Cosa rimane di un uomo quando il mondo è finito? Nel caso di Frank Castle, rimane il Punisher. La storia raccontata in questo film a fumetti post-apocalittico porta il personaggio in un'America devastata dalla Terza guerra mondiale, trasformando la sua consueta guerra contro criminali e assassini in qualcosa di molto più grande: una resa dei conti con coloro che hanno contribuito a distruggere il mondo.
La premessa è brutale. La Terza guerra mondiale esplode in una spirale incontrollabile che coinvolge Iraq, Corea del Nord, Pakistan e Cina, fino a trasformarsi in un conflitto nucleare. Le bombe cancellano intere città e fanno precipitare la civiltà nel caos. Frank Castle riesce a sopravvivere rifugiandosi in un bunker nascosto all'interno di un carcere ad alta sicurezza. Per un anno rimane lontano da quello che è diventato il mondo esterno.
Quando finalmente esce, davanti a lui non esiste più l'America che conosceva. Esistono soltanto rovine, contaminazione radioattiva e poche comunità di sopravvissuti. La sua destinazione è New York, o meglio ciò che ne rimane. Frank sa che sotto le macerie del World Trade Center dovrebbe trovarsi un altro rifugio antiatomico. Durante il viaggio incontra Paris Peters, un truffatore che decide di accompagnarlo.
I due attraversano una parte dello Stato di New York trasformata in una terra desolata. Non ci sono più le infrastrutture della vecchia civiltà, né le normali regole della società. La radioattività è diventata una minaccia costante e rimanere troppo a lungo all'aperto significa condannarsi lentamente alla morte.
Quando finalmente raggiungono il bunker di Manhattan, riescono ad accedervi grazie a un codice che Frank ha ottenuto in precedenza. Ma appena entrati perdono conoscenza.
Al loro risveglio si trovano in un'infermeria. Una dottoressa spiega a Frank che lui e Paris hanno assorbito una quantità enorme di radiazioni e che il loro organismo sta rapidamente cedendo. La situazione sembra disperata. Frank, tuttavia, non è il tipo di uomo che accetta facilmente di morire.
La dottoressa gli somministra un'iniezione. Frank crede inizialmente che si tratti di un sedativo, ma scopre che è adrenalina. Non vogliono farlo dormire. Vogliono che rimanga lucido.
Due uomini stanno arrivando per interrogarlo.
Ed è in questo momento che la storia torna a essere una storia del Punisher.
Frank afferra un coltello, minaccia la dottoressa e ordina che i due uomini vengano portati nella stanza. Quando entrano, non hanno nemmeno il tempo di capire con chi hanno a che fare. Frank li uccide e ordina alla dottoressa di svegliare Paris.
Quando Paris apre gli occhi, Frank gli punta contro una pistola.
La scena è sorprendente perché, fino a quel momento, Paris sembrava semplicemente un compagno di viaggio. Ma Frank non si fida di lui. E soprattutto non si fida di nessuno.
Da quel momento il bunker diventa un campo di battaglia.
Frank prende due pistole e attraversa i corridoi del rifugio eliminando sistematicamente gli uomini che cercano di fermarlo. Non è più soltanto un sopravvissuto che cerca un rifugio. È tornato a essere il Punisher.
Ma mentre procede, scopriamo la vera natura del luogo.
Il bunker non è stato costruito semplicemente per proteggere qualche cittadino fortunato dalla guerra nucleare. Al suo interno si sono rifugiati uomini potentissimi: generali, senatori, magnati del petrolio, miliardari della tecnologia e altri esponenti delle élite.
Sono loro ad avere accesso alle risorse necessarie per sopravvivere alla catastrofe.
E soprattutto, secondo la storia, sono proprio loro ad aver contribuito a provocarla.
La guerra non è stata soltanto una tragedia inevitabile. È stata alimentata da interessi politici ed economici, mentre chi possedeva denaro e potere aveva già preparato un luogo dove nascondersi quando il mondo sarebbe crollato.
È qui che la storia assume una dimensione quasi grottesca.
Mentre miliardi di persone sono morte, gli uomini responsabili delle decisioni che hanno contribuito a provocare l'olocausto nucleare si sono costruiti un'arca privata.
Il mondo è morto.
Loro sono sopravvissuti.
Frank arriva finalmente davanti al gruppo dei potenti e scopre qualcosa di ancora più inquietante. Sono passati mesi e dal mondo esterno non arriva quasi più nulla. Una trasmissione ricevuta cinque mesi prima suggerisce addirittura che potrebbero essere gli ultimi esseri umani rimasti sulla Terra.
Per loro, quindi, il bunker rappresenta l'ultimo frammento della civiltà.
Per Frank, invece, rappresenta il luogo dove la civiltà è stata tradita.
A quel punto emerge anche l'origine delle informazioni che gli hanno permesso di entrare. Frank aveva conosciuto in carcere William Teacher, l'uomo che aveva progettato il bunker. Grazie a lui aveva ottenuto i codici e le informazioni necessarie per raggiungere Manhattan.
Ma la storia non concede ai sopravvissuti nessuna possibilità di redenzione.
Frank li uccide.
Non importa che siano ricchi.
Non importa che siano potenti.
Non importa che sostengano di essere gli ultimi rappresentanti dell'umanità.
Per il Punisher hanno già dimostrato di essere disposti a distruggere il mondo per il proprio interesse. Lasciarli vivi significherebbe correre il rischio che, una volta ricostruita la civiltà, facciano esattamente la stessa cosa.
Ma proprio quando sembra che la storia abbia raggiunto il suo punto finale, arriva un'altra rivelazione.
Anche Paris Peters non è affatto l'uomo innocente che sembrava.
Frank scopre che il suo compagno di viaggio era stato condannato per aver appiccato incendi allo scopo di ottenere denaro dalle assicurazioni. Il problema è che quelle abitazioni erano vicine a un asilo.
Decine di bambini morirono negli incendi.
Paris non è quindi semplicemente un piccolo truffatore.
È un assassino.
E per Frank Castle questo è sufficiente.
Lo afferra e lo strangola.
A questo punto non rimane più nessuno con cui condividere il viaggio.
Frank esce dal bunker e torna nella Manhattan devastata dalla guerra nucleare. La sua condizione fisica è ormai terribile. I capelli gli cadono a ciocche, la pelle è devastata dalle radiazioni e il suo corpo sta pagando il prezzo della permanenza nella zona contaminata.
Eppure continua a camminare.
La destinazione è Central Park.
Ma mentre attraversa quella New York morta, qualcosa cambia nella sua mente.
Frank non sta più semplicemente cercando di sopravvivere.
Sta tornando indietro nel tempo.
Nella sua mente è il 1976.
E il suo obiettivo diventa quello che per il vero Frank Castle rappresenta forse l'unica missione impossibile: tornare al passato e salvare la propria famiglia.
Ed è questo il dettaglio che rende la storia particolarmente interessante.
Per tutto il racconto Frank appare come un uomo incapace di abbandonare la propria guerra. Anche dopo la fine del mondo continua a punire i colpevoli. Continua a distinguere tra chi merita di vivere e chi, secondo il suo personale codice morale, non merita una seconda possibilità.
Ma alla fine scopriamo che sotto l'armatura del Punisher esiste ancora Frank Castle.
Un uomo che ha perso la propria famiglia.
Un uomo che, nonostante tutto ciò che è diventato, non ha mai smesso di desiderare di poter cambiare quel giorno.
La storia quindi non parla soltanto di un'apocalisse nucleare. Parla della vendetta, della colpa e dell'impossibilità di tornare indietro.
Il mondo può essere distrutto da una guerra.
Una città può diventare una terra radioattiva.
Una civiltà può scomparire.
Ma per Frank Castle la vera tragedia è iniziata molto prima delle bombe.
È iniziata quando ha perso la sua famiglia.
E mentre attraversa le rovine di Manhattan, il Punisher continua a camminare verso Central Park, portando con sé una speranza completamente irrazionale: che da qualche parte, oltre la morte e oltre la devastazione, possa esistere una possibilità di riscrivere il passato.
Perché Frank Castle può affrontare criminali, eserciti, miliardari e persino un mondo distrutto dalla guerra nucleare.
Ma c'è una cosa contro cui il Punisher ha sempre combattuto senza mai riuscire davvero a vincere: il passato.
Cesio Endrizzi