Nel vasto universo Marvel, Spider-Man e Daredevil sono spesso accostati per una ragione semplice e profonda: entrambi non combattono per gloria, potere o vendetta, ma per colpa. Tuttavia, il senso di colpa che muove Peter Parker e quello che tormenta Matt Murdock non sono affatto la stessa cosa. Anzi, rappresentano due visioni filosofiche radicalmente diverse del rapporto tra responsabilità, giustizia, sofferenza e redenzione. Analizzarli significa entrare nel cuore morale del fumetto moderno e comprendere come il trauma possa generare non solo eroi, ma etiche opposte.
Il senso di colpa di Spider-Man nasce da un evento preciso e circoscritto: la morte di zio Ben. Peter Parker sa, senza possibilità di scampo, di aver avuto una scelta. Avrebbe potuto fermare il ladro. Non l’ha fatto. Quel singolo atto di omissione produce una catena causale chiara e devastante.
Il suo senso di colpa è quindi storico, lineare, razionale. Ha un prima e un dopo. Peter può indicare il momento esatto in cui ha fallito come essere umano. Da lì nasce il celebre principio: “da un grande potere derivano grandi responsabilità”. Non è una massima astratta, ma una sentenza morale autoimposta.
Daredevil, al contrario, vive un senso di colpa esistenziale. Matt Murdock non individua mai un solo evento che lo condanni. La cecità, la morte del padre, la violenza di Hell’s Kitchen, il crimine quotidiano: tutto concorre a creare una colpa diffusa, costante, quasi ontologica. Matt non si sente colpevole per qualcosa che ha fatto, ma per ciò che è e per ciò che non riesce mai a essere abbastanza.
La differenza più netta tra Spider-Man e Daredevil è di natura filosofica e spirituale.
Il senso di colpa di Peter Parker è laico. Non c’è Dio, non c’è peccato, non c’è espiazione trascendente. C’è solo responsabilità individuale. Peter non combatte il crimine per essere assolto, ma per compensare. Ogni azione eroica è un tentativo di pareggiare un debito morale che sa di non poter mai estinguere del tutto.
Matt Murdock, invece, è un personaggio profondamente cattolico. Il suo senso di colpa è intriso di peccato, confessione, punizione e redenzione. Daredevil non combatte solo il crimine: combatte se stesso, la propria rabbia, il proprio desiderio di violenza. E soprattutto combatte il dubbio di essere, nel profondo, un uomo sbagliato agli occhi di Dio.
Dove Spider-Man si chiede: “Ho fatto abbastanza?”, Daredevil si chiede: “Sono moralmente salvo?”
Spider-Man vive la sofferenza come conseguenza inevitabile, ma non come valore. Peter vorrebbe una vita normale. Vorrebbe smettere. Vorrebbe essere felice. Il suo eroismo è una rinuncia forzata, non una vocazione mistica. Ogni colpo incassato è un prezzo da pagare, non una prova da superare.
Daredevil, al contrario, interiorizza la sofferenza come necessaria. Il dolore diventa quasi un linguaggio morale. Matt accetta, e talvolta cerca, la punizione fisica come forma di espiazione. Non a caso, Hell’s Kitchen è rappresentata spesso come un purgatorio urbano: un luogo dove si soffre per redimersi, non per vincere.
Peter soffre perché deve.
Matt soffre perché crede di doverlo
fare.
Spider-Man incarna una filosofia morale basata sulla responsabilità attiva. Il mondo non è giusto, ma può essere reso un po’ meno ingiusto attraverso azioni concrete. Il senso di colpa di Peter genera movimento, intervento, pragmatismo. Non c’è tempo per l’autoflagellazione: c’è sempre qualcuno da salvare.
Daredevil, invece, vive una logica di penitenza. Ogni notte come vigilante è una sorta di via crucis. Matt non salva solo gli altri: cerca di salvare la propria anima. Il suo eroismo è intriso di dubbi morali, di domande senza risposta, di conflitti interiori mai risolti.
Peter agisce per evitare che il passato si ripeta.
Matt agisce
per pagare il passato che non smette di perseguitarlo.
Un altro punto cruciale è il modo in cui il senso di colpa struttura l’identità dei due personaggi.
Per Spider-Man, Peter Parker è la persona reale, Spider-Man è il dovere. La maschera è un peso, non una liberazione. Il senso di colpa lo costringe a essere Spider-Man anche quando vorrebbe smettere.
Per Daredevil, il confine è più ambiguo. Matt Murdock è l’avvocato di giorno, Daredevil di notte, ma nessuna delle due identità è completamente autentica. Il senso di colpa le attraversa entrambe. Matt non riesce a essere pienamente giusto né come uomo di legge né come vigilante. Questo lo condanna a una frattura interna permanente.
Peter è diviso tra ciò che vuole e ciò che deve fare.
Matt è
diviso tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere.
Nonostante tutte le sue tragedie, Spider-Man è un personaggio fondamentalmente ottimista. Crede che salvare una persona alla volta abbia senso. Crede che il bene, anche se fragile, valga lo sforzo. Il suo senso di colpa non lo paralizza: lo spinge in avanti.
Daredevil è invece un eroe tragico. Non crede davvero nella vittoria definitiva. Crede nella resistenza. Nel contenimento del male. Nel sacrificio continuo. Hell’s Kitchen non sarà mai salvata, solo tenuta a galla. E lui con lei.
Peter lotta per un futuro migliore.
Matt lotta perché il
futuro non sia peggiore.
In ultima analisi, la differenza filosofica tra il senso di colpa di Spider-Man e quello di Daredevil è questa:
Spider-Man ci chiede: cosa fai quando sai di avere una responsabilità?
Daredevil ci chiede: come vivi quando senti di non meritare davvero il perdono?
Il primo parla a una morale civile, moderna, quasi illuminista.
Il
secondo parla a una morale antica, religiosa, intrisa di peccato e
redenzione.
Nessuno dei due ha torto. Nessuno dei due ha completamente ragione. Ed è proprio questa tensione a renderli due dei personaggi più profondi e duraturi della narrativa contemporanea.
Spider-Man ci insegna a fare il possibile.
Daredevil ci
costringe a chiederci se il possibile sia mai sufficiente.
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