Da anni una critica ricorrente attraversa il dibattito tra lettori, fan e commentatori della cultura pop: Batman non dovrebbe essere in grado di sconfiggere la Justice League. L’argomento è apparentemente semplice e, a prima vista, logico. Batman è “solo” un essere umano. Nessun potere sovrumano, nessuna energia cosmica, nessuna benedizione aliena. Eppure, nella narrativa DC, il Cavaliere Oscuro non solo tiene testa a dèi viventi come Superman, Flash o Wonder Woman, ma possiede piani di contingenza per neutralizzare l’intera Justice League.
Quello che colpisce non è tanto la critica in sé, quanto la sua selettività. Perché lo stesso ragionamento raramente viene applicato ad altri personaggi apparentemente simili. Capitan Cold sconfigge Flash con regolarità. Lex Luthor mette in difficoltà Superman da decenni. Entrambi sono esseri umani. Nessuno grida allo scandalo. Nessuno parla di “plot armor”. Nessuno invoca l’inverosimiglianza narrativa. Allora la domanda diventa inevitabile: perché Batman no?
L’obiezione secondo cui Batman non dovrebbe poter battere la Justice League parte da un presupposto errato: che nell’universo DC “essere umano” significhi automaticamente “inermi”. La storia editoriale della DC Comics dimostra esattamente il contrario. L’universo DC è popolato da esseri umani che, grazie a tecnologia, intelletto, preparazione o risorse, sono in grado di confrontarsi con entità cosmiche.
Lex Luthor non ha poteri. Capitan Cold non ha poteri. Amanda Waller non ha poteri. Eppure sono tutti attori strategici di primo piano, capaci di influenzare eventi su scala planetaria o universale. Il potere, nella DC, non è mai stato limitato al sovrannaturale. È sempre stato anche conoscenza, pianificazione, accesso alle risorse.
Batman incarna questa filosofia in modo più puro e coerente di chiunque altro.
Prendiamo Capitan Cold. Leonard Snart è un criminale umano, senza mutazioni o abilità metaumane. La sua arma principale è una pistola criogenica. Eppure riesce a fermare Flash, l’uomo più veloce del mondo. Come?
La risposta è semplice e raramente contestata: tecnologia specializzata. La pistola di Capitan Cold non “spara freddo” in senso banale. Genera campi di entropia zero, abbassa la temperatura molecolare fino a bloccare il movimento, altera le leggi locali della fisica. È un’arma progettata specificamente per contrastare la velocità.
Flash non perde perché è “più debole”. Perde perché affronta un avversario che conosce la sua principale forza e la neutralizza. Nessuno dice che Capitan Cold “non dovrebbe” poter vincere. Anzi, viene considerato un esempio di villain intelligente, coerente, tematico.
Lex Luthor rappresenta un caso ancora più evidente. Superman è virtualmente invincibile. Forza divina, velocità, resistenza, visione termica, sensi ipersviluppati. Eppure Luthor è il suo arcinemico per eccellenza.
Perché? Perché Luthor gioca su un altro piano. Usa kryptonite, esoscheletri avanzati, manipolazione politica, informazione, pressione morale. Non affronta Superman come un pugile affronta un altro pugile. Lo affronta come uno stratega affronta un sistema.
Ancora una volta, nessuno contesta la plausibilità. Nessuno dice: “Ma Luthor è solo un umano”. Al contrario, la sua pericolosità deriva proprio dal fatto che è umano, e quindi imprevedibile, ambizioso, spietato.
Batman applica esattamente lo stesso paradigma, ma a un livello superiore. Dove Capitan Cold studia Flash e Luthor studia Superman, Batman studia tutti. La Justice League non è per lui una squadra di amici. È una collezione di potenziali minacce globali.
Bruce Wayne non combatte la Justice League con i pugni. Combatte con preparazione, contromisure, piani di contingenza. Sa che Superman è vulnerabile alla kryptonite. Sa che Flash può essere disorientato da campi temporali o stimoli sensoriali estremi. Sa che Wonder Woman può essere intrappolata o manipolata a livello simbolico e psicologico. Sa che Aquaman dipende dall’accesso all’acqua. Sa che Green Lantern dipende dalla concentrazione e dalla volontà.
Queste non sono forzature narrative. Sono applicazioni coerenti delle regole interne dell’universo DC.
La domanda centrale è lecita: perché Batman non potrebbe usare le stesse armi degli altri esseri umani che sconfiggono supereroi?
La risposta è che lo fa. Costantemente.
Batman utilizza tecnologia aliena, armi energetiche, intelligenza artificiale, nanotecnologia, esoscheletri, armature anti-Kryptoniane, protocolli mentali e persino contromisure magiche. La differenza non è se lo faccia, ma come e perché.
A differenza di Luthor o di Capitan Cold, Batman non è un villain. Non agisce per conquista, ego o vendetta. Agisce per prevenzione. Le sue armi non sono strumenti di dominio, ma di contenimento. Questo introduce un conflitto etico che rende le sue vittorie narrative più scomode e, paradossalmente, più contestate.
Il disagio che molti provano di fronte a Batman che batte la Justice League non è logico, ma simbolico. Batman rappresenta una minaccia concettuale: dimostra che il potere assoluto può essere neutralizzato da qualcuno che non lo possiede.
Flash perde contro Capitan Cold senza che il suo mito venga intaccato. Superman perde contro Luthor senza che la sua divinità venga messa in discussione. Ma se Batman può battere tutti, allora nessuno è davvero al sicuro. E questo è disturbante.
Batman non vince perché è più forte. Vince perché è più preparato. E questo sposta il centro del potere dalla genetica, dal destino o dall’alienità alla responsabilità umana.
La famosa “prep time” di Batman viene spesso ridicolizzata come un espediente narrativo. In realtà è il cuore stesso del personaggio. Bruce Wayne ha visto cosa succede quando il caos colpisce senza preavviso. Ha dedicato la sua vita a fare in modo che ciò non accada mai più.
In un universo popolato da dèi, alieni e forze cosmiche, Batman è la personificazione della paranoia razionale. Non perché non si fidi degli altri, ma perché sa che anche i migliori possono cadere, essere corrotti, controllati o sbagliare.
Batman non è un’anomalia incoerente nella DC Comics. È la dimostrazione più radicale di una regola già accettata: nell’universo DC, l’essere umano non è debole per definizione. È pericoloso quando pensa, pianifica e si prepara.
Se accettiamo che Capitan Cold possa fermare Flash e che Lex Luthor possa mettere in ginocchio Superman, allora dobbiamo accettare anche Batman che tiene testa alla Justice League. Non perché sia “più umano”, ma perché è l’essere umano che ha portato logica, strategia e responsabilità al loro limite estremo.
Batman non vince contro gli dèi perché li supera. Vince perché li capisce. E questo, più di qualsiasi superpotere, è ciò che lo rende davvero temibile.
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