mercoledì 25 marzo 2026

Bullseye: l'assassino perfetto (senza superpoteri)

Nel vasto universo Marvel, popolato da dei, mutanti e scienziati potenziati da sieri stravaganti, c'è un uomo che uccide con una graffetta. Non ha raggi gamma nel sangue, non ha fattori di guarigione, non ha alieni simbionti. Ha solo una mira perfetta. E una psiche disturbata.

Il suo nome è Bullseye. Ed è uno dei villain più letali e sottovalutati della Casa delle Idee.

Bullseye, il cui vero nome nei fumetti è stato rivelato solo molto più tardi come Benjamin "Dex" Poindexter, è il nemico giurato di Daredevil . La sua reputazione è semplice e terrificante: qualunque oggetto nelle sue mani diventa un'arma letale.

Non è un'esagerazione. Bullseye ha ucciso persone con:

  • Stuzzicadenti

  • Matite

  • Carte da gioco

  • Graffette

  • Monete

  • Persino un nocciolo di oliva 

Immaginate di essere seduti al bar. L'uomo al tavolo accanto prende una cannuccia di carta, la spezza in due, e con un gesto apparentemente disinvolto ve la pianta in gola prima ancora che possiate battere ciglio. Ecco Bullseye. Non c'è distanza, non c'è bersaglio, non c'è oggetto che non possa trasformare in un proiettile.

E a differenza di altri personaggi Marvel che hanno bisogno di armi sofisticate o tecnologie avanzate, lui è così abile da uccidere con qualsiasi cosa abbia a portata di mano.

Questa è una delle domande più frequenti quando si parla di Bullseye. Come fa ad essere così preciso? Deve per forza avere un superpotere, no?

E invece no. Bullseye non è un mutante . Non ha un gene X che gli conferisce l'abilità. Non è nato con un fattore rigenerante o con una forza sovrumana.

La sua mira è il risultato di un coordinamento occhio-mano al limite dell'incredibile, affinato da anni di pratica e da un talento naturale fuori dal comune . Fin da bambino, quando viveva in un orfanotrofio dopo la morte dei genitori, Dexter scoprì di avere una mira innata: cominciò a colpire bersagli con sassi, poi con qualsiasi altra cosa gli capitasse a tiro .

Nei fumetti classici, per un certo periodo venne suggerita una spiegazione pseudo-scientifica: un tumore al cervello che alterava la sua percezione visiva e i riflessi . Ma si trattava di una delle tantissime idee di continuità abbandonate. La versione più accreditata e definitiva è che Bullseye è semplicemente un fenomeno: un uomo con un talento sovrumano ma del tutto naturale.

Fin qui, Bullseye è un uomo pericoloso ma fragile. Un proiettile ben piazzato, una coltellata, un pugno abbastanza forte, e il gioco è fatto. Almeno, questo era vero prima del suo famoso scontro con Daredevil.

In uno dei loro innumerevoli duelli, Daredevil riuscì a far cadere Bullseye da un'impalcatura dei cavi del telefono. La caduta fu di diversi piani, e il risultato fu una colonna vertebrale frantumata. Bullseye rimase paralizzato dalla vita in giù .

Sembrava la fine della sua carriera. Invece, fu solo l'inizio di una nuova fase.

Un misterioso scienziato giapponese di nome Lord Dark Wind (il cui vero nome è Kenji Oyama) lo prese sotto la sua ala. Lord Dark Wind era un genio della metallurgia, specializzato nel processo di legatura dell'adamantio alle ossa . Lo stesso processo, tra l'altro, usato per rivestire lo scheletro di Wolverine.

Lord Dark Wind operò Bullseye e rivestì la sua colonna vertebrale (e in alcune versioni, anche altre ossa) con l'adamantio, il metallo più resistente dell'universo Marvel . L'operazione fu un successo: Bullseye non solo riacquistò la mobilità, ma si ritrovò con uno scheletro parzialmente indistruttibile.

C'è un problema, però. L'adamantio è tossico.

Nel corpo di Wolverine, il costante avvelenamento da adamantio viene tenuto a bada dal suo leggendario fattore di guarigione, che lavora 24 ore su 24 per riparare i danni provocati dal metallo . Ma Bullseye non ha alcun fattore di guarigione .

E allora come fa a non morire avvelenato?

La risposta, tipicamente marveliana, è: non lo sappiamo. Non è mai stato spiegato del tutto . Forse la quantità di adamantio è molto inferiore rispetto a quella di Wolverine (solo la colonna vertebrale, non tutto lo scheletro). Forse Lord Dark Wind ha sviluppato una lega meno tossica. Forse, semplicemente, ai fumetti non interessa spiegare tutto. Quel che conta è che Bullseye è tornato in piedi, più pericoloso di prima, e con un bonus di durabilità scheletrica.

Bullseye, da quel momento in poi, è diventato l'unico essere umano "normale" con un osso del collo che può fermare un proiettile. Cosa che, unita alla sua mira infallibile, lo rende un incubo per qualunque avversario.

Per capire davvero il personaggio, bisogna guardare cosa ha fatto con i suoi doni.

Questa è forse la sua impresa più famosa. Assoldato dal Kingpin, Bullseye affrontò Elektra Natchios, l'ex amante e alleata di Daredevil. Nel combattimento, Bullseye non solo la sopraffece, ma la uccise con la sua stessa sai, piantandogliela nel petto . L'immagine di Elektra che muore tra le braccia di Daredevil è una delle più iconiche (e tragiche) della storia del fumetto.

Anni dopo, Bullseye colpì ancora. Questa volta uccise Karen Page, un'altra storica fiamma di Daredevil . La sua crudeltà non conosce limiti e sa esattamente come colpire Matt Murdock dove fa più male.

Aneddoto meno cruento ma perfetto per capire il personaggio: su un aereo, Bullseye aveva una vicina di posto anziana che non smetteva di parlare. Prese una nocciolina, la lanciò con precisione millimetrica, e la fece finire dritta nella trachea della donna, che iniziò a soffocare. Quando l'assistente di volo passò, vide la signora che tossiva e disse: "Ah, che carina. Desidera altro?" .

Bullseye sorrise.

Uno degli sviluppi più interessanti del personaggio avvenne durante l'arco narrativo di Dark Reign. Norman Osborn (il folle Green Goblin) era diventato il capo della sicurezza nazionale americana e aveva formato la sua squadra di "Vendicatori". Aveva bisogno di un arciere che sostituisse Occhio di Falco. Chi scelse? Bullseye .

Osborn gli diede il costume di Hawkeye, un arco e delle frecce, e lo presentò al mondo come un eroe. La gente applaudiva Bullseye. I bambini gli chiedevano autografi. E intanto, lui continuava a uccidere, solo che ora lo faceva con l'approvazione del governo .

Naturalmente, la cosa finì male. Bullseye non sa reprimere i suoi istinti omicidi e alla fine fu smascherato. Ma il fatto che un assassino psicopatico sia riuscito a spacciarsi per un Vendicatore anche solo per un po' la dice lunga sulla sua abilità di mimetizzarsi... e sulla cecità del pubblico.

Per gli appassionati del Marvel Cinematic Universe, Bullseye è già apparso nella terza stagione di Daredevil (quando era ancora su Netflix), interpretato da Wilson Bethel. In quella serie, il suo personaggio si chiamava Benjamin Poindexter ed era un agente dell'FBI con problemi psicologici e una mira incredibile .

Ora, con l'imminente Daredevil: Born Again (in arrivo su Disney+), circolano voci interessanti. Diversi siti specializzati ipotizzano che, nell'MCU, Bullseye potrebbe essere ri-classificato come mutante .

La teoria ha un senso: nella serie Netflix, si accenna al fatto che Poindexter aveva capacità innate fin dall'infanzia, e che sono emerse dopo un trauma (la morte dei genitori), esattamente come succede per i mutanti . Inoltre, nella scena post-credit, lo si vede sottoposto a un intervento chirurgico sperimentale dal dottor Kenji Oyama, che nei fumetti è proprio colui che lega l'adamantio alle ossa di Bullseye e che ha creato il programma Arma X .

Se la teoria si rivelasse corretta, l'MCU starebbe preparando il terreno per l'arrivo ufficiale degli X-Men, e Bullseye diventerebbe a tutti gli effetti un mutante. Sarebbe una svolta importante rispetto ai fumetti, ma perfettamente in linea con la tendenza dei Marvel Studios di adattare e rimescolare le origini dei personaggi (come hanno fatto con Ms. Marvel).

Alla fine, il fascino di Bullseye è semplice: è l'incubo di chiunque creda che la distanza sia una protezione.

Con un supercriminale generico, sai che se sei abbastanza lontano, se hai un muro, se hai un esercito, sei al sicuro. Con Bullseye, non esiste sicurezza. Quel fermacampioni sul tuo comodino? Quella forchetta nel cassetto? Quella monetina nel portafoglio? Sono tutte potenziali armi.

È l'assassino perfetto non perché è il più forte, ma perché è il più ingegnoso. E mentre Thor evoca fulmini e Iron Man spara razzi, Bullseye prende una graffetta e ti fa secco.

Non serve essere un dio per essere temuto. Basta non sbagliare mai.


martedì 24 marzo 2026

Poteri inespressi: 10 supereroi (e villain) che sono volutamente fessi

Avete presente quei film in cui il cattivone ha il protagonista sotto tiro, spiega l'intero piano malvagio con calma, ma poi invece di sparare si perde in un monologo e si fa disarmare? Ecco, l'universo Marvel è pieno di personaggi così. Gente che ha in pugno un potere cosmico, capace di piegare la realtà, distruggere galassie o guarire ogni malattia. E che fine fanno? Si fanno stendere da Daredevil.

Non è questione di forza bruta. È questione di immaginazione (o della sua mancanza). Alcuni eroi e villain sono degli idioti geniali: hanno la pistola più grossa del saloon, ma la usano per schiacciare le noci. Se solo smettessero di limitarsi, diventerebbero letteralmente inarrestabili.

Ecco una lista dei peggiori (e migliori) esempi di potere sprecato.

1. La Macchia (Spot): un portale vivente che si fa prendere a pugni

Partiamo da un villain perfetto per capire il concetto: il dr. Jonathan Ohnn, meglio noto come La Macchia (Spot). Questo tizio è un portale vivente per la Forza Oscura, una dimensione di pura energia che filtra nel mondo Marvel. Mentre la maggior parte degli eroi collegati a questa forza (come Cloak) ne riceve solo un frammento, la Macchia è il portale. In teoria, potrebbe attingere a energia illimitata per:

  • Accrescere la sua forza a livelli cosmici

  • Teletrasportare chiunque nella dimensione oscura (dove sarebbe Dio)

  • Fabbricare oggetti solidi fatti di Forza Oscura

  • Prosciugare l'energia vitale dei nemici

E invece cosa fa? Crea mini varchi di teletrasporto sul suo corpo, li usa per far sparire i pugni degli avversari e farli riapparire alle loro spalle, e puntualmente prende legnate da Spider-Man. È l'equivalente di avere un cannone laser e usarlo come accendino. Per fortuna degli eroi, è un totale idiota che non si rende conto del suo potenziale.

2. L'Uomo Assorbente (Absorbing Man): potrebbe essere invincibile, ma è troppo stupido

Crusher Creel, l'Uomo Assorbente, ha un potere teoricamente imbattibile: tocca un materiale e ne assorbe le proprietà. Tocca l'acciaio? Diventa acciaio. Tocca la gomma? Diventa gomma. Tocca la nebbia? Diventa nebbia.

E ora pensateci un attimo. Se usasse il suo potere al 100%:

  • Potrebbe trasformarsi in adamantio (il metallo indistruttibile di Wolverine) o in uru (il metallo magico del martello di Thor) e diventare invulnerabile a qualsiasi cosa.

  • Potrebbe alterare le sue dimensioni trasformandosi in un gas espandibile o in una massa superdensa.

  • Potrebbe diventare un gas velenoso e uccidere tutti in un raggio di chilometri.

  • Potrebbe toccare un campo di forza e diventare lui stesso un campo di forza.

Ma Creel è, per usare un eufemismo, non il più brillante del villaggio. È troppo stupido per capire le potenzialità del suo dono. E così finisce per prendere legnate da Daredevil. Sì, l'Uomo Assorbente, che può diventare adamantio, viene sconfitto da un cieco con due bastoni. Dov'è la giustizia?

3. Dagger (Tandy Bowen): una dea della luce che si accontenta di fare le lame

Passiamo agli eroi. Dagger (Tandy Bowen) è il contraltare luminoso della Macchia. Mentre lui è un portale per la Forza Oscura, lei è un portale per la Luce Vivente, l'energia opposta. Le sue capacità attuali sono già notevoli: crea lame di luce psichiche che indeboliscono i nemici, spengono dispositivi elettrici, tagliano quasi qualsiasi cosa e possono persino curare le dipendenze (ha letteralmente disintossicato gente dal veleno di simbionte).

Ma se usasse il suo potere al massimo? Le possibilità sono sbalorditive:

  • Potrebbe guarire qualunque malattia, dal cancro al COVID.

  • Potrebbe rigenerare ecosistemi distrutti e terre avvelenate.

  • Come portale vivente per l'energia primordiale della luce, potrebbe assorbirne a volontà e diventare forte almeno quanto Capitan Marvel (se non di più).

E invece Tandy si limita a lanciare pugnaletti luminosi e a fare da spalla a Cloak. Un potenziale divino sprecato in lotte notturne contro spacciatori di quartiere.

4. Cloak (Tyrone Johnson): il padrone della Forza Oscura... che fa da tassista

Se Dagger è il portale della luce, Cloak (Tyrone Johnson) è il portale delle tenebre. E tecnicamente è persino più potente della Macchia. Il suo mantello non è un indumento: è un varco vivente per la dimensione della Forza Oscura, e Tyrone può:

  • Inghiottire persone e oggetti nell'oscurità (dove vengono consumati dalla paura e dall'isolamento)

  • Teletrasportare sé e altri attraverso ombre

  • Prosciugare l'energia vitale dei nemici

  • Rendere il mantello solido come l'acciaio o fluido come il fumo

E invece Cloak nella maggior parte delle apparizioni fa sostanzialmente da tassista per Dagger. La usa per teletrasportarsi da una parte all'altra e basta. Raramente sfrutta il vero potenziale offensivo del suo potere. Se decidesse di diventare aggressivo, potrebbe inghiottire interi eserciti senza sforzo.

5. Microbo (Microbe): l'uomo che potrebbe curare il mondo (e non lo sa)

Zachary Smith, in arte Microbo, è uno dei personaggi più sottovalutati della Marvel. Un ragazzo obeso, insicuro, senza il physique du rôle del supereroe. Il suo potere? Comandare i microbi, i virus e tutti i microrganismi esistenti.

Pensateci un attimo. Questo ragazzo può:

  • Procurare malattie ai suoi avversari (febbre, nausea, polmonite fulminante) senza toccarli

  • Uccidere facendo sviluppare un cancro o un virus letale in pochi secondi

  • Far ossidare i metalli ordinando ai batteri di divorarli (addio armature di Iron Man)

  • Individuare chiunque anche se travestito, analizzando i batteri unici sulla sua pelle

  • Curare qualsiasi infezione ordinando ai patogeni di smettere di attaccare

  • Produrre medicine comandando ai batteri di sintetizzare antibiotici o antivirali

  • Risanare l'ambiente ordinando a batteri mangia-plastica di ripulire gli oceani

Immaginate Microbo in un ospedale: potrebbe cancellare tutte le malattie infettive in un pomeriggio. Durante il COVID, avrebbe potuto ordinare al virus di autodistruggersi e la pandemia sarebbe finita in un'ora. Ma Zachary non si rende conto del suo potere. Finisce per essere un comprimario, spesso dimenticato, e alla fine muore durante Civil War (nell'attacco di Nitro a Stamford). Una delle morti più inutili e sprecare della Marvel.

6. Spider-Man: l'avatar di un dio che si crede un "ragazzino simpatico"

Ah, Spider-Man. Tutti lo amano. È l'eroe della porta accanto, quello con i problemi di soldi, la zia malata e la sfortuna cronica. E tutti pensano che sia un peso leggero, un acrobata simpatico ma di seconda fascia. Peccato che sia una balla cosmica.

Spider-Man non è solo un ragazzo morso da un ragno radioattivo. È l'avatar terrestre del dio-ragno Anansi, una divinità dell'ordine che ha scelto Peter come suo campione. Tradotto: Peter ha una forza che può superare le 30 tonnellate (e in certi casi ha sollevato molto di più), la migliore agilità dell'universo Marvel, un senso di ragno che è quasi precognizione, e una serie di poteri extra che lui stesso reprime inconsciamente:

  • Pungiglioni velenosi sui polsi (paralizzanti)

  • Visione notturna

  • Capacità di parlare con gli insetti

  • Spider-zampe (in un'occasione ne ha fatte emergere quattro dalla schiena per difendersi)

  • Ragnatele organiche più dure dell'acciaio

In teoria, Peter potrebbe essere al livello della Cosa (Ben Grimm) o addirittura di Thor in termini di forza bruta. Ma lui si trattiene. Sempre. Ha paura di ferire qualcuno, ha paura di diventare un mostro, ha paura di uscire dai limiti che si è autoimposto. E così resta "l'eroe amichevole di quartiere", quando potrebbe essere un dio protettore di New York.

L'universo alternativo MC2 (Terra 982) ce lo mostra: sua figlia May "Spider-Girl" Parker usa il senso di ragno meglio del padre, individuando punti deboli e usando l'aderenza alle superfici come un campo di forza per deviare i colpi. Se Peter imparasse da sua figlia, sarebbe imbattibile.

7. La Torcia Umana (Johnny Storm): il più grande pirocineta che si limita a bruciare

Johnny Storm è la Torcia Umana. Il suo potere è "prendere fuoco". E nella maggior parte delle storie, fa esattamente questo: si infiamma, vola, brucia i cattivi. Sembra semplice. Ma Johnny è in realtà uno dei pirocineti più potenti della Marvel, e i suoi poteri vanno molto oltre il semplice "essere in fiamme".

Johnny non controlla solo il fuoco. Controlla il calore. E questa è una differenza fondamentale:

  • Può provocare un colpo di calore a un avversario senza emettere nemmeno una fiamma (l'ha fatto a She-Hulk).

  • Può deviare i laser piegando la luce con il calore.

  • Può assorbire tutto il calore di un ambiente, portandolo a 0°C (in un What If ha congelato un'intera stanza).

  • Ha una vista termica capace di individuare sua sorella Sue anche quando è invisibile.

  • In alcune versioni ha creato copie di se stesso fatte di fuoco, o ha aumentato le sue dimensioni.

Se Johnny usasse il suo potere al massimo, potrebbe bruciare l'atmosfera terrestre, fondere l'intera crosta planetaria o diventare una stella vivente. E invece si accontenta di fare le fiammate e parlare di macchine. Un potenziale cosmico sprecato in corse automobilistiche.

8. Arcangelo (Warren Worthington III): l'angelo caduto che ha dimenticato di essere immortale

Warren Worthington III, il primo Angelo degli X-Men, ha sempre avuto la reputazione di essere il "volante" del gruppo. Alianti, piume, volo elegante, niente di più. Un potere grazioso ma poco utile in combattimento. Poi, durante la saga di Crimson Dawn, Warren ha manifestato una serie di mutazioni secondarie che lo hanno trasformato in un mostro da guerra:

  • Un fattore di guarigione paragonabile a quello di Wolverine

  • Artigli retrattili sulle mani come quelli dei rapaci (in grado di tagliare l'acciaio)

  • Ali infuocate che lanciavano lingue di fuoco abbastanza calde da sciogliere metallo e cemento

  • Sangue curativo in grado di guarire gli altri

Per un breve periodo, Warren è stato uno degli X-Men più devastanti. Poi questi poteri sono scomparsi (o sono stati dimenticati dagli sceneggiatori). Oggi è tornato ad essere "l'uomo con le ali". Peccato. Un arcangelo guerriero che potrebbe rigenerarsi e tagliare l'acciaio è infinitamente più interessante di un uccellino che vola in giro.

9. L'Uomo Ghiaccio (Bobby Drake): il dio del gelo che ha paura di sé stesso

Salviamo il migliore per ultimo. Bobby Drake, l'Uomo Ghiaccio, è forse il caso più clamoroso di potere inespresso nella storia della Marvel. Per decenni è stato considerato l'X-Men più debole, quello che fa i muri di ghiaccio e gli scivoli. Poi, negli ultimi anni, gli sceneggiatori hanno cominciato a chiedersi: "E se Bobby smettesse di trattenersi?"

La risposta fa paura. Bobby non "produce ghiaccio". Bobby controlla l'energia cinetica molecolare. Può portare la temperatura di qualsiasi cosa allo zero assoluto (-273°C), dove anche le reazioni nucleari si fermano. Le sue capacità teoriche includono:

  • Congelare l'intera Terra, riportandola a un'era glaciale

  • Creare creature di ghiaccio senzienti in grado di combattere alla pari con Thor

  • Creare copie di se stesso, ognuna con i suoi stessi poteri

  • Teletrasportarsi tramite sublimazione (da vapore a ghiaccio e viceversa)

  • Diventare una pozza d'acqua e riformarsi altrove (praticamente immortale)

  • Aumentare di dimensioni diventando un gigante di ghiaccio

  • Fermare le reazioni nucleari congelando gli atomi

Come disse una volta Thor agli X-Men: "Ci sono storie ad Asgard che raccontano che Ymir (il primo gigante di ghiaccio) era un umano, poi divenne il malvagio signore dei giganti e nemico di Asgard. Perciò controllate il vostro amico X-Men, e fate in modo che non diventi Ymir."

Le parole di Thor sono profetiche. Bobby Drake, con piena consapevolezza dei suoi poteri, potrebbe diventare una minaccia di livello cosmico. Ma lui è troppo insicuro, troppo giovane, troppo spaventato dalla sua stessa forza. Così si limita ai muri di ghiaccio.

Guardando questa lista, viene da chiedersi: ma quanti altri eroi e villain ci sono là fuori che vivono al di sotto delle loro possibilità? La verità è che nella Marvel, come nella vita, il vero limite non è quasi mai il potere in sé, ma la mente che lo usa. La Macchia e l'Uomo Assorbente sono stupidi. Microbo è insicuro. Spider-Man ha paura di ferire. L'Uomo Ghiaccio è terrorizzato da sé stesso. La Torcia è immaturo.

E forse, in fondo, è meglio così. Perché se tutti questi personaggi usassero i loro poteri al massimo, l'universo Marvel collasserebbe in cinque minuti. La Macchia riscriverebbe la realtà, l'Uomo Ghiaccio spegnerebbe il sole e Spider-Man diventerebbe un dio ragno vendicativo.

Per fortuna degli eroi (e dei lettori), la stupidità, la paura e l'insicurezza sono i più potenti freni narrativi mai inventati. E mentre i fan discutono su chi sia il più forte, i personaggi continuano a prendere legnate da Daredevil. Ed è giusto così.


lunedì 23 marzo 2026

Skrull nell'MCU: vittime o invasori? La complessa moralità dei mutaforma

Se c'è una cosa che il Marvel Cinematic Universe ha insegnato ai suoi spettatori, è che le apparenze ingannano. E nessuna razza aliena incarna meglio questo principio degli Skrull. Quei volti verdi rugosi, quelle orecchie a punta, quella capacità di diventare chiunque vogliano: chi li guarda non può fare a meno di pensare "cattivi". Eppure, quando li incontriamo per la prima volta in Captain Marvel (2019), la sorpresa è dietro l'angolo. Quella che sembrava una classica storia di invasione aliena si trasforma in un racconto di persecuzione, esilio e sopravvivenza.

Ma allora: gli Skrull dell'MCU sono buoni o cattivi? La risposta, come spesso accade nell'universo Marvel, è più sfumata di quanto sembri.

Quando Captain Marvel uscì al cinema, i fan dei fumetti erano pronti a vedere la solita storia: gli Skrull come minaccia subdola, i Kree come i "buoni" guerrieri spaziali. E invece, il film ha capovolto ogni aspettativa.

La verità che Carol Danvers scopre è sconvolgente: gli Skrull non sono invasori, ma rifugiati. Il loro pianeta natale, Skrullos, è stato distrutto dai Kree in una guerra genocida durata millenni. I superstiti vagano per la galassia cercando un nuovo luogo dove vivere in pace, braccati dall'Impero Kree che li dipinge come mostri per giustificare la propria aggressività. Il leader del gruppo che incontriamo, Talos (interpretato da Ben Mendelsohn), non è un conquistatore: è un padre disperato che vuole solo riabbracciare la sua famiglia.

Questa inversione dei ruoli è stata una scelta narrativa deliberata da parte dei Marvel Studios. Lo stesso Kevin Feige, presidente dei Marvel Studios, ha dichiarato: "Una delle cose che volevamo fare in questo film è non giudicare un libro dalla copertina e sovvertire le nozioni preconcette del pubblico sugli alieni verdi dalle orecchie a punta".

Alla fine di Captain Marvel, Carol Danvers decide di aiutare Talos e i suoi rifugiati a trovare una nuova casa, volando via con loro nello spazio. Sembra l'inizio di una bella storia di redenzione. Peccato che non sia andata così.

Passano gli anni. Nell'universo cinematografico, sono passati più di trent'anni da quegli eventi. E Nick Fury, che aveva promesso aiuto agli Skrull, non ha mai mantenuto la parola.

La serie Secret Invasion (2023) ci mostra le conseguenze di questa promessa infranta. Un gruppo di Skrull, guidato dal radicale Gravik (Kingsley Ben-Adir), ha perso la fiducia in Fury e nell'umanità. Dopo decenni a nascondersi, a impersonare umani solo per sopravvivere, a vedere i propri cari morire mentre aspettano una casa che non arriva, alcuni Skrull hanno deciso che è tempo di prendersi ciò che gli spetta con la forza.

Gravik non è un mostro senza cuore. È il prodotto di una promessa tradita. Da bambino, aveva creduto in Nick Fury. Ora, quell'ingenuità è stata sostituita da un'amarezza profonda e da una determinazione ferrea: gli Skrull non chiederanno più asilo. Lo prenderanno.

E così, siamo davanti a un paradosso morale. Gli Skrull rimangono, in larga parte, delle vittime. Sono ancora un popolo senza patria, ancora perseguitati dai Kree (e ora anche dagli umani, se scoprissero la verità). Ma alcuni di loro, spinti dalla disperazione, sono diventati i cattivi della situazione. Non per malvagità intrinseca, ma per la logica spietata di chi non ha più nulla da perdere.

Se tutto questo vi sembra complicato, aspettate di conoscere la versione cartacea. Nei fumetti Marvel, gli Skrull sono da sempre tra i villain più feroci e subdoli dell'intero universo.

Apparsi per la prima volta nel lontano 1962 in Fantastic Four #2, gli Skrull classici sono un impero militarista e conquistatore. La loro guerra contro i Kree è durata milioni di anni, e la Terra è finita in mezzo a questo conflitto più volte. Sono subdoli, spietati, disposti a tutto pur di espandere il proprio dominio.

La storia più famosa che li vede protagonisti è proprio "Secret Invasion" (2008), da cui la serie TV ha preso il nome. Nel fumetto, si scopre che gli Skrull hanno sostituito numerosi supereroi con i loro impostori, infiltrandosi nelle massime cariche del mondo supereroistico per anni prima di attaccare apertamente. La loro regina, Veranke, ha impersonato Jessica Drew (Spider-Woman) per anni, sedendo persino tra gli Avengers. Questo è il livello di tradimento e inganno di cui sono capaci i fumetti: non vittime, ma predatori.

E poi ci sono i Super-Skrull, come Kl'rt, potenziati con i poteri di interi team di eroi (il primo aveva tutti i poteri dei Fantastici Quattro). E i Warskrull, nati con l'abilità di copiare i poteri altrui senza bisogno di tecnologia. Insomma, un incubo per qualsiasi difensore della Terra.

La chiave per capire questa differenza sta nelle dimensioni e nelle circostanze.

Nei fumetti, l'Impero Skrull è una potenza galattica immensa, antica di milioni di anni, che ha conquistato intere galassie. Sono militaristi, imperialisti, e la loro guerra contro i Kree è una lotta per il predominio cosmico. La Terra è solo una pedina.

Nell'MCU, invece, gli Skrull che abbiamo incontrato sono solo i superstiti di un genocidio. Il loro impero è stato distrutto. La loro civiltà è in frantumi. Quelli che vediamo sono profughi, non conquistatori. Certo, come mostra Secret Invasion, anche i profughi possono diventare pericolosi quando la disperazione supera un certo limite. Ma non è la stessa cosa.

Come ha spiegato Kevin Feige, l'idea è che "incontrerai Skrull buoni e Skrull cattivi", esattamente come tra gli esseri umani. Non sono una razza monolitica. C'è chi, come Talos, ha mantenuto la fiducia in Fury e nella cooperazione. E chi, come Gravik, ha scelto la via della violenza.

Dire Wraith sono una sottospecie deviante degli Skrull, separatasi millenni fa. Mentre gli Skrull classici usano la mutaforma per infiltrarsi, i Dire Wraith usano la magia oscura e succhiano il cervello delle vittime con una lingua retrattile per rubarne i ricordi e l'identità. Sono vampiri psichici, spietati, e anche gli altri Skrull li hanno cacciati via per la loro pericolosità.

Se gli Skrull dei fumetti sono già dei villain temibili, i Dire Wraith sono il livello successivo di orrore. Per fortuna, nell'MCU non sono ancora comparsi (e forse è meglio così).

Allora, alla fine: gli Skrull dell'MCU sono buoni o cattivi?

La risposta più onesta è: dipende da quale gruppo stai guardando e in che momento. Quelli che abbiamo incontrato in Captain Marvel erano prevalentemente vittime, buone e compassionevoli. Quelli che vediamo in Secret Invasion sono più complessi: alcuni sono ancora leali a Fury, altri si sono radicalizzati diventando una minaccia concreta per la Terra.

Forse il vero insegnamento della storia degli Skrull nell'MCU è che non esistono razze intrinsecamente malvagie. Esistono circostanze che spingono le persone a diventare mostri. I Kree li hanno trasformati in profughi. Nick Fury, con la sua promessa mantenuta, li ha trasformati in alleati. E il fallimento di Fury, con decenni di attesa e nessuna casa all'orizzonte, ha trasformato alcuni di loro in terroristi.

Non sono buoni. Non sono cattivi. Sono, semplicemente, disperati. E la disperazione, come ben sanno i fan di lunga data, è il carburante più pericoloso che esista.


domenica 22 marzo 2026

Deadpool vs Wolverine: perché la sua guarigione è molto più forte?

Se c’è un superpotere che associamo immediatamente a Wolverine, quello è il fattore di guarigione. Logan può sopravvivere a colpi di katana al cuore, a bombe, a secoli di invecchiamento. È il suo marchio di fabbrica. Eppure, quando si parla di Deadpool, il Mercenario Chiacchierone, la sua capacità rigenerativa è spesso descritta come ancora più estrema: Wade Wilson si è fatto saltare in aria, ha ricostruito interi arti in pochi secondi, è sopravvissuto a decapitazioni (e ha continuato a parlare mentre la sua testa rotolava). Come è possibile che un fattore di guarigione artificiale, copiato da quello di Wolverine, sia diventato più potente dell'originale?

La risposta non è nella scienza dei sieri, ma nella sofferenza. Non è stato il DNA a renderlo migliore. È stato l'allenamento. O meglio: un ciclo infinito di morte e resurrezione forzata che ha trasformato un esperimento fallito nell'essere immortale che conosciamo.

Per capire Deadpool, bisogna partire da Wolverine. Logan è un mutante naturale: il suo fattore di guarigione è un potere innato, un dono genetico che gli permette di rigenerare i tessuti a velocità sovrumana. Quando il governo canadese lo arruolò nel Programma Arma X (Weapon X) per rivestire le sue ossa di adamantio, il fattore di guarigione fu messo a dura prova. Il processo di legatura del metallo al suo scheletro lo portò sull'orlo della morte, e fu proprio il suo potere a tenerlo in vita, attivandosi al massimo per salvarlo. Logan ne uscì vivo ma traumatizzato, con gli artigli e lo scheletro indistruttibili.

Qualche anno dopo, il programma Arma X (rinominato Weapon Plus) decise di replicare il successo. Il loro obiettivo era creare un supersoldato con un fattore di guarigione artificiale, da impiantare in normali esseri umani. Il soggetto designato fu Wade Wilson, un ex soldato delle forze speciali affetto da un cancro aggressivo e terminale. Wade si offrì volontario, sperando che il trattamento lo salvasse. Gli venne iniettato un siero basato sul DNA di Wolverine, e per un breve momento sembrò funzionare.

Poi tutto andò storto.

Il siero non si integrò correttamente. Invece di guarire Wade, il suo corpo iniziò a lottare contro la nuova sostanza. Il risultato fu che il fattore di guarigione rimase latente, inattivo. Ma non solo: la reazione del siero con il suo organismo (e forse con il cancro) sfigurò orribilmente Wade, devastandogli la pelle e lasciandolo con un corpo deturpato, coperto di cicatrici e tessuto necrotico. Il programma lo dichiarò un esperimento fallito e lo spedì in una struttura segreta: un luogo a metà tra un ospedale militare e una prigione, dove venivano relegati i "soggetti falliti" per essere dimenticati.

Qui inizia la parte che nessun altro supereroe ha dovuto subire.

Questa struttura non era un carcere normale. Era un sadico laboratorio a cielo aperto. Le guardie, seccate dalla presenza di questi esseri umani mutilati e "inutili", sfogavano su di loro la loro frustrazione. E Wade Wilson, con la sua lingua lunga, le sue battute provocatorie e la sua incapacità di stare zitto, divenne presto il bersaglio preferito.

Le guardie lo picchiavano. Lo pestavano a sangue. Ogni giorno, più volte al giorno. Lo riducevano a un ammasso di carne sanguinante, lo trascinavano in infermeria più morto che vivo, poi aspettavano che si riprendesse – miracolosamente, sempre – per ricominciare da capo. Non sapevano che quei continui pestaggi stavano facendo esattamente ciò che il siero non era riuscito a fare: stavano forzando l'attivazione del fattore di guarigione.

Il fattore di guarigione, come un muscolo, diventa più forte più viene usato. All'inizio era solo un lento riprendersi da ferite lievi. Poi, a forza di essere spinto all'estremo, iniziò a funzionare sempre meglio. Ma il vero punto di svolta arrivò quando le guardie, in un eccesso di violenza, lo uccisero.

Non "lo ferirono gravemente". Lo uccisero. Il cuore si fermò. Il cervello smise di mandare segnali. Wade Wilson era clinicamente morto.

E fu proprio in quel preciso istante, sull'orlo del baratro, che il fattore di rigenerante, finora latente o debole, si attivò completamente. Per sopravvivere, per riportare indietro il suo corpo dalla morte, il potere dovette funzionare a un'intensità mai vista prima. E ci riuscì. Wade aprì gli occhi, ancora una volta. Era tornato.

Ma non era tornato uguale. Il fattore di guarigione, costretto a resuscitarlo da uno stato di morte reale, era diventato esponenzialmente più forte. E complice il fatto che quei pestaggi erano stati innumerevoli, che il suo corpo era stato distrutto e ricostruito centinaia di volte in modo traumatico, il suo fattore di guarigione aveva ormai superato quello di Wolverine.

Perché è più forte di Wolverine? Il confronto

Mettiamola così:

  • Wolverine ha un fattore di guarigione naturale, potente ma mai davvero "stressato" all'estremo prima dell'adamantio. Dopo l'adamantio, Logan è diventato quasi immortale, ma il suo corpo non è mai stato ucciso e resuscitato ripetutamente come quello di Wade. Logan guarisce in fretta, ma se lo decapiti e separi la testa dal corpo, muore.

  • Deadpool, al contrario, ha subito un vero e proprio "addestramento alla morte". Il suo fattore di guarigione è nato dalla necessità di riportarlo indietro da uno stato di morte clinica, e da allora è stato costantemente spinto al limite. Il risultato? Wade può rigenerare interi organi, ricrescere arti in pochi secondi, sopravvivere a decapitazioni (la sua testa continua a vivere e parlare mentre il corpo ne fa un'altra), e persino resistere a maledizioni magiche che ucciderebbero chiunque altro.

In termini narrativi: il fattore di guarigione di Wolverine è un'abilità passiva, nata con lui. Quello di Deadpool è un'abilità reattiva, forgiata dal trauma e dalla sofferenza. Ogni volta che Wade muore e torna, il suo potere impara a essere più veloce, più efficiente.

C'è un altro elemento che rende unico il fattore di guarigione di Deadpool: il cancro. Quando il siero si attivò, non si limitò a guarire le ferite. Entrò in simbiosi con le cellule tumorali di Wade, creando un equilibrio instabile ma permanente. Le cellule cancerose vengono continuamente distrutte e rigenerate dal fattore di guarigione, rendendole di fatto immortali quanto lui. Questo è il motivo per cui la sua pelle rimane deturpata: il suo corpo non può "scegliere" di guarire l'aspetto fisico, perché le cellule tumorali sono ormai parte integrante del suo sistema.

E poi c'è la salute mentale. Wade stesso ha ammesso che il suo fattore di guarigione ha riparato il suo cervello così tante volte che ormai i neuroni si riconnettono in modo casuale, contribuendo alla sua instabilità, alla sua impulsività e alla sua tendenza a "rompere la quarta parete". In un certo senso, essere immortali lo ha reso folle.

Alla fine, la vera forza del fattore di guarigione di Deadpool non deriva da una formula scientifica migliore o da un DNA più puro. Deriva dall'uso. Come un muscolo che si gonfia sotto i pesi, il suo potere è stato costretto a sollevare il carico massimo – la morte – ancora e ancora, fino a diventare l'unica cosa che non può più ucciderlo.

E questa è forse la più grande ironia di Deadpool: l'uomo che voleva solo guarire dal cancro è diventato l'essere più immortale del pianeta. Ma a quale prezzo? Ha perso il volto, la sanità mentale e ogni possibilità di una morte normale. Il suo fattore di guarigione non è un dono. È una condanna. E proprio per questo – per la sofferenza che lo ha forgiato – è più forte di quello di Wolverine.



sabato 21 marzo 2026

Perché i supereroi della Golden Age sono così strambi, rispetto alle versioni moderne?

Proviamo per un attimo un esperimento mentale. Prendete un lettore medio di fumetti odierno, abituato a Batman che pianifica trenta mosse di scacchi in anticipo, a Iron Man che riscrive la termodinamica con un Arc Reactor nel petto, e a Superman la cui biologia aliena viene spiegata con dettagli pseudo-scientifici sulla radiazione solare gialla. Ora, sedetelo davanti a un numero del 1940. Vedrebbe eroi che indossano mutandoni sopra i collant, calzette svolazzanti e maschere che sembrano uscite da un bazar di Carnevale. E le origini? Assurde, improbabili, spesso deliranti. Eppure, i lettori di allora non battevano ciglio.

Perché? Forse per ignoranza delle leggi fisiche e biologiche, forse per pura noncuranza degli scrittori, o forse perché l’epoca aveva un contratto narrativo diverso con l’impossibile. Quel che è certo è che il risultato fu una schiera di eroi piuttosto assurdi, la cui stranezza oggi ci fa sorridere, ma che allora funzionava alla perfezione.

Prendiamo ad esempio un gioiello di assurdità scientifica: Robert Frank, meglio noto come The Whizzer (la Trottola), della Marvel – allora nota come Timely Comics. Apparso per la prima volta nel 1940 su USA Comics n.1, questo velocista ha un'origine che farebbe accapponare la pelle a qualsiasi sceneggiatore moderno di The Flash. Come ottiene i suoi superpoteri? Con una trasfusione di sangue di mangusta.

Leggete bene: sangue di mangusta.

La motivazione, nella finzione, è che da bambino Robert Frank soffriva di una malattia del sangue. Suo padre, uno scienziato, notò che le manguste sono immuni al veleno dei serpenti (vero) e dedusse che il loro sangue dovesse conferire una "velocità e agilità sovrumana" (falso, pseudoscientifico, magnificamente stupido). Così gli iniettò il sangue dell’animaletto e – voilà – il ragazzo divenne in grado di correre a velocità incredibili, sconfiggendo i nazisti con una tuta gialla e un copricapo che sembrava un elmetto da motociclista dipinto.

Oggi, un’origine del genere verrebbe ridicolizzata sui social media in meno di dieci minuti. Un pubblico moderno chiederebbe: "Che nesso c’è tra l’immunità al veleno e la velocità?"; "Perché non gli hanno dato i poteri di un ghepardo?"; "E la coagulazione? Il rigetto dell’animale?" Eppure, nessun lettore nel 1940 si lamentò mai dell’assurdità della cosa. Nessuna lettera infuriata alla redazione. Nessun dibattito su forum (per ovvi motivi). Per loro, "sangue di mangusta = super velocità" era accettabile esattamente come "ragno radioattivo = forza e ragnatela".

Se parliamo della DC, il Sandman della Golden Age (Wesley Dodds) è un caso ancora più affascinante e, per certi versi, ancora più strambo. Creato da Gardner Fox e Bert Christman nel 1939 su Adventure Comics n.40, questo Sandman non ha niente a che vedere con il Morfeo di Neil Gaiman. Wesley Dodds è un ricco playboy che, armato di una pistola a gas soporifero, una maschera antigas e un elmetto a cono (sì, un cono in testa), di notte combatte il crimine.

La sua stranezza non è solo nel costume. È nella logica: indossa una maschera antigas che gli copre interamente il volto, ma lascia scoperti i capelli biondi; usa un gas che addormenta i nemici, ma lui stesso deve respirare attraverso filtri; il suo nome ("Sandman", l’uomo della sabbia) richiama il folklore dell’addormentamento, ma Wesley non ha poteri onirici – è solo un milionario con un’ossessione per i narcotici aerosol. E la sua origine? Non c’è nemmeno un incidente traumatico! Semplicemente, legge dei giornali, si indigna e decide: "Comprerò una tuta verde, una maschera antigas e un cono in testa".

Oggi, un personaggio simile sarebbe riscritto in chiave oscura e realistica (come infatti successe con la versione anni '70 di Joe Simon e Jack Kirby, e poi con Neil Gaiman che ne fece un’entità metafisica). Ma il Wesley Dodgs originale è il trionfo dell’assurdo funzionale: non serve una logica, serve che sia riconoscibile e memorabile.

Perché allora i lettori non facevano caso a questi particolari?

La risposta è triplice.

Ignoranza generalizzata delle leggi fisiche e biologiche. Negli anni '30 e '40, la divulgazione scientifica non era capillare come oggi. Il pubblico medio non sapeva che una trasfusione di sangue animale causa una reazione immunitaria fatale (anzi, lo scienziato pazzo era un tropo amato proprio perché la scienza "vera" era magica per la maggior parte delle persone). La genetica era ancora acerba, la biologia molecolare inesistente. Per un lettore del 1940, "sangue di mangusta" suonava plausibile tanto quanto "raggi gamma". Oggi, ogni bambino sa che le manguste non sono veloci: sono agili, ma non corrono a Mach 2.

Noncuranza degli scrittori e ritmi di produzione. I fumetti della Golden Age erano prodotti a ritmo forsennato: uno scrittore poteva dover consegnare tre storie diverse a settimana. Non c’era tempo per la coerenza interna, figuriamoci per consulenti scientifici. L’importante era che l’origine fosse breve, visiva e spiegabile in una vignetta. "Trasfusione di mangusta" occupa meno spazio di un paragrafo. "Milionario con maschera antigas" si disegna in un secondo. L’assurdo non era un difetto: era un acceleratore narrativo.

Il patto con il lettore era diverso. Allora, i supereroi erano ancora una novità. Il primo Superman era uscito nel 1938. Non c’erano decenni di tradizione da rispettare, né canoni di realismo. Il lettore accettava qualsiasi cosa purché fosse divertente e veloce. Le storie erano brevi (6-10 pagine), e l’assurdo veniva dimenticato alla pagina successiva, sostituito da un nuovo assurdo. Inoltre, non c’era internet ad analizzare ogni buco di trama. L’unica critica era: "È bello? Sì. Allora va bene".

Non si pensi che gli autori fossero tutti incoscienti. Già verso la metà degli anni '40, alcuni cominciarono a scrivere storie e origini più vicine alla realtà, pur tenendo conto che i supereroi restano fantascienza. Bill Finger, co-creatore di Batman, introdusse gradually dettagli più credibili (Batman si allena, non beve sieri; la Batcaverna ha una logica). Alla Timely, Joe Simon e Jack Kirby crearono Capitan America con un siero (il Super-Soldato) che, pur essendo fantascienza, aveva almeno una parvenza di procedura scientifica militare: non era sangue di mangusta, ma una formula chimica studiata.

Fu l’inizio di una lenta transizione verso il "realismo fantastico" che culminerà con la Silver Age (dove le assurdità diventano cosmiche ma spiegate con la pseudoscienza) e infine con il moderno tentativo di radicare ogni potere in qualche principio – fittizio ma coerente – di fisica o biologia.

Oggi, rileggere queste storie della Golden Age è un’esperienza irresistibile. Da un lato, ci fanno ridere: la Trottola e la sua mangusta, Sandman e il suo cono in testa, il primo Lanterna Verde (Alan Scott) con una lanterna magica e la debolezza al legno (perché sì), o il primo Flash (Jay Garrick) che ottenne i poteri da acqua pesante evaporata. Sono assurdi, sì. Ma proprio in quell’assurdo c’è l’essenza di un’epoca in cui il supereroe era ancora un giocattolo ribelle, non un pilastro della cultura pop.

E forse, in fondo, un po’ di quella stranezza ci manca. Oggi ogni supereroe deve avere una psicologia complessa, un’origine traumaturgica scientificamente plausibile, un costume tattico. Ma nessuno, oggi, oserebbe più dire: "E se gli facessimo una trasfusione di sangue di mangusta?" E questa, in un certo senso, è una perdita. Perché il fumetto, alla fine, è anche questo: il luogo dove l’impossibile incontra il divertente. E la Trottola, con la sua mangusta, corre ancora più veloce di tutte le nostre spiegazioni.


venerdì 20 marzo 2026

L'eredità pesa. I figli dei supereroi e il fardello del mantello.

C'è un momento, nella vita di ogni supereroe, in cui si guarda indietro. Le ossa rotte sono troppe. Gli amici morti sono troppi. Il peso del mantello – a volte letterale – diventa insostenibile. E allora smettono. Si ritirano. Spariscono. Lasciano il posto a qualcun altro.

Ma il "qualcun altro", a volte, è più vicino di quanto si pensi.

I figli dei supereroi. La generazione che non ha scelto il potere, ma l'ha ereditato. Non hanno avuto l'aracnide radioattiva, il siero del supersoldato, il fulmine sul laboratorio. Hanno avuto un padre. O una madre. E quella è stata la loro origine. La più semplice. E la più complicata.

La linea Marvel MC2 – e altri universi paralleli – ci ha mostrato cosa succede quando i leggendari si ritirano e i loro figli prendono il posto. Non è sempre una storia di gloria. Spesso è una storia di fatica. Di confronto. Di inadeguatezza. Di "non sarò mai all'altezza".

Ma a volte, ogni tanto, i figli superano i genitori. E lì, la storia diventa qualcosa di nuovo.

Spider-Girl. La ragazza che doveva dimostrare di essere all'altezza.

May "Mayday" Parker. Figlia di Peter e Mary Jane. In un universo in cui Peter ha perso una gamba in battaglia e si è ritirato, May scopre di avere gli stessi poteri del padre. Forza, agilità, senso di ragno, adesione ai muri.

Non è una scelta. È una condanna. Perché essere la figlia di Spider-Man significa essere paragonata a Spider-Man. Sempre. Ogni volta che lancia una ragnatela, ogni volta che sconfigge un nemico, ogni volta che fallisce, c'è qualcuno che dice: "Tuo padre l'avrebbe fatto meglio".

Mayday non si arrende. Diventa Spider-Girl. Non per sostituire il padre, ma per onorarlo. E forse – dico forse – per superarlo un giorno.

La serie è durata oltre cento numeri. Un record, per un personaggio nato come "figlia di". E la ragione è semplice: Mayday non era una copia. Era Peter Parker con la testa sulle spalle e la voglia di dimostrare. E i lettori l'hanno amata per questo.

Wolverine si moltiplica. Non sempre con successo.

Wolverine ha più figli e cloni di quanti ne possa ricordare. Alcuni interessanti. Altri dimenticabili. Ma due, almeno, meritano attenzione.

X-23, Laura Kinney. Clone femminile di Wolverine. Creata in laboratorio per essere un'arma. Artigli adamantiosi, fattore rigenerante, sensi potenziati. Ma a differenza di Logan, Laura ha avuto un'infanzia rubata. Non ha scelto di essere un'arma. L'hanno fatta diventare tale.

Oggi Laura ha preso il mantello di Wolverine. Lo indossa a modo suo. Meno rabbia, più controllo. Ma altrettanta ferocia quando serve.

Wild Thing, Rina Logan. Figlia di Wolverine ed Elektra. Il meglio – e il peggio – di entrambi. Artigli d'energia, non adamantio. Più leggeri, più veloci, forse più letali. Sensi ipersviluppati. Fattore rigenerante. E dalla madre: l'addestramento da ninja, la telepatia tattica, la capacità di muoversi nell'ombra.

Rina è pericolosa in modo diverso da Logan. Non è una bestia. È un'ombra che colpisce. E quando colpisce, non lascia traccia.

Poi c'è Jimmy Hudson, Kid Wolverine. Figlio naturale di Wolverine, con un'aggiunta: assorbe metalli nel corpo, ricoprendo scheletro e artigli. Dopo essere stato infettato da alieni Poison, ha sviluppato tentacoli e spine. Roba da incubo.

E alla fine del mondo, c'è Rancor. Discendente di Wolverine nel 31° secolo. Solo il nome dice già tutto.


I figli di Thor. Quando il sangue di un dio non basta.

Thor ha due figlie degne di nota.

Thena Thorsdóttir, figlia di Thor e Thena degli Eterni. Poteri di entrambi portati a un livello estremo. Volo, superforza, controllo degli elementi. Più le abilità eterne di sua madre. Una dea al quadrato.

Torunn Thorsdóttir, figlia di Thor e Sif. Poteri di entrambi, più la capacità di assorbire energia. Non solo lanciare fulmini – assorbire qualsiasi energia intorno e restituirla. Un potere che la rende potenzialmente più forte del padre. Se impara a controllarlo.

Entrambe hanno un problema comune: l'ombra di Thor è lunga. Essere figlia del dio del tuono significa che ogni tuo successo è "dovuto", ogni tuo fallimento è "deludente". Non è facile portare un martello che ha già ucciso giganti.


I figli di Capitan America. Il simbolo è più pesante dell'adamantio.

Steve Rogers non ha avuto molti figli "canonici". Ma quelli che ha avuto, pesano.

James Rogers, figlio di Capitan America e Vedova Nera. Super soldato come il padre, spia come la madre. Non uno scudo fisico – uno scudo energetico. Più leggero, più versatile, più tecnologico. James è l'incarnazione del nuovo secolo: non più il patriottismo della Seconda Guerra, ma l'efficienza fredda della guerra asimmetrica.

American Dream, Shannon Carter. Figlia di Steve Rogers e Sharon Carter. Scudo, gadget letali, addestramento da agente. Il nome già dice tutto: non copia il sogno americano, lo incarna. Ma in un'epoca in cui il sogno è più sfumato, anche lei è più sfumata.

Crusader, Sarah Rogers. Figlia di Steve Rogers e Rouge (sì, Rouge degli X-Men). In un universo alternativo. Forza da 50 tonnellate, volo, resistenza sovrumana. E – dettaglio non trascurabile – si è dimostrata degna di impugnare Mjolnir. Non il padre. Lei. Capitan America con il martello di Thor. Ditemi voi se non è un'evoluzione.

Danielle Cage, figlia di Luke Cage e Jessica Jones. In un futuro alternativo, diventa il prossimo Capitan America. Poteri di entrambi i genitori – pelle indistruttibile, superforza, volo limitato – più addestramento di suo zio Danny Rand, Iron Fist. Arti marziali mistiche di K'un-Lun. Le hanno dato il meglio di ogni mondo.

I figli di Magneto. Il potere non si sceglie.

Polaris, Lorna Dane. Figlia naturale di Magneto. Stessi poteri: magnetismo, volo, controllo dei metalli. Ma con una differenza: Lorna non è cresciuta con l'odio. Non ha visto i campi di concentramento. Non ha giurato vendetta sull'umanità. Il suo magnetismo è più freddo, più calcolatore. Ma non meno potente.

In alcuni futuri, Lorna diventa più forte di suo padre. Perché il potere senza rancore, a volte, è più lucido. E la lucidità vince sulla rabbia.


I figli di Wanda Maximoff. Quando la magia diventa spaventosa.

Wanda ha due gemelli, Billy e Tommy. E se la madre è già una delle più potenti stregonerie della Terra, i figli sono… di più.

Wiccan, Billy Maximoff. Telepatia, proiezione astrale, controllo della realtà. Ma non come sua madre, che ancora usa incantesimi, formule, focus. Billy fa le cose con la volontà. Pensa, e accade. È così potente che nei futuri alternativi diventa il Demiurgo – una creatura cosmica in grado di riscrivere le leggi della magia. Non una stregoneria. La magia stessa.

Speed, Tommy Maximoff. Velocità come suo zio Quicksilver. Ma aggiunge esplosioni di energia. Non solo correre. Correre e detonare. È un modo diverso di usare la velocità: non per arrivare primo, ma per lasciare il segno.

E poi c'è Nocturne, Talia Wagner. Figlia di Nightcrawler e Wanda. Teletrasporto del padre, possessione della madre. Può possedere qualcuno per 24 ore, e mentre lo fa, ha accesso ai suoi poteri. Inoltre genera campi di forza in cui altera le leggi della fisica. Roba da scenari apocalittici.

Franklin Richards. Il più potente. E il più triste.

E poi c'è Franklin. Franklin Richards. Figlio di Reed Richards e Susan Storm.

Non ha i poteri dei Fantastici 4. Ha poteri che i Fantastici 4 non possono nemmeno comprendere. Franklin è un mutante di livello Omega. Può alterare la realtà. Può creare universi. Può distruggerli. Nei futuri alternativi, diventa una delle entità più potenti della Marvel – in grado di rivaleggiare con il Tribunale Vivente e l'Infinito.

Eppure, Franklin è anche il più triste di tutti. Perché il suo potere è troppo grande per essere felice. Non può avere amici normali. Non può avere una vita normale. Non può nemmeno morire normalmente. Ogni volta che usa il suo potere, sa che sta rischiando di rompere qualcosa. E più cresce, più impara a non usarlo.

Il figlio più potente della Terra è anche il più inerme. Per scelta.

Cable. Il soldato del futuro. E del dolore.

Nathan Summers. Figlio di Ciclope e Madelyne Pryor (clone di Jean Grey). Telepate e telecineta di livello inimmaginabile. In teoria, potrebbe spostare un pianeta dalla sua orbita. Ma usa il 99% del suo potere per tenere sotto controllo un virus tecnorganico che gli sta mangiando il corpo.

Cable è stato allevato nel futuro. Ha combattuto guerre che nessuno ricorderà. Ha visto i suoi amici morire centinaia di volte. Ha perso un occhio, un braccio, pezzi di anima. Eppure continua.

Non è il figlio più potente. È il più duro. E c'è differenza.

Cosa cambia, nei figli.

I figli dei supereroi non sono solo "versioni giovani". Hanno qualcosa che i genitori non avevano: il confronto.

Peter Parker non aveva un padre supereroe da cui misurarsi. Era solo. Doveva imparare tutto da zero. Mayday, invece, ha un padre che le dice: "Stai attenta, non fare i miei stessi errori". È un vantaggio e una prigione.

Wolverine non ha mai avuto un modello. Era un animale che imparava a essere uomo. Laura, invece, ha un modello. E quel modello le ha trasmesso non solo i poteri, ma anche le cicatrici. A volte le cicatrici si ereditano più facilmente dei poteri.

Capitan America era un simbolo prima di essere un uomo. I suoi figli, invece, sono umani prima di essere simboli. Devono scegliere di indossare lo scudo. E la scelta, a volte, è più difficile della battaglia.

Franklin Richards ha un potere che suo padre non capisce. E questa è la sua condanna. Non avere nessuno che possa davvero insegnargli a usarlo.

I figli dei supereroi non sono meglio o peggio dei genitori. Sono diversi. Hanno ereditato non solo i poteri, ma anche i traumi, le aspettative, i fallimenti. Devono confrontarsi non con un nemico, ma con un fantasma. Quello del padre. O della madre.

Alcuni lo superano. Altri no. Altri ancora imparano a convivere.

Ma una cosa è certa: quando un figlio indossa il mantello del genitore, non lo fa per sostituirlo. Lo fa per continuare. Per dire: "Quello che hai iniziato, io lo finirò".

E a volte – ogni tanto – ci riesce.

Non perché sia più forte. Perché ha avuto il coraggio di provarci. Sapendo che, se fallisce, cadrà l'ombra di due generazioni. Non solo la sua.