerebbe in un universo di combattimento. Saitama vincerebbe in un universo di senso.

E nessuna trasformazione può competere con questo.



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