Mentre Diabolik gettava il panico tra le guardie giurate e Kriminal terrorizzava i lettori con i suoi metodi spietati, nelle edicole italiane del 1965 faceva la sua comparsa un'altra figura incappucciata. La sua calzamaglia ricalcava quella del "re del terrore", ma il suo codice morale era completamente diverso.
Benvenuti nel mondo di Zakimort, l'ereditiera che scelse la maschera per fare giustizia.
Non c'è storia dei fumetti neri italiani che non parta da Diabolik. Il successo sbalorditivo delle gesta di Eva e Diabolik ha spalancato le porte a un'ondata di imitatori più o meno riusciti. Tra questi, il personaggio che forse meglio di tutti incarna lo spirito del "nero all'italiana" è proprio Zakimort.
La sua origine editoriale è un piccolo intrigo familiare. Zakimort fu ideato da Pier Carpi, che nella vita reale era il marito di Luciana Giussani, una delle due sorelle creatrici di Diabolik. Carpi riprese fedelmente il format del "giallo a fumetti" che aveva decretato il successo del personaggio della Astorina – formato tascabile, copertina patinata, atmosfere cupe – e lo trasportò alla Casa Editrice Astoria (CEA). Al suo fianco, ai testi, si alternarono firme prestigiose come Michele Gazzarri e Ennio Missaglia, mentre i disegni portano la firma, tra gli altri, di Flavio Bozzoli.
Il primo colpo di scena arriva quando si scosta la maschera. Sotto la calzamaglia e il volto pallido non c'è un uomo, ma una donna. L'alter ego di Zakimort è la bellissima e ricchissima ereditiera Fedra Garland, soprannominata "la morte bionda".
La sua origine è quella classica. Fedra scopre che l'agiatezza in cui è cresciuta non era frutto di oneste rendite, ma di attività criminali del padre, un famoso gangster noto con il nome di battaglia "Zakimort". Quando l'uomo viene tradito e assassinato dalla sua stessa banda, Fedra decide di indossare i panni del padre per vendicarlo e, successivamente, per tentare di riscattare il male da lui commesso, dedicandosi alla lotta contro il crimine. In questo si differenzia nettamente dal "modello Diabolik": Fedra/Zakimort è una giustiziera, non una ladra. Uccide, sì, ma solo i criminali.
La cornice delle sue avventure è la nebbiosa Londra, città perfetta per storie di intrighi e vendette. Al suo fianco operano due fidatissimi assistenti, Leo e Teddy, ignari della sua identità segreta. A complicare la situazione c'è il suo fidanzato, il tenente Gary Norton di Scotland Yard, che naturalmente dà la caccia alla misteriosa Zakimort senza sapere che sotto quella maschera si nasconde la donna che ama. Le scene dei loro incontri dai toni tragici e romantici hanno segnato un'epoca.
Il personaggio debuttò nell'agosto del 1965 con il primo numero intitolato La morte bionda. La pubblicazione si articolò in due serie principali per un totale di 115 albi:
Prima serie (1965-1972): 91 numeri.
Seconda serie (1973-1974): 24 numeri (alternava storie inedite a ristampe).
Come molte meteore del fumetto italiano, cadde poi nel dimenticatoio. Ma come spesso accade con i cult, non è mai scomparsa del tutto. Dal 2022 al 2023, l'Editoriale Cosmo ha ripubblicato i primi dieci episodi in cinque albi, riportando in edicola (e nelle fumetterie) la "morte bionda". Un volume celebrativo è stato pubblicato anche da Edizioni If nel 2023, che ha riproposto le prime due storie a colori in formato gigante.
All'inizio degli anni 2000, un'edizione in due volumi della Comma 22 (che rileggeva in chiave moderna i primi numeri) aveva già anticipato questa riscoperta, dimostrando che l'appetibilità del personaggio non si è mai del tutto esaurita.
Zakimort è una perfetta macchina narrativa del suo tempo: tragica, violenta e romantica. Se Diabolik è il ribelle anarchico che ruba per amore del rischio, Fedra Garland è l'eroina romantica che sceglie la via della violenza per senso di colpa e vendetta. È affascinante vedere come un personaggio con il costume e il nome del cattivo possa muoversi in un universo morale completamente opposto.
Oggi che il mercato riscopre con curiosità i classici del nostro fumetto popolare, Fedra Garland aspetta solo di essere riletta. E forse di conquistare una nuova generazione di lettori, quella dei fan di Loki e delle antieroine complesse.
La maschera nera non è solo un simbolo di terrore. A volte, è anche un grido di giustizia.
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