Dimenticate i cambiamenti climatici, la deforestazione amazzonica o l’estinzione delle api. Nessuna di queste minacce può competere con l’appetito di un Saiyan adulto. Perché Goku non mangia per vivere. Lui vive per mangiare. E il suo corpo da guerriero Saiyan – lo stesso che subisce danni letali e si rigenera diventando più forte – richiede un apporto calorico che non ha alcun equivalente nel mondo reale. Stiamo parlando di un essere che, dopo un allenamento pesante, consuma interi banchetti da quaranta portate come antipasto. E non si ferma mai.
C’è una scena iconica in Dragon Ball Z che tutti ricordano: dopo l’allenamento di Goku e Gohan nel Room of Spirit and Time, i due compaiono esausti e affamati. Chi li vede è sconvolto dalla quantità di cibo che riescono a ingurgitare. Ma quella non è un’esagerazione comica. Quella è la rappresentazione onesta di un metabolismo Saiyan.
Nel corso della serie, abbiamo visto Goku mangiare porzioni che farebbero impallidire un esercito. I Saiyan hanno un tasso metabolico talmente elevato che senza un apporto calorico costante rischierebbero letteralmente di collassare. Il loro corpo consuma energia a un ritmo industriale, e quella energia deve venire da qualche parte. La differenza tra un Saiyan e un umano non è solo di forza: è di necessità. Quello che per noi è un pranzo abbondante, per Goku è un'inezia. E il problema non è solo la quantità.
Mettiamo da parte l’agricoltura e l’allevamento, almeno per un attimo. Concentriamoci sulla fauna selvatica. La dieta di Goku, nelle occasioni in cui abbiamo visto, non è mai stata particolarmente schizzinosa. Lui mangia. Punto. Ed è qui che la biodiversità terrestre comincia a piangere.
Immaginate un predatore alfa più efficiente di uno squalo bianco e più vorace di uno sciame di locuste, che si abbatte sulla fauna del pianeta. Goku non conosce il concetto di "specie protetta". Per lui, un panda non è un simbolo della conservazione naturale: è un panda, probabilmente abbastanza cicciotto per un buon arrosto. Un branco di elefanti? Una scorta di emergenza. Un banco di tonni rossi? Antipasto.
La sua fame non è selettiva. Lui non fa distinzione tra mammiferi, rettili, pesci o uccelli. Se è abbastanza grande da contenerlo e si muove, è cibo. Se non si muove, è probabilmente un ingrediente di base. Nel giro di pochi mesi, intere popolazioni animali verrebbero spazzate via non per crudeltà, ma per pura, semplice fame.
Ma l'estinzione non arriverebbe solo per predazione diretta. Peggio ancora, arriverebbe per il collasso della catena alimentare. Goku non si limita a mangiare un animale. Lui svuota un intero ecosistema. Se decidesse che gli piacciono i grandi felini, nel giro di un mese non esisterebbero più tigri, leoni o giaguari sulla Terra. Senza predatori, gli erbivori esploderebbero di numero, divorando ogni traccia di vegetazione e portando a una desertificazione di massa. Dalle farfalle agli orsi polari, ogni anello della catena si spezzerebbe.
Prevedibilmente, l’umanità non resterebbe a guardare. Di fronte alla minaccia di un'estinzione totale delle risorse (e di un Goku sempre più affamato), i governi del mondo dovrebbero prendere una decisione drastica: convertire l’intero pianeta in un’unica, gigantesca macchina per sfamare il Saiyan.
Ogni metro quadrato di terra arabile verrebbe riconvertito in monocolture intensive di riso, mais e soia. Le foreste pluviali? Sostituite da campi di grano. Le praterie del Midwest? Pascoli per miliardi di capi di bestiame. I mari? Zone di pesca intensiva senza tregua. La biodiversità non sarebbe più un problema: sarebbe un lusso che il pianeta non può più permettersi.
Scomparirebbero migliaia di specie vegetali, animali, insetti e microorganismi. Non perché Goku le abbia mangiate direttamente, ma perché il loro habitat è stato riconvertito in calorie per lui. Alla fine, il pianeta sarebbe ancora verde, ma di un verde monotono, artificiale: quello del mais, del grano e della soia. Una distesa infinita di monocolture.
La parte più ironica – e forse la più tragica – di tutta questa vicenda è che Goku è l’eroe. Ha salvato la Terra decine di volte. Ha sconfitto Freezer, Cell, Majin Buu. Senza di lui, il pianeta sarebbe stato polvere cosmica. Ma proprio perché lo ha salvato, nessuno oserebbe mai limitare il suo appetito o il suo stile di vita.
Goku non è malvagio. Non è neanche crudele. È semplicemente inconsapevole. Lui non capisce il concetto di "ecosistema". Non sa che un’ape è importante per l’impollinazione, o che un tonno rosso è in via di estinzione. Lui sa che ha fame. E quando ha fame, mangia. E gli altri, intorno a lui, lo assecondano. Gli cucinano. Gli portano vassoi su vassoi di cibo. E intanto, fuori dalla finestra, il mondo collassa.
In un certo senso, Goku è la rappresentazione perfetta del nostro rapporto con le risorse naturali: consumiamo senza pensare, perché non vediamo l’impatto diretto. E quando lo vediamo, è troppo tardi.
Freezer voleva far esplodere la Terra in un istante. Un atto violento, brutale, ma veloce. Goku, invece, sta divorando il pianeta lentamente, un boccone alla volta. E nessuno lo ferma. Anzi, gli portano il cibo.
Alla fine, la Terra non sarà un pianeta morto e carbonizzato. Sarà un pianeta grigio, monotono, coperto di campi di mais e allevamenti intensivi. Un mondo senza biodiversità, senza tigri, senza balene, senza api. Un mondo trasformato in un'unica, immensa dispensa per un idiota con la coda da scimmia che non sa cosa sta facendo.
L’abbiamo sempre saputo. La minaccia più grande per il nostro pianeta non è un asteroide. È l’appetito di un Saiyan. E non possiamo sconfiggerlo con un eroe. Perché l’eroe siamo noi, e non stiamo facendo nulla. Ancora una volta, Goku vince. E la Terra perde.
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