Eppure Batman ritorna.
È proprio questa capacità di tornare continuamente in azione che produce l'impressione di una guarigione quasi sovrumana.
Il primo elemento da considerare è la quantità di traumi. Una persona normale può trascorrere settimane o mesi recuperando da una singola lesione importante. Batman invece accumula una quantità di danni fisici che, se sottoposta alle normali leggi della fisiologia, dovrebbe produrre conseguenze permanenti.
Una frattura non è semplicemente un osso rotto che torna magicamente al proprio posto. La guarigione richiede tempo e passa attraverso diverse fasi biologiche. Anche quando l'osso si consolida, il recupero della piena funzionalità può richiedere ulteriormente tempo. Una lesione muscolare significativa, una lacerazione profonda o un danno ai legamenti possono richiedere mesi prima che una persona possa tornare a svolgere attività fisiche intense.
Per Batman tutto questo tempo sembra comprimersi.
Può essere ferito gravemente durante una notte e, in molte storie, tornare operativo poco dopo. Non sempre accade letteralmente il giorno successivo, naturalmente, e alcune storie mostrano periodi di recupero molto più realistici. Ma considerando la quantità complessiva di avventure raccontate in decenni di pubblicazioni, il risultato finale è comunque impressionante: Bruce Wayne dovrebbe essere un uomo fisicamente devastato molto prima di raggiungere l'età che gli viene normalmente attribuita.
Il problema ancora maggiore riguarda il cervello.
Batman riceve una quantità di colpi alla testa assolutamente incompatibile con una normale carriera umana. Pugni, cadute, esplosioni, impatti contro superfici dure e combattimenti contro avversari molto più forti di lui rappresentano una successione di traumi che, nella realtà, non potrebbe essere semplicemente cancellata con una notte di sonno e qualche medicazione.
I traumi cranici ripetuti possono avere conseguenze importanti e durature. Nel mondo reale, la ripetizione delle commozioni cerebrali è una questione medica seria proprio perché il cervello non possiede una capacità infinita di assorbire danni senza conseguenze. Batman, invece, sembra possedere una sorta di reset narrativo.
Ogni nuova storia ricomincia con un Bruce Wayne sufficientemente integro da poter combattere nuovamente.
Lo stesso vale per le articolazioni. Ginocchia, spalle, gomiti, polsi, caviglie e colonna vertebrale sono sottoposti continuamente a torsioni, cadute e impatti. Batman salta dai tetti, atterra violentemente, combatte per ore e utilizza il proprio corpo come una macchina da combattimento. Se una persona reale mantenesse questo stile di vita per decenni, sarebbe estremamente difficile immaginare che arrivasse alla maturità fisica senza una quantità enorme di problemi cronici.
Eppure Bruce continua a muoversi con una precisione straordinaria.
Qui entra in gioco una delle spiegazioni più utilizzate dagli autori: Batman non è un uomo normale.
Non nel senso di un supereroe dotato di poteri sovrannaturali, ma nel senso di un essere umano portato al limite attraverso addestramento, disciplina, alimentazione, medicina e tecnologia. Bruce Wayne possiede risorse economiche che nessuna persona normale potrebbe permettersi. Ha accesso a strutture mediche avanzate, apparecchiature sperimentali, specialisti e tecnologie della Wayne Enterprises che, a seconda della versione narrativa, possono superare enormemente quelle disponibili nel mondo reale.
La Batcaverna non è soltanto un nascondiglio.
È un laboratorio.
È un centro medico.
È un'officina.
È un centro di analisi forense.
È un sistema di supporto tecnologico progettato per permettere a Bruce di continuare la sua attività.
Questo rende più credibile il recupero di Batman, ma non lo rende completamente realistico.
La tecnologia può aiutare una persona a diagnosticare una lesione, stabilizzarla e accelerarne il trattamento. Può ridurre le conseguenze di determinati traumi. Può fornire supporti meccanici durante la riabilitazione. Ma non può semplicemente eliminare i tempi biologici necessari alla rigenerazione dei tessuti.
Ed è proprio qui che la narrativa dei fumetti introduce la sua più grande scorciatoia.
Batman deve essere disponibile per la prossima storia.
Se ogni frattura richiedesse realisticamente due o tre mesi di recupero, molte delle sue avventure non potrebbero esistere nella forma in cui vengono raccontate. Se ogni commozione cerebrale producesse conseguenze neurologiche permanenti, Bruce Wayne non potrebbe continuare indefinitamente a combattere ogni notte.
Il fumetto quindi comprime il tempo.
Una storia può mostrare Batman ferito gravemente e quella successiva può presentarlo nuovamente operativo senza raccontare ogni giorno della sua riabilitazione. Talvolta sono trascorse settimane o mesi, anche se il lettore percepisce gli eventi come molto ravvicinati. Altre volte, invece, la continuità narrativa richiede deliberatamente che Bruce recuperi molto più rapidamente di quanto sarebbe biologicamente possibile.
La saga di Knightfall rappresenta uno degli esempi più estremi.
Bane riesce a spezzare Batman fisicamente e psicologicamente, portandolo al limite assoluto. La lesione alla colonna vertebrale diventa uno dei momenti più drammatici della storia del personaggio. Bruce non viene semplicemente picchiato: viene privato della possibilità di continuare a essere Batman.
Eppure torna.
Il ritorno è certamente costruito attraverso una combinazione di riabilitazione, tecnologia, volontà e sviluppo narrativo, ma resta difficile conciliarlo con ciò che sappiamo della medicina reale.
Questo non significa che Batman abbia ufficialmente una guarigione accelerata.
Significa qualcosa di più interessante: la sua fisiologia viene trattata in modo elastico a seconda delle esigenze della storia.
In una storia Bruce può essere gravemente debilitato per mesi. In un'altra può essere nuovamente operativo molto rapidamente. In una versione può avere conseguenze permanenti, in un'altra sembra recuperare quasi completamente.
Non esiste quindi una singola biologia di Batman perfettamente coerente attraverso tutte le epoche, gli autori e le incarnazioni del personaggio.
Esiste invece una costante narrativa: Bruce Wayne deve essere abbastanza umano da rendere le sue imprese impressionanti, ma abbastanza resistente da permettere alla storia di continuare.
Ed è probabilmente questo il suo vero "superpotere".
Non una rigenerazione alla Wolverine.
Non un metabolismo sovrumano.
Non una mutazione genetica.
È la combinazione di preparazione fisica, disciplina, tecnologia, risorse economiche e soprattutto una narrazione che concede al suo corpo una tolleranza agli infortuni molto superiore a quella che avrebbe un essere umano reale.
La cosa più sorprendente, tuttavia, è che Batman non dovrebbe soltanto preoccuparsi delle ferite che ha appena subito.
Dovrebbe preoccuparsi di quelle vecchie.
Il corpo umano conserva la memoria dei traumi. Cicatrici, interventi chirurgici, danni articolari e lesioni ripetute possono lasciare conseguenze che non scompaiono semplicemente perché la storia successiva non ne parla. Batman, dopo decenni di attività, dovrebbe teoricamente portarsi dietro un archivio biologico enorme delle proprie battaglie.
Invece continua a correre, arrampicarsi, saltare e combattere.
Questo è probabilmente il punto in cui il personaggio supera definitivamente il confine del semplice "picco umano".
Un essere umano estremamente allenato può essere molto più resistente di una persona sedentaria. Un atleta può recuperare meglio grazie a preparazione, alimentazione e assistenza medica. Un individuo con risorse quasi illimitate può avere accesso a trattamenti eccezionali.
Ma nessuno di questi fattori permette di ignorare completamente la biologia.
Batman lo fa.
E lo fa perché, in fondo, il vero limite di Bruce Wayne non è il suo corpo.
È la necessità narrativa.
Gotham ha bisogno di Batman. Il lettore ha bisogno di Batman. Ogni volta che Bruce cade, la storia deve trovare un modo per rialzarlo.
Per questo la sua capacità di guarigione appare sovrumana.
Non perché Bruce Wayne possieda realmente un fattore rigenerante, ma perché il personaggio vive in un universo nel quale la medicina avanzata, la volontà, la tecnologia e soprattutto il tempo narrativo possono essere piegati abbastanza da permettergli di tornare sempre sul tetto successivo.
Il paradosso è quindi perfetto.
Batman non ha il potere di guarire rapidamente. Ha qualcosa di ancora più particolare: la capacità narrativa di sopravvivere a una quantità di danni che nessun essere umano reale potrebbe accumulare senza pagarne un prezzo enorme.
Il suo vero superpotere non è biologico.
È essere Batman.
Cesio Endrizzi
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