mercoledì 2 settembre 2026

What If Superman fosse cresciuto in Russia?

 


Superman è uno dei personaggi più facilmente riconoscibili della cultura popolare, ma c'è una domanda che può cambiare completamente la sua storia: cosa sarebbe successo se Kal-El fosse arrivato sulla Terra non negli Stati Uniti, ma in Russia? Non avremmo semplicemente un Superman con un costume diverso. Cambierebbero la sua educazione, la sua ideologia, il rapporto con il potere e probabilmente persino la sua concezione del bene e del male.

Il punto di partenza sarebbe naturalmente Krypton. Kal-El verrebbe comunque mandato nello spazio dai suoi genitori poco prima della distruzione del pianeta. La sua capsula, però, invece di precipitare in Kansas, arriverebbe nel territorio dell'Unione Sovietica. Il bambino alieno verrebbe trovato e allevato da una famiglia sovietica, crescendo all'interno di una società completamente diversa da quella che ha formato il Superman tradizionale.

Ed è qui che cambia tutto.

Clark Kent non esisterebbe nella stessa forma. Non avrebbe Jonathan e Martha Kent a insegnargli che il potere deve essere utilizzato con responsabilità individuale e che ogni essere umano possiede un valore indipendentemente dalla propria posizione sociale. Avrebbe altri genitori, un'altra educazione e soprattutto un'altra idea dello Stato.

Se crescesse nell'Unione Sovietica degli anni della Guerra Fredda, Superman potrebbe essere educato a considerare lo Stato non come un ostacolo alla libertà individuale, ma come lo strumento attraverso il quale costruire una società più giusta. I suoi poteri non sarebbero necessariamente interpretati come qualcosa di privato. Potrebbero essere considerati una risorsa collettiva.

Immaginiamo quindi un giovane Superman che scopre di poter volare, sollevare carri armati, attraversare l'acciaio e muoversi a velocità incredibili. Negli Stati Uniti della versione tradizionale, probabilmente cercherebbe progressivamente di capire come utilizzare queste capacità senza diventare un'autorità assoluta. In Unione Sovietica, invece, il governo cercherebbe quasi certamente di capire come rapportarsi a un individuo simile.

La questione diventerebbe immediatamente politica.

Un essere capace di fermare un esercito da solo rappresenterebbe una delle più grandi concentrazioni di potere mai esistite. L'URSS potrebbe cercare di trasformarlo in un simbolo nazionale: il figlio delle stelle al servizio del popolo.

Superman potrebbe diventare propaganda vivente.

Manifesti, giornali e programmi radiofonici racconterebbero le sue imprese. Il suo volto potrebbe comparire accanto ai simboli sovietici. Ogni volta che salverebbe una città da un incendio o fermerebbe un disastro, l'apparato propagandistico potrebbe presentarlo come la dimostrazione della superiorità del sistema socialista.

Ma qui nascerebbe il vero problema.

Superman sarebbe davvero comunista?

Non necessariamente.

Essere cresciuto in Russia non significa automaticamente diventare un sostenitore incondizionato del governo. Superman potrebbe infatti sviluppare una propria morale, indipendentemente dall'ideologia ufficiale.

Potrebbe credere nell'uguaglianza, nella solidarietà e nella protezione dei più deboli, ma allo stesso tempo rifiutare la repressione, la censura e la violenza politica. In altre parole, potrebbe diventare un socialista idealista ma un pessimo strumento per una dittatura.

E questo produrrebbe un conflitto potentissimo.

Il governo potrebbe dire: “Superman appartiene al popolo.”

Superman potrebbe rispondere: “Io appartengo alle persone che hanno bisogno di essere salvate.”

La differenza sembra piccola, ma cambierebbe completamente la storia.

Durante la Guerra Fredda, la semplice esistenza di Superman in territorio sovietico altererebbe l'equilibrio mondiale. Gli Stati Uniti saprebbero che l'URSS possiede un individuo apparentemente invulnerabile. Washington sarebbe costretta a considerarlo una minaccia strategica.

Non sarebbe più necessario immaginare una corsa agli armamenti soltanto nucleari.

Comincerebbe una corsa al superuomo.

Gli Stati Uniti cercherebbero di sviluppare armi capaci di neutralizzarlo. L'Unione Sovietica cercherebbe di proteggerlo e studiarne la biologia. I servizi segreti di entrambi i blocchi tenterebbero di scoprire la sua origine, le sue debolezze e soprattutto la natura dei suoi poteri.

La kryptonite diventerebbe improvvisamente una delle sostanze più importanti del pianeta.

Ma il vero problema sarebbe un altro: Superman potrebbe impedire una guerra.

Se Mosca e Washington arrivassero sull'orlo di un conflitto nucleare, Superman potrebbe fisicamente intervenire per fermare il lancio dei missili. Potrebbe distruggere le armi, intercettare i bombardieri e persino neutralizzare gli eserciti.

Ma dovrebbe porsi una domanda terribile:

ha il diritto di imporre la pace al mondo con la forza?

Se la risposta fosse sì, Superman smetterebbe progressivamente di essere un semplice eroe e diventerebbe un'autorità superiore agli Stati.

E questa è la parte più interessante dell'ucronia.

Il Superman sovietico potrebbe iniziare come difensore dell'umanità e finire per diventare il suo governatore.

Potrebbe convincersi che guerre, dittature, terrorismo e criminalità esistono perché gli esseri umani sono incapaci di governarsi. Con i suoi poteri, potrebbe decidere di eliminare definitivamente il problema.

Niente guerre.

Niente eserciti.

Niente armi nucleari.

Niente criminalità.

Ma a quale prezzo?

Un Superman cresciuto negli Stati Uniti potrebbe dire: “Non posso decidere per l'umanità.”

Un Superman cresciuto in un sistema autoritario potrebbe arrivare alla conclusione opposta: “Se posso impedire una tragedia e non lo faccio, sono responsabile.”

Ed è qui che l'ucronia diventa inquietante.

Perché il Superman più pericoloso non sarebbe necessariamente quello cattivo.

Sarebbe quello convinto di avere ragione.

Potremmo quindi avere due Superman completamente differenti. Quello americano rappresenterebbe l'idea che il potere deve essere limitato dalla responsabilità personale. Quello sovietico potrebbe rappresentare l'idea che il potere debba essere utilizzato per costruire una società migliore.

Entrambi potrebbero essere sinceramente convinti di fare la cosa giusta.

E proprio per questo lo scontro sarebbe inevitabile.

Immaginiamo che, alla fine della Guerra Fredda, il Superman sovietico scopra la verità sul proprio mondo: repressioni, gulag, censura, persecuzioni politiche e propaganda. Potrebbe decidere di ribellarsi al governo che lo ha cresciuto.

A quel punto l'URSS avrebbe un problema senza precedenti.

Come si ferma Superman?

Non potrebbe farlo con l'esercito.

Non potrebbe farlo con i carri armati.

Non potrebbe farlo con le armi convenzionali.

Potrebbe soltanto cercare di sfruttare la kryptonite, la manipolazione psicologica o eventualmente il suo stesso senso del dovere.

E Superman potrebbe finalmente comprendere una cosa fondamentale: essere nato su Krypton e cresciuto in Russia non lo rende russo, americano o sovietico.

Lo rende semplicemente Superman.

La sua vera patria potrebbe essere l'intera umanità.

In questa versione, quindi, Superman potrebbe iniziare come simbolo dell'Unione Sovietica, diventare una delle armi più potenti della Guerra Fredda e infine trasformarsi nel più grande difensore dei diritti degli esseri umani proprio contro il sistema che lo aveva cresciuto.

Il paradosso sarebbe straordinario: l'URSS avrebbe creato involontariamente il proprio più grande oppositore.

E forse questa sarebbe la conclusione più coerente dell'intera ucronia.

Perché Superman non è Superman semplicemente perché è kryptoniano.

È Superman perché, davanti a un potere praticamente illimitato, sceglie di non usarlo per diventare il padrone del mondo.

Cambiare il luogo in cui è cresciuto potrebbe cambiare il suo linguaggio, la sua cultura e la sua visione politica.

Ma la domanda decisiva rimarrebbe sempre la stessa:

quando un uomo ha il potere di comandare tutti gli altri, sceglie di governarli oppure sceglie di proteggerli?

Ed è proprio da questa scelta che nascerebbe il vero Superman.

Cesio Endrizzi

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