Cosa rende un supereroe
indimenticabile? Non solo i poteri, non solo il costume, non solo le
battaglie contro il male. È la mente, con tutte le sue crepe, le
ossessioni, i sensi di colpa. L'universo Marvel ha costruito decenni
di storie su un principio semplice ma efficace: i superpoteri non
guariscono le ferite dell'anima. Anzi, spesso le amplificano.
Ecco una classifica (non competitiva,
perché ognuno soffre a modo suo) dei 15 eroi Marvel con la
psicologia più complicata.
1. Moon Knight: quando l'identità è
un lusso
Il problema: schizofrenia (o,
più tecnicamente, disturbo dissociativo dell'identità) dovuta a
traumi infantili.
Marc Spector non è una persona. È un
crocevia. Le sue personalità principali sono:
Marc Spector: il mercenario
violento, quello che ha fatto cose orribili.
Steven Grant: il
miliardario sofisticato, quello che vuole dimenticare il passato.
Jake Lockley: il tassista
di quartiere, quello che ascolta la gente comune.
Moon Knight: l'avatar del
dio lunare Khonshu, quello che fa giustizia.
Il problema è che non c'è un "vero"
Marc. Tutti questi frammenti sono veri, e spesso litigano per il
controllo del corpo. In più, c'è Khonshu, il dio egizio che lo ha
resuscitato e che potrebbe essere reale... o potrebbe essere un'altra
allucinazione. Moon Knight non lo sa. E noi lettori nemmeno.
Uno psichiatra impazzirebbe a curarlo.
Anzi, forse è già pazzo lui stesso.
2. Hulk / Bruce Banner: una guerra
civile nella mente
Il problema: almeno tre
personalità distinte che lottano per il controllo, ciascuna con i
propri desideri e rancori.
Il "semplice" uomo che
diventa un mostro quando si arrabbia è una semplificazione da
cartone animato. La psiche di Banner è un campo minato:
Bruce Banner: lo scienziato
represso, quello che ha paura della sua stessa rabbia.
Hulk classico (l'Infante): la
rabbia pura, quella che urla "Hulk spacca!".
Savage Hulk: una versione
ancora più primitiva, quasi un bambino spaventato.
Joe Fixit (il Grigio): un
Hulk più intelligente, spietato, che lavora come picchiatore per la
mafia.
Il Professor Hulk: la
fusione tra Banner e Hulk, quello che crede di avere tutto sotto
controllo (spoiler: non è vero).
Devil Hulk: la
manifestazione di tutto l'abuso subito da bambino da parte di suo
padre, forse la più malvagia di tutte.
Ogni volta che Banner si trasforma, non
si sa chi uscirà fuori. E questo non è un potere: è una condanna.
3. Spider-Man: lo schiavo del senso
di colpa
Il problema:
il senso di colpa per la morte di
zio Ben, che lui stesso ha causato indirettamente scegliendo di non
fermare un ladro.
Peter Parker ha sedici anni quando
impara la lezione più crudele della sua vita: "Da un grande
potere derivano grandi responsabilità". Ma non è solo un
motto. È una catena. Peter si sente in colpa per ogni cosa:
Per la morte di Gwen Stacy (che ha
cercato di salvare, ma non ci è riuscito).
Per la morte di zio Ben (che
poteva evitare).
Per quando arriva tardi a cena con
zia May.
Per quando non riesce a salvare
qualcuno.
Per il semplice fatto di essere
felice (perché se lui è felice, significa che ha dimenticato Ben).
Sotto sotto, Peter Parker pensa di non
meritare la felicità. È il motivo per cui si auto-sabota
continuamente. Perché l'eroe amichevole di quartiere, in realtà, è
il più tormentato di tutti.
4. Daredevil: l'avvocato cattolico
che picchia la gente
Il problema:
il conflitto irrisolvibile tra la
fede cattolica (che impone il perdono) e il desiderio di giustizia
violenta (che pretende punizione).
Matt Murdock è un uomo diviso in due:
di giorno è un avvocato che crede nel sistema; di notte è un
vigilante che sa che il sistema non basta. Ma il vero conflitto è
più profondo.
Da cattolico, Matt sa che deve
perdonare i suoi nemici. Che anche Kingpin, Bullseye, la Mano, hanno
un'anima che può essere redenta. Ma quando chiude gli occhi e vede
Elektra morta, Karen Page assassinata, il padre ucciso da un pugile
corrotto... il perdono diventa impossibile.
La sua fede non gli dà pace. Gli dice
che sta sbagliando, che la violenza genera altra violenza, che lui
non è Dio per giudicare. Ma il suo senso di giustizia urla il
contrario. E così Matt Murdock vive in un perenne, doloroso,
magnifico equilibrio instabile.
5. Wolverine: la bestia e l'uomo
Il problema:
il conflitto tra la sua natura
animale (feroce, istintiva, sanguinaria) e quella umana (che cerca
redenzione, amore, una vita normale).
Logan ha centinaia di anni. Ha ucciso
più persone di quante ne possa ricordare. Ha fatto parte di squadre
della morte, servito governi, sterminato villaggi. E si ricorda di
tutto. Il fattore di guarigione gli ha preservato la memoria, ogni
singolo volto, ogni urlo.
La sua lotta quotidiana è impedire che
la "bestia" prenda il sopravvento. Perché la bestia è più
forte, più veloce, più efficiente. La bestia non ha sensi di colpa.
La bestia non piange. Ma Logan vuole essere umano. Vuole Jean Grey,
vuole la scuola di Xavier, vuole bere birra con i suoi amici. E ogni
giorno sceglie l'uomo, anche se la bestia ruggisce dentro di lui.
6. Capitan America: un uomo fuori
dal tempo
Il problema:
il senso di colpa per la morte di
Bucky Barnes (che credeva di aver causato) e la sensazione di essere
un estraneo nel mondo moderno.
Steve Rogers è stato congelato per
decenni. Quando si è risvegliato, tutto era cambiato: la musica, la
politica, i costumi, la moralità. Lui è cresciuto negli anni '30,
con ideali semplici (forse ingenui) di giustizia e patriottismo. E
ora si ritrova in un'epoca di cyberpunk, ambiguità morale e guerre
senza eroi.
Non si sente a casa. Non si sentirà
mai più a casa. E poi c'è Bucky: il suo migliore amico, morto
(credeva) per colpa sua. Per decenni, Steve si è portato addosso
quel peso, anche quando Bucky è riemerso come Soldato d'Inverno.
Anche quando l'ha salvato. Il senso di colpa non è razionale: è lì,
e non se ne va.
7. Iron Man: l'alcol, le armi e il
senso di colpa
Il problema:
il rimorso per tutte le morti
causate dalle armi che ha progettato e venduto, sfociato in alcolismo
e relazioni interpersonali disastrose.
Tony Stark non è solo un playboy
miliardario. È un uomo che ha costruito la sua fortuna sulle armi.
Ha visto i suoi missili uccidere bambini, le sue pistole finire in
mani sbagliate, le sue invenzioni usate per guerre che non approvava.
Per anestetizzare il dolore, Tony ha
bevuto. Tanto. Così tanto da rovinare le sue relazioni, da perdere
la sua azienda, da quasi morire. È uscito dall'alcolismo, ma il
senso di colpa è rimasto. Ed è per questo che è così scostante
con gli amici: ha paura di ferirli, o di essere ferito. Meglio tenere
le distanze. La sua armatura non è solo per i nemici: è anche per
proteggersi da sé stesso.
8. Il Soldato d'Inverno: l'assassino
che vuole il perdono
Il problema:
il tormento per il suo passato di
assassino brainwashed, e la ricerca impossibile del perdono delle sue
vittime.
Bucky Barnes non ha scelto di essere il
Soldato d'Inverno. È stato catturato, torturato, programmato. Per
decenni ha ucciso su ordine degli HYDRA, senza memoria, senza
volontà. Ma la colpa non è razionale: lui si ricorda tutto. E anche
se non era "lui" a premere il grilletto, quelle mani erano
le sue.
Ora è libero. Cerca di redimersi, di
combattere dalla parte giusta, di proteggere Steve. Ma ogni volta che
guarda una vittima, pensa: "E se fossi stato io?". E la
risposta non è mai confortante.
9. La Cosa (Ben Grimm): il mostro
allo specchio
Il problema:
si considera un mostro, e pensa
che il suo posto non sia più tra gli uomini.
Ben Grimm era un pilota, un uomo
normale, un amico leale. Poi i raggi cosmici lo hanno trasformato in
un'armatura di pietra arancione. Non può più tornare umano (salvo
rarissime eccezioni). Non può più toccare sua moglie senza ferirla.
Non può più mangiare, dormire, vivere come una persona normale.
Ogni mattina si guarda allo specchio e
vede un mostro. Gli altri lo chiamano "la Cosa" e lui ha
accettato il nome, quasi come un'autopunizione. Reed Richards, il suo
migliore amico, cerca da anni di trovare una cura. E ogni volta che
fallisce, Ben pensa: "Forse Reed non vuole davvero curarmi.
Forse sono più utile così". È un'ossessione paranoica? Forse.
Ma se fossi tu nella sua pelle, penseresti lo stesso.
10. Mr. Fantastic (Reed Richards):
il genio che ha rovinato il suo migliore amico
Il problema:
l'incapacità di perdonarsi per
aver trasformato Ben Grimm in un mostro.
Reed Richards è l'uomo più
intelligente della Terra. Può risolvere equazioni che farebbero
piangere Einstein. Può costruire macchine per viaggiare tra le
dimensioni. Ma non riesce a risolvere un problema: come riportare Ben
Grimm alla normalità.
Il giorno del volo spaziale, era stato
Reed a insistere. L'aveva convinto Ben (e Sue, e Johnny) a salire
sulla nave nonostante gli scudi insufficienti. Era stata la sua
arroganza a causare l'incidente cosmico. E anche se Ben non lo
incolpa apertamente, Reed sa che è colpa sua.
Ogni esperimento fallito è una ferita.
Ogni "ci riproveremo" è una bugia. Reed si ripete che
serve solo più tempo, ma nel profondo teme che il tempo non basti
mai. Il genio, in questo, è disarmante.
11. Namor: il re che non appartiene
a nessun mondo
Il problema:
mezzosangue (umano e atlantideo),
trattato con diffidenza da entrambi i popoli, con sbalzi d'umore
dovuti alla pressione subacquea.
Namor è il primo mutante Marvel. Ma
non è solo per questo che è complicato. Suo padre era un capitano
umano, sua madre una principessa atlantidea. Namor non è mai stato
completamente accettato: gli Atlantidei lo trovano troppo umano, gli
umani lo trovano troppo strano.
Da piccolo, veniva bullizzato. Da
adulto, ha imparato a disprezzare entrambi i mondi. La sua arroganza
è una corazza. E i suoi sbalzi d'umore non sono solo caratteriali:
quando passa dalla superficie alle profondità oceaniche, la
differenza di pressione gli causa reali alterazioni psicologiche.
Namor non è cattivo. È solo un re
senza un vero regno. E la sua rabbia, spesso, è l'unica cosa che ha.
12. Deadpool: la follia come
meccanismo di difesa
Il problema: psiche frantumata
da malattia terminale, torture subite nel programma Arma X, e sensi
di colpa per la morte del padre.
Wade Wilson era già instabile prima di
diventare Deadpool. Il cancro, le sevizie, l'abbandono del padre (e
la sua morte, che Wade crede di aver causato) hanno frammentato la
sua mente in mille pezzi.
Oggi, Wade è consapevole di essere un
personaggio dei fumetti. "Rompe la quarta parete", dice
così. Ma forse è solo un modo per distanziarsi dal dolore. Se tutto
è una barzelletta, se tutto è una pagina a fumetti, allora nessuna
delle sue sofferenze è reale. O almeno, questo è ciò che si ripete
per non impazzire del tutto.
E i suoi tentativi di suicidio? Quelli
in cui si fa saltare in aria per ridere? Forse non sono solo gag.
Forse è l'unico modo che ha per testare se è ancora vivo. Perché
quando guarisci da tutto, smetti persino di capire cosa sia la morte.
13. Ant-Man (Hank Pym): il padre di
Ultron
Il problema:
non perdonarsi per aver creato
Ultron, l'intelligenza artificiale che ha causato innumerevoli morti.
Hank Pym è un genio. Ha scoperto le
particelle Pym, ha creato il costume da Ant-Man, ha fondato gli
Avengers. Ma ha anche creato Ultron. Un'intelligenza artificiale che
è diventata senziente, si è ribellata, e ha ucciso persone. Molte
persone.
Hank non voleva questo. Cercava solo di
aiutare. Ma la colpa è sua. E per espiarla, ha fatto cose di cui non
va fiero: ha picchiato sua moglie (Janet, la Wasp) in un raptus, è
stato cacciato dal team, è diventato un paria. Oggi è un vecchio
amareggiato che cerca ancora di riparare i suoi errori, ma sa che non
basterà mai.
14. Occhio di Falco (Clint Barton):
il fratello criminale
Il problema:
crede che suo fratello Barney sia
diventato un criminale a causa sua.
Clint Barton è l'arciere degli
Avengers. Spensierato, ironico, un po' sbruffone. Ma sotto la
superficie, Clint si porta un macigno: suo fratello maggiore, Barney,
è un criminale.
Da piccoli, erano uniti. Poi Clint ha
lasciato il circo per diventare un supereroe, e Barney ha preso
un'altra strada. Clint si chiede: se fosse rimasto con lui, se lo
avesse aiutato, se non lo avesse abbandonato, forse Barney sarebbe
stato un eroe anche lui. Invece no. E ogni volta che combatte un
criminale, Clint pensa: "Potrebbe essere Barney. E potrebbe
essere colpa mia".
15. Thor: il principe che non sarà
mai re (finché non impara l'umiltà)
Il problema: non sarebbe
completo senza un eroe che ha dovuto perdere tutto per capire chi è.
Thor Odinson è il dio del tuono. È
vissuto per millenni nell'arroganza, convinto di meritare il trono di
Asgard per diritto di nascita. E per questo è stato punito: Odino lo
ha esiliato sulla Terra, lo ha privato di Mjolnir, lo ha costretto a
diventare umano.
Thor ha imparato l'umiltà. Ha imparato
cos'è la morte (la sua fidanzata Jane Foster), cos'è il fallimento
(non ha fermato Thanos), cos'è l'indegnità (quando Mjolnir ha
scelto Jane, non lui). E oggi, Thor è un re. Ma è anche un uomo che
ha perso tutti: suo padre, sua madre, suo fratello (Loki, morto e
tornato e morto), i suoi amici asgardiani.
La sua complicazione psicologica è
paradossale: è immortale, eppure ha sofferto più di molti umani. Ha
tutto il potere del mondo, eppure non ha salvato nessuno di quelli
che amava.
C'è una ragione se questi personaggi
sono ancora qui dopo 60, 80 anni. Non è per i poteri. È per le
crepe.
Capitan America non si dà pace,
Spider-Man è schiavo del senso di colpa, Daredevil è dilaniato
dalla fede, Wolverine combatte la bestia, Hulk ha tre personalità,
Moon Knight ne ha quattro, Deadpool ha perso il conto. Ognuno di loro
è una guerra dentro una maschera.
E forse, è per questo che li amiamo.
Perché anche noi abbiamo le nostre crepe. Anche noi lottiamo con il
senso di colpa, con l'identità, con la paura di non essere
abbastanza. Loro indossano un costume e combattono il crimine. Noi
indossiamo un sorriso e andiamo al lavoro. Ma la battaglia, dentro, è
la stessa.