martedì 2 dicembre 2025

Il dilemma morale degli eroi: perché non uccidono? Batman tra etica, trauma e responsabilità collettiva



Poche domande nel dibattito fumettistico contemporaneo generano tante reazioni quanto questa: il codice etico di Batman è una scelta morale superiore o il sintomo di una profonda instabilità psicologica che, di fatto, condanna Gotham a un ciclo infinito di violenza? La questione non è solo narrativa. È filosofica, psicologica e, in ultima analisi, politica. Ed è proprio per questo che il fumetto, quando affronta temi come questo, smette di essere intrattenimento e diventa etica applicata mascherata da mito moderno.

Partiamo da un punto chiave: Batman non è un vigilante qualunque. È una figura archetipica. Come ogni mito fondativo, ha bisogno di una linea invalicabile. Per Bruce Wayne, quella linea è l’omicidio. Non perché sia inefficace eliminarne uno per salvarne mille, ma perché, una volta oltrepassata quella soglia, l’intero sistema di significato che regge Batman collassa.

Batman nasce nel momento in cui un bambino assiste all’omicidio dei genitori. Uccidere, per lui, non è un atto “strategico”: è il gesto che ha distrutto il mondo. In questo senso, il suo codice non è solo morale, ma identitario. Senza di esso, Bruce Wayne non è Batman: è solo un uomo traumatizzato con risorse infinite.

Molti utenti — e non a torto — leggono il codice di Batman come una coperta di sicurezza. Da un punto di vista clinico, l’argomentazione è solida: Bruce Wayne mostra tratti compatibili con un disturbo post-traumatico complesso. Il suo rifiuto di uccidere potrebbe essere interpretato come:

  • una forma di rigidità morale compensatoria

  • un tentativo di mantenere il controllo su impulsi distruttivi

  • la paura inconscia di scoprire che, una volta iniziato, non potrebbe più fermarsi

Batman stesso lo ammette in più occasioni, soprattutto nelle versioni più mature del personaggio: se uccido una volta, ucciderò ancora. In questa prospettiva, il codice non è solo altruismo, ma autocontenimento.

E qui emerge una verità scomoda: il codice di Batman non esiste per proteggere i criminali. Esiste per proteggere Batman da Batman.

Il cuore del dibattito ruota sempre attorno a lui: il Joker. L’argomento più comune è semplice e brutale: se Batman lo avesse ucciso la prima volta, migliaia di innocenti sarebbero vivi. Da un punto di vista utilitaristico, è difficile confutare questa affermazione.

Ma qui entra in gioco una distinzione fondamentale: responsabilità morale vs responsabilità causale.

Batman non è il sistema giudiziario, né il legislatore, né il boia di Gotham. Il fatto che il Joker evada costantemente da Arkham dice molto di più:

  • del fallimento delle istituzioni

  • della corruzione sistemica

  • della necessità narrativa di un antagonista ricorrente

Attribuire a Batman la colpa delle azioni del Joker significa trasformarlo in un capro espiatorio morale per l’incapacità collettiva di Gotham di gestire il male.

Batman non è progettato per “risolvere” Gotham. È un argine. Un contenimento temporaneo del caos. Pretendere che uccida equivale a chiedergli di diventare ciò che combatte: un’autorità che decide unilateralmente chi merita di vivere o morire.

Ed è qui che il fumetto diventa filosofia politica. Se Batman uccide il Joker perché è “necessario”, perché non dovrebbe uccidere:

  • il Pinguino?

  • Due Facce?

  • il primo criminale recidivo armato?

La logica scivola rapidamente verso una tirannia morale giustificata dall’efficienza. Batman lo sa. E rifiuta quel ruolo, anche a costo di sembrare ipocrita o inefficace.

Questo è il punto più interessante: il fumetto non ci chiede di assolvere Batman, ma di pensare attraverso di lui. La sua scelta non è comoda, né rassicurante. È una ferita aperta. Ogni volta che il Joker torna a colpire, il lettore è costretto a rimettere in discussione quel codice.

Ed è proprio qui che il medium mostra la sua maturità: Batman non è un modello morale da imitare, ma una domanda incarnata. Meglio un mondo imperfetto con limiti invalicabili, o un mondo più sicuro costruito sull’arbitrio della forza?

Il codice etico di Batman è allo stesso tempo:

  • un atto di straordinaria disciplina morale

  • un sintomo di un trauma mai risolto

Ed è proprio questa ambiguità a renderlo uno dei personaggi più longevi e discussi della cultura popolare. Batman non uccide non perché sia certo di avere ragione, ma perché ha paura di averne troppo poca per permetterselo.

E finché questa tensione rimane irrisolta, il fumetto continuerà a essere ciò che promette al suo meglio: non una risposta semplice, ma un luogo dove le domande difficili possono esistere.




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