domenica 23 novembre 2025

Failsafe: il piano definitivo di Batman contro sé stesso. Quando il Cavaliere Oscuro diventa la minaccia

 




C’è una domanda che attraversa da decenni l’universo DC e che inquieta lettori e autori più di qualsiasi supercriminale: cosa succederebbe se Batman diventasse cattivo? Non se fosse controllato mentalmente, non se venisse posseduto o manipolato, ma se scegliesse consapevolmente di oltrepassare il limite. Se decidesse di uccidere. Se la sua bussola morale, pilastro dell’intero mito del Cavaliere Oscuro, si spezzasse.

Batman, più di chiunque altro, è ossessionato da questa possibilità. E come ogni ossessione degna di questo nome, non viene lasciata al caso. La risposta esiste. È reale. È attiva. E soprattutto non chiede permesso.

Il suo nome è Failsafe.

Per comprendere Failsafe bisogna capire una verità fondamentale: Batman non si fida di nessuno, nemmeno di sé stesso. Anzi, soprattutto di sé stesso. La sua genialità strategica nasce proprio da questa sfiducia radicale. Bruce Wayne sa di essere umano, fallibile, emotivamente instabile. Sa che il trauma non guarisce. Sa che la linea che separa giustizia e vendetta è sottile, e che basta un passo falso per trasformarsi in ciò che combatte.

Non è un caso che Batman abbia creato piani di neutralizzazione per ogni membro della Justice League. La celebre saga Tower of Babel lo ha reso evidente: se Superman, Wonder Woman, Flash o Lanterna Verde impazzissero, Batman avrebbe già pronto il modo di fermarli. Questo gli è costato la fiducia dei suoi alleati, ma non lo ha mai fatto vacillare. Per lui, la prevenzione è un dovere morale.

Ma per anni è rimasta una domanda sospesa: chi ferma Batman?

Per molto tempo si è creduto che Batman non avesse una vera contromisura contro sé stesso. L’idea implicita era che, se Bruce Wayne avesse perso il controllo, sarebbe stato compito della Justice League fermarlo. Ma questa è una visione ingenua. Batman sa perfettamente che, se decidesse davvero di diventare un assassino, nessuno sarebbe preparato quanto lui.

Ed è qui che entra in scena Failsafe.

Failsafe non è un piano su carta. Non è un protocollo attivabile a mano. Non è un’arma da usare “se necessario”. È un’entità autonoma, un sistema di sicurezza assoluto progettato per un solo scopo: neutralizzare Batman se Batman uccide.

Il dettaglio più inquietante è questo: Failsafe non è stato creato da Bruce Wayne nella sua piena umanità. È stato progettato da Batman di Zur-En-Arrh, una personalità alternativa che Bruce ha deliberatamente costruito nella propria mente.

Zur-En-Arrh è Batman privato di Bruce Wayne.
Niente empatia.
Niente senso di colpa.
Niente legami emotivi.

Solo la missione.

Questa personalità di riserva nasce come meccanismo estremo: se Bruce Wayne venisse compromesso mentalmente, se il trauma prendesse il sopravvento, Zur-En-Arrh emergerebbe per garantire che Batman continui a operare. Ma Zur-En-Arrh ha una visione ancora più radicale: se Batman diventa un assassino, Batman deve essere fermato. Definitivamente.

Failsafe è il suo capolavoro.

In apparenza, Failsafe è un robot. Ma definirlo così è riduttivo. È una intelligenza tattica incarnata, costruita con un solo parametro di valutazione: Batman ha ucciso?

Se la risposta è sì, non esiste dibattito.
Non esiste processo.
Non esiste redenzione.

Failsafe si attiva automaticamente e considera Batman la minaccia numero uno del pianeta.

La cosa più disturbante è che Failsafe conosce Batman meglio di chiunque altro. Ogni tecnica di combattimento, ogni gadget, ogni rifugio segreto, ogni abitudine, ogni schema mentale. È stato progettato per anticiparlo, non per inseguirlo. Non combatte Batman sul suo stesso piano: lo supera.

Failsafe entra in azione quando Batman viene incastrato per l’omicidio del Pinguino. Cruciale sottolinearlo: Batman non ha realmente ucciso. Ma Failsafe non giudica le intenzioni, né le circostanze. Funziona su una logica binaria. Un omicidio attribuito a Batman è sufficiente.

Questo dettaglio rivela un aspetto fondamentale del personaggio: Batman non si concede il beneficio del dubbio. Non si fida nemmeno delle prove a suo favore. Ha progettato un sistema che presume la sua colpevolezza, non la sua innocenza.

Failsafe entra in funzione e inizia a smantellare Batman pezzo per pezzo.

Failsafe non è solo fisicamente superiore a Batman. È strategicamente devastante. Neutralizza i suoi alleati. Prevede le sue mosse. Usa Gotham come una scacchiera. Batman tenta tutto: gadget, ingegno, improvvisazione. Nulla funziona.

Questo è il punto più umiliante per il Cavaliere Oscuro: Failsafe vince perché è Batman senza esitazioni. È ciò che Bruce Wayne si è sempre rifiutato di diventare.

In un confronto diretto, Batman perde. Non perché sia diventato debole, ma perché ha scelto di restare umano.

Esiste una sola persona in grado di disattivare Failsafe: Alfred Pennyworth. Non un codice. Non un comando vocale. Una persona.

Questo dettaglio è tutt’altro che casuale. Alfred è l’ancora morale di Bruce Wayne, la figura paterna, la coscienza silenziosa. L’unico essere umano di cui Batman si fidi davvero, più di sé stesso.

Ma quando Failsafe si attiva, Alfred è scomparso.

Ed è qui che la storia assume un valore simbolico devastante: senza umanità, la macchina non può essere fermata.

Failsafe non è solo una trovata narrativa. È una dichiarazione definitiva su chi è Batman. Bruce Wayne sa di essere pericoloso. Sa che, se perdesse il controllo, diventerebbe qualcosa di peggiore di Joker o Bane. Per questo costruisce un boia per sé stesso.

Batman è l’unico supereroe che considera la propria eliminazione come un atto di responsabilità.

In questo senso, Failsafe non è un fallimento del personaggio, ma la sua massima espressione etica. È la prova che Batman non combatte solo il crimine: combatte se stesso.

Il messaggio che emerge è inquietante e attualissimo: la sicurezza assoluta ha un costo. Failsafe dimostra cosa accade quando il controllo supera la fiducia, quando il protocollo sostituisce il giudizio, quando la prevenzione elimina la compassione.

Batman accetta questo prezzo. È disposto a essere cacciato, distrutto, persino ucciso, pur di garantire che la sua missione non venga corrotta.

Nessun altro eroe arriverebbe a tanto.

Failsafe è la risposta definitiva alla domanda “chi ferma Batman?”. La risposta non è Superman, non è la Justice League, non è un dio né un alieno. È Batman stesso.

Nella mitologia dei supereroi, Failsafe rappresenta un unicum: un eroe che costruisce la propria fine come parte integrante della propria missione. Non per nichilismo, ma per responsabilità.

Batman non è il più forte.
Non è il più veloce.
Non è il più potente.

Ma è l’unico che ha avuto il coraggio di chiedersi: e se il mostro fossi io?
E di preparare la risposta.



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