L'Italia degli anni '60 è un paese in rapido cambiamento, segnato da profondi mutamenti sociali, culturali e politici. In questo contesto, nascono due dei personaggi più iconici del fumetto italiano, Diabolik e Kriminal, protagonisti di una rivoluzione nella narrativa a fumetti e, indirettamente, nella censura. Le loro storie, intrise di violenza, immoralità e criminalità, sfidano le convenzioni della cultura popolare dell'epoca e creano un vero e proprio fenomeno che non solo si riflette nel mondo del fumetto, ma anche nella percezione del pubblico riguardo ai limiti della libertà di espressione.
Ma come mai questi due "anti-eroi" sono riusciti a cambiare il corso della storia della censura italiana, e quale impatto hanno avuto sulla produzione culturale? Questo post esplorerà le origini dei personaggi, la loro evoluzione e il modo in cui il loro successo ha spinto i confini del "narrabile" negli anni '60.
Nel 1962, un piccolo fenomeno editoriale italiano prende vita grazie alla penna di Angela e Luciana Giussani, due sorelle milanesi che creano Diabolik, un ladro astuto, freddo e senza scrupoli, capace di rubare e uccidere senza pietà. Il personaggio, dotato di un'intelligenza superiore e di un'impressionante capacità di dissimulazione, non ha né scrupoli morali né un vero e proprio "codice d'onore". Diabolik non è il classico eroe, anzi, si presenta come un antieroe che non esita ad infrangere ogni legge per ottenere ciò che vuole.
Nel 1964, Kriminal nasce dalla mente di Max Bunker (pseudonimo di Luciano Secchi), uno degli autori più prolifici dell'epoca, che crea un personaggio simile a Diabolik ma ancora più spinto nelle sue caratteristiche criminose. Kriminal è un personaggio che si rifà a modelli americani, in particolare alla figura del supercriminale senza scrupoli. A differenza di Diabolik, Kriminal è spinto da una sete di vendetta personale, che lo rende ancora più imprevedibile e pericoloso. Sebbene le storie dei due personaggi siano simili, l'atmosfera e la psicologia dei protagonisti differiscono: Diabolik è un "genio del crimine", Kriminal è più istintivo e rabbioso.
Questi due personaggi, pur presentando alcune differenze, diventano rapidamente simboli di una nuova narrazione per il fumetto, una narrazione che sfida le convenzioni morali e sociali, e che inaugura il fumetto nero italiano, il "nero" che si differenzia dal giallo, poiché non si limita a raccontare storie di crimini da risolvere, ma esplora i crimini stessi, la psicologia del crimine e la decadenza morale che accompagna questi protagonisti.
La grande novità che Diabolik e Kriminal portano con sé è la violenza esplicita e la morale ambigua che permea le loro storie. Nei fumetti degli anni '50, i protagonisti erano in gran parte dei "cavalieri bianchi", figure eroiche, spesso fornite di superpoteri o di una moralità incrollabile, che combattevano per il bene e l'ordine sociale. Al contrario, i protagonisti del "nero italiano" sono anti-eroi che non rispettano le regole, ma sono affascinanti proprio per questo.
Le storie di Diabolik e Kriminal non sono solo storie di crimine: sono una rappresentazione della decadenza sociale e di una visione del mondo in cui il crimine è spesso presentato come una forma di rivalsa contro una società ingiusta e ipocrita. Diabolik, in particolare, diventa il simbolo di un'opposizione al sistema, di una ribellione all'ordine stabilito, anche se non ha un fine politico o sociale. La sua solitudine e il suo distacco emotivo rappresentano una visione cinica della vita.
La violenza esplicita è uno degli aspetti che più colpisce nei fumetti di Diabolik e Kriminal. Sebbene non siano mai così crude da sembrare gore, le scene di morte, torture e omicidi sono frequenti, spesso presentate in modo diretto e senza alcuna "attenuante". Allo stesso modo, l’aspetto sessuale viene trattato con una certa licenza, non solo come un aspetto della psicologia dei protagonisti ma anche come elemento narrativo e visivo. Queste caratteristiche fanno sì che la censura, che era molto rigida all'epoca, cominci a muoversi in modo più severo nei confronti di questi fumetti, suscitando il dibattito sul confine tra libertà artistica e moralità pubblica.
La popolarità di Diabolik e Kriminal nel corso degli anni '60 non passa inosservata agli occhi delle autorità italiane. La Censura in Italia era ancora un potente strumento di controllo sui media, soprattutto per quanto riguardava i prodotti di intrattenimento. Mentre altri paesi, come gli Stati Uniti, cominciavano ad aprire i loro orizzonti riguardo al fumetto, l’Italia degli anni '60 era ancora fortemente conservatrice, con una certa pruderie nelle rappresentazioni di violenza e sessualità, anche nei prodotti artistici e culturali.
Il successo dei fumetti "nero" spinge le autorità italiane a regolamentare maggiormente i contenuti, sia sui fumetti che sui film e sulla televisione. Le vendite di Diabolik, in particolare, provocano un’ondata di discussioni, fino a giungere a interventi ufficiali. La questione è se il contenuto dei fumetti “nera” sia o meno pericoloso per la morale pubblica, se promuova comportamenti devianti o, al contrario, se si tratti solo di una forma di arte popolare che riflette la complessità del mondo moderno.
Diabolik e Kriminal sono accusati di glorificare il crimine e di alimentare una visione distorta della moralità. Le storie, spesso caratterizzate da protagonisti che trionfano attraverso il crimine, pongono la domanda su come il fumetto possa riflettere e influenzare le percezioni collettive della giustizia, della legge e del crimine.
La reazione della critica e del pubblico a queste operazioni censorie non si fa attendere. Nonostante la censura, Diabolik e Kriminal continuano a godere di un grande successo. In qualche modo, la censura stessa diventa un "Marchio di Qualità" per questi fumetti: un segnale di trasgressione che fa parte del fascino di queste storie. Non è un caso che il pubblico si senta attratto da storie che sembrano essere proprio proibite.
Gli autori, consapevoli della loro popolarità e delle critiche ricevute, non cessano di alimentare il mito di questi personaggi. In molti casi, i protagonisti continuano ad essere tratti da situazioni sempre più al limite, spingendo ulteriormente i confini di quello che era "accettabile" nelle storie a fumetti.
L'introduzione dei personaggi di Diabolik e Kriminal nei fumetti italiani degli anni '60 non solo ha cambiato il volto del fumetto d'azione, ma ha anche spinto i limiti della censura a confrontarsi con una forma di espressione artistica che sfidava le convenzioni sociali e morali. Questi personaggi, che sono in netto contrasto con i tradizionali eroi positivi del periodo, hanno aperto la strada a una nuova era del fumetto, segnando il passaggio da un intrattenimento per famiglie a un medium più adulto e sfaccettato.
Il "nero italiano" ha cambiato la visione del pubblico riguardo alla rappresentazione del crimine e della violenza, ridisegnando i confini della libertà creativa e dell'accettabilità sociale, e rappresenta ancora oggi una pietra miliare nella storia del fumetto.
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