sabato 15 novembre 2025

Perché Batman può battere la Justice League (e perché nessuno si scandalizza quando lo fanno Capitan Cold o Lex Luthor)

Da anni una critica ricorrente attraversa il dibattito tra lettori, fan e commentatori della cultura pop: Batman non dovrebbe essere in grado di sconfiggere la Justice League. L’argomento è apparentemente semplice e, a prima vista, logico. Batman è “solo” un essere umano. Nessun potere sovrumano, nessuna energia cosmica, nessuna benedizione aliena. Eppure, nella narrativa DC, il Cavaliere Oscuro non solo tiene testa a dèi viventi come Superman, Flash o Wonder Woman, ma possiede piani di contingenza per neutralizzare l’intera Justice League.

Quello che colpisce non è tanto la critica in sé, quanto la sua selettività. Perché lo stesso ragionamento raramente viene applicato ad altri personaggi apparentemente simili. Capitan Cold sconfigge Flash con regolarità. Lex Luthor mette in difficoltà Superman da decenni. Entrambi sono esseri umani. Nessuno grida allo scandalo. Nessuno parla di “plot armor”. Nessuno invoca l’inverosimiglianza narrativa. Allora la domanda diventa inevitabile: perché Batman no?

L’obiezione secondo cui Batman non dovrebbe poter battere la Justice League parte da un presupposto errato: che nell’universo DC “essere umano” significhi automaticamente “inermi”. La storia editoriale della DC Comics dimostra esattamente il contrario. L’universo DC è popolato da esseri umani che, grazie a tecnologia, intelletto, preparazione o risorse, sono in grado di confrontarsi con entità cosmiche.

Lex Luthor non ha poteri. Capitan Cold non ha poteri. Amanda Waller non ha poteri. Eppure sono tutti attori strategici di primo piano, capaci di influenzare eventi su scala planetaria o universale. Il potere, nella DC, non è mai stato limitato al sovrannaturale. È sempre stato anche conoscenza, pianificazione, accesso alle risorse.

Batman incarna questa filosofia in modo più puro e coerente di chiunque altro.

Prendiamo Capitan Cold. Leonard Snart è un criminale umano, senza mutazioni o abilità metaumane. La sua arma principale è una pistola criogenica. Eppure riesce a fermare Flash, l’uomo più veloce del mondo. Come?

La risposta è semplice e raramente contestata: tecnologia specializzata. La pistola di Capitan Cold non “spara freddo” in senso banale. Genera campi di entropia zero, abbassa la temperatura molecolare fino a bloccare il movimento, altera le leggi locali della fisica. È un’arma progettata specificamente per contrastare la velocità.

Flash non perde perché è “più debole”. Perde perché affronta un avversario che conosce la sua principale forza e la neutralizza. Nessuno dice che Capitan Cold “non dovrebbe” poter vincere. Anzi, viene considerato un esempio di villain intelligente, coerente, tematico.

Lex Luthor rappresenta un caso ancora più evidente. Superman è virtualmente invincibile. Forza divina, velocità, resistenza, visione termica, sensi ipersviluppati. Eppure Luthor è il suo arcinemico per eccellenza.

Perché? Perché Luthor gioca su un altro piano. Usa kryptonite, esoscheletri avanzati, manipolazione politica, informazione, pressione morale. Non affronta Superman come un pugile affronta un altro pugile. Lo affronta come uno stratega affronta un sistema.

Ancora una volta, nessuno contesta la plausibilità. Nessuno dice: “Ma Luthor è solo un umano”. Al contrario, la sua pericolosità deriva proprio dal fatto che è umano, e quindi imprevedibile, ambizioso, spietato.

Batman applica esattamente lo stesso paradigma, ma a un livello superiore. Dove Capitan Cold studia Flash e Luthor studia Superman, Batman studia tutti. La Justice League non è per lui una squadra di amici. È una collezione di potenziali minacce globali.

Bruce Wayne non combatte la Justice League con i pugni. Combatte con preparazione, contromisure, piani di contingenza. Sa che Superman è vulnerabile alla kryptonite. Sa che Flash può essere disorientato da campi temporali o stimoli sensoriali estremi. Sa che Wonder Woman può essere intrappolata o manipolata a livello simbolico e psicologico. Sa che Aquaman dipende dall’accesso all’acqua. Sa che Green Lantern dipende dalla concentrazione e dalla volontà.

Queste non sono forzature narrative. Sono applicazioni coerenti delle regole interne dell’universo DC.

La domanda centrale è lecita: perché Batman non potrebbe usare le stesse armi degli altri esseri umani che sconfiggono supereroi?

La risposta è che lo fa. Costantemente.

Batman utilizza tecnologia aliena, armi energetiche, intelligenza artificiale, nanotecnologia, esoscheletri, armature anti-Kryptoniane, protocolli mentali e persino contromisure magiche. La differenza non è se lo faccia, ma come e perché.

A differenza di Luthor o di Capitan Cold, Batman non è un villain. Non agisce per conquista, ego o vendetta. Agisce per prevenzione. Le sue armi non sono strumenti di dominio, ma di contenimento. Questo introduce un conflitto etico che rende le sue vittorie narrative più scomode e, paradossalmente, più contestate.

Il disagio che molti provano di fronte a Batman che batte la Justice League non è logico, ma simbolico. Batman rappresenta una minaccia concettuale: dimostra che il potere assoluto può essere neutralizzato da qualcuno che non lo possiede.

Flash perde contro Capitan Cold senza che il suo mito venga intaccato. Superman perde contro Luthor senza che la sua divinità venga messa in discussione. Ma se Batman può battere tutti, allora nessuno è davvero al sicuro. E questo è disturbante.

Batman non vince perché è più forte. Vince perché è più preparato. E questo sposta il centro del potere dalla genetica, dal destino o dall’alienità alla responsabilità umana.

La famosa “prep time” di Batman viene spesso ridicolizzata come un espediente narrativo. In realtà è il cuore stesso del personaggio. Bruce Wayne ha visto cosa succede quando il caos colpisce senza preavviso. Ha dedicato la sua vita a fare in modo che ciò non accada mai più.

In un universo popolato da dèi, alieni e forze cosmiche, Batman è la personificazione della paranoia razionale. Non perché non si fidi degli altri, ma perché sa che anche i migliori possono cadere, essere corrotti, controllati o sbagliare.

Batman non è un’anomalia incoerente nella DC Comics. È la dimostrazione più radicale di una regola già accettata: nell’universo DC, l’essere umano non è debole per definizione. È pericoloso quando pensa, pianifica e si prepara.

Se accettiamo che Capitan Cold possa fermare Flash e che Lex Luthor possa mettere in ginocchio Superman, allora dobbiamo accettare anche Batman che tiene testa alla Justice League. Non perché sia “più umano”, ma perché è l’essere umano che ha portato logica, strategia e responsabilità al loro limite estremo.

Batman non vince contro gli dèi perché li supera. Vince perché li capisce. E questo, più di qualsiasi superpotere, è ciò che lo rende davvero temibile.



venerdì 14 novembre 2025

Quanto è forte la Lanterna Arancione e quanto è forte rispetto alle altre Lanterne?


Nel vasto e stratificato cosmo narrativo della DC Comics, pochi elementi hanno esercitato un fascino così inquietante e al tempo stesso irresistibile come il Corpo delle Lanterne Arancioni. Associata alla Luce Emotiva dell’Avarizia, la Lanterna Arancione non rappresenta soltanto una variante cromatica dello Spettro Emotivo: è una vera e propria anomalia di potere, una distorsione delle regole che governano l’equilibrio cosmico. Comprendere quanto sia forte la Lanterna Arancione — e soprattutto quanto lo sia rispetto alle altre Lanterne — significa addentrarsi nel cuore stesso della mitologia moderna dei Green Lantern, tra numeri vertiginosi, eccezioni sistemiche e una concezione radicalmente diversa del potere.

Per inquadrare correttamente la forza della Lanterna Arancione, è necessario partire dal contesto: lo Spettro Emotivo. Ogni colore rappresenta un’emozione fondamentale — Volontà (Verde), Paura (Giallo), Rabbia (Rosso), Avarizia (Arancione), Speranza (Blu), Amore (Viola) e Compassione (Indaco). Ogni Corpo delle Lanterne attinge a una Batteria Centrale che alimenta le batterie individuali e, di conseguenza, gli anelli del potere.

Il Corpo delle Lanterne Verdi, tradizionalmente considerato la colonna portante della sicurezza universale, opera su una scala imponente: l’universo conosciuto è diviso in 3.600 settori, ognuno presidiato da almeno due Lanterne Verdi. Ciò significa che oltre 7.200 individui brandiscono simultaneamente quella che viene definita “l’arma più potente dell’universo”. Una massa critica di volontà capace di contenere minacce cosmiche, divinità e intere civiltà.

Eppure, nonostante questa distribuzione capillare del potere, esiste un Corpo che sovverte ogni logica di equilibrio.

Il Corpo delle Lanterne Arancioni è composto da un solo membro: Larfleeze. Non si tratta di una scelta organizzativa, ma di una conseguenza diretta dell’emozione che alimenta la Luce Arancione. L’Avarizia, per sua natura, non ammette condivisione. Non tollera pari. Non accetta compromessi. Larfleeze non è semplicemente il portatore dell’anello arancione: è l’incarnazione di un monopolio cosmico del potere.

A differenza di tutti gli altri Corpi delle Lanterne, che dispongono di una Batteria Centrale separata dalle batterie personali, il Corpo delle Lanterne Arancioni funziona secondo una logica radicalmente diversa. Esiste una sola Batteria Centrale, e Larfleeze è direttamente connesso ad essa. Questo collegamento diretto gli consente di attingere a una carica dell’anello che raggiunge livelli teoricamente impensabili: fino al 100.000%.

Per dare un ordine di grandezza, una Lanterna Verde opera normalmente con una carica limitata e deve ricaricare l’anello periodicamente. Larfleeze, invece, dispone di una riserva energetica che supera di gran lunga la somma di migliaia di Lanterne attive.

Uno degli aspetti più inquietanti — e strategicamente devastanti — della Luce Arancione è la capacità di Larfleeze di creare costrutti senzienti. A differenza delle proiezioni solide generate dalle Lanterne Verdi, i costrutti arancioni sono manifestazioni della luce che hanno una caratteristica unica: rappresentano individui che Larfleeze ha ucciso.

Questi “avatar dell’avarizia” non sono semplici simulacri. Combattono, reagiscono, obbediscono. Sono estensioni della volontà possessiva di Larfleeze, un esercito personale che cresce con ogni nemico sconfitto. In termini di potenza bellica, questo significa che la Lanterna Arancione può teoricamente schierare un numero di combattenti che aumenta esponenzialmente nel tempo.

Ma il vero elemento che rende questi costrutti superiori è la loro interazione con le altre Luci Emotive.

La Luce Arancione dell’Avarizia possiede una proprietà che la colloca su un piano superiore rispetto a quasi tutte le altre: la capacità di assorbire l’energia delle Luci Emotive rivali. I costrutti di Larfleeze drenano potere dalle Lanterne Verdi, Gialle, Rosse e Indaco, indebolendo drasticamente gli avversari e rafforzando ulteriormente la sua posizione.

Esistono solo due eccezioni significative a questo dominio: la Luce Blu della Speranza e la Luce Viola dell’Amore. La Speranza amplifica la Volontà e può contrastare l’effetto corrosivo dell’Avarizia, mentre l’Amore — in quanto forza unificante e altruistica — resiste alla logica del possesso totale. Non è un caso che, nelle narrazioni più rilevanti, siano proprio queste due Luci a rappresentare un contrappeso narrativo e simbolico alla Lanterna Arancione.

Se si analizza la forza della Lanterna Arancione in termini puramente quantitativi, il confronto è quasi imbarazzante. Il Corpo delle Lanterne Verdi basa il proprio potere sulla cooperazione e sulla distribuzione della volontà. Il Corpo delle Lanterne Gialle sfrutta la paura come arma psicologica. Le Lanterne Rosse sono alimentate da una rabbia distruttiva ma instabile. Le Lanterne Blu dipendono dalla presenza delle Verdi per esprimere il massimo potenziale.

Larfleeze, al contrario, non dipende da nessuno. Non condivide. Non coordina. Non media. È un sistema chiuso, autosufficiente, iperconcentrato. In uno scontro diretto, una singola Lanterna Arancione ha dimostrato di poter sopraffare interi gruppi di Lanterne di altri colori, soprattutto in assenza di Speranza o Amore a bilanciare il campo di battaglia.

Eppure, la forza della Lanterna Arancione non è priva di un costo. Larfleeze è solo. Condannato a un’esistenza di sospetto permanente, incapace di fidarsi, impossibilitato a costruire alleanze durature. La sua potenza è tanto smisurata quanto sterile. Non crea ordine, non preserva equilibrio, non difende l’universo: lo consuma, lo accumula, lo trattiene.

In questo senso, la Lanterna Arancione rappresenta una delle riflessioni più mature della narrativa DC sul concetto di potere. Non basta misurarlo in percentuali di carica o in numero di costrutti evocabili. Il vero confronto tra le Lanterne non è soltanto energetico, ma filosofico.

Quanto è forte la Lanterna Arancione? In termini assoluti, è una delle manifestazioni più potenti dello Spettro Emotivo, capace di rivaleggiare — e spesso superare — interi Corpi delle Lanterne. Quanto è forte rispetto alle altre Lanterne? Abbastanza da dimostrare che la concentrazione estrema del potere può spezzare qualsiasi equilibrio… ma non costruirne uno nuovo.

La Luce Arancione dell’Avarizia è l’apice della forza individuale e, al tempo stesso, il monito più chiaro: un potere che non conosce condivisione è destinato a divorare tutto, incluso il suo stesso portatore.


giovedì 13 novembre 2025

Le dure verità che alcuni fan di Star Wars non vogliono ammettere


Non tutti i fan, ma alcuni che custodiscono gelosamente le “Leggende”, faticano ad accettare alcune realtà fondamentali sull’universo di Star Wars.

George Lucas non considerava l’Universo Espanso canonico. Quando parlava delle Leggende, lo definiva chiaramente un “universo parallelo”. Il nuovo Canone, introdotto dalla Disney, non è poi così male come molti credono. Anzi, in alcuni aspetti ha portato maggiore coerenza narrativa e accessibilità ai nuovi fan.

Lucas stesso stabilì regole precise su cosa gli scrittori potevano creare nell’Universo Espanso e quali aree erano off-limits. Le idee che propose per la Trilogia Sequel, se fossero state adattate, non avrebbero rispettato l’EU: personaggi come Jacen, Anakin o Mara Jade sarebbero stati modificati o del tutto esclusi. Perfino storie iconiche come L’Impero Oscuro sarebbero rimaste relegati al marchio Leggende.

In realtà, George considerava canonici solo i film: la Trilogia Originale e i Prequel. Tutti gli altri materiali — romanzi, fumetti, guide, manuali — rientravano nel merchandising e nelle licenze di Star Wars, sullo stesso piano dei giocattoli.

Accettare queste verità non significa sminuire l’EU o le Leggende. Significa semplicemente comprendere il loro posto nella gerarchia narrativa di Star Wars. Il Canone Disney e Lucasfilm hanno cercato di armonizzare la saga principale, lasciando alle Leggende il ruolo di universo alternativo, ma comunque ricco e stimolante.

Alla fine, la magia di Star Wars non risiede solo nella “canonicità” di ogni storia, ma nell’esperienza di esplorare un mondo che ha ispirato generazioni di lettori, spettatori e giocatori.


mercoledì 12 novembre 2025

Come gli X-Men finanziano il loro stile di vita da supereroi

Gli X-Men sono noti non solo per i loro poteri straordinari, ma anche per la tecnologia avanzata dei loro gadget, le basi ultramoderne e un certo stile di vita che, senza fonti di reddito tradizionali, sembrerebbe insostenibile. La domanda sorge spontanea: come fanno? La risposta risiede in una combinazione di eredità, ricchezze dei mutanti e strategie imprenditoriali di Charles Xavier.

All’inizio, il Professor Charles Xavier finanziava l’intera operazione con la sua ricchezza personale, ereditata dai genitori. Xavier non era solo un genio telepate e un educatore visionario, ma anche un uomo di notevole disponibilità economica, in grado di sostenere gli X-Men e il loro quartier generale, la celebre X-Mansion.

Fin dai primi giorni, Xavier aveva intuito che alcuni mutanti erano estremamente benestanti. Uno dei suoi primi studenti, Warren Worthington III, alias Angel, possedeva una fortuna personale addirittura superiore a quella di Xavier. Non era raro che Xavier chiedesse direttamente a Warren di finanziare missioni o attrezzature particolarmente costose.

Negli anni successivi, il pattern si è consolidato: gli X-Men hanno reclutato mutanti provenienti da famiglie facoltose o con patrimoni propri. Alcuni esempi noti includono:

  • Psylocke, di origini aristocratiche britanniche.

  • Sunspot, miliardario brasiliano.

  • Monet St. Croix, appartenente a una famiglia estremamente ricca.

  • Emma Frost, ex regina dei criminali d’alta società, che ha spesso contribuito a finanziare operazioni e gadget.

Questa strategia ha permesso agli X-Men di avere accesso a risorse significative senza dipendere da lavori convenzionali.

A un certo punto, Xavier decise di strutturare meglio le finanze degli X-Men, creando aziende che canalizzavano capitali nelle attività del gruppo. La Marvel ha canonizzato Xavier come uno degli uomini più ricchi del pianeta, grazie alla proprietà di una potente azienda farmaceutica. Questi introiti hanno permesso di finanziare laboratori, tecnologie avanzate, veicoli e missioni senza ricorrere a fonti di reddito esterne.

La combinazione di eredità, ricchezze individuali dei mutanti e la gestione strategica degli affari di Xavier spiega come gli X-Men possano permettersi uno stile di vita high-tech e costoso senza un lavoro tradizionale. È una miscela di fortuna, ingegno e network di mutanti facoltosi che rende la loro operatività credibile all’interno dell’universo Marvel.

Grazie a questa gestione, gli X-Men continuano a proteggere il mondo, viaggiare tra continenti e sviluppare tecnologie avanzate, senza mai compromettere la loro missione: la tutela dei mutanti e dell’umanità.



martedì 11 novembre 2025

Perché Superman non ha figli: i limiti biologici e narrativi del Kryptoniano


Superman, l’icona assoluta della DC Comics, è noto per essere l’Uomo d’Acciaio, ma sorprendentemente raramente ha figli, sia nei fumetti che nei film. A differenza di altri eroi come Batman o Wonder Woman, il Kryptoniano sembra sfuggire al concetto di famiglia biologica. Ma perché? La risposta, come spesso accade nell’universo dei supereroi, è tanto scientifica quanto narrativa.

La spiegazione più immediata risiede nella fisiologia di Superman. Clark Kent è un kryptoniano, e il suo corpo è strutturalmente diverso da quello umano: densità cellulare superiore, forza straordinaria e resistenza fuori scala. Questo significa che anche un contatto fisico normale potrebbe involontariamente ferire gravemente una partner umana, rendendo la procreazione biologica estremamente rischiosa.

In più, durante la gravidanza, l’ipotetico bambino erediterebbe poteri e caratteristiche kryptoniane, esponendo la madre a radiazioni solari e a un potenziale rischio fisico significativo. In sostanza, il corpo umano e quello kryptoniano non sono perfettamente compatibili, rendendo la questione della procreazione biologica incredibilmente complessa e delicata.

Oltre alla scienza, esistono ragioni narrative e culturali. La DC Comics ha sempre sottolineato che i supereroi non hanno relazioni sessuali approfondite nei fumetti principali, per mantenere il tono eroico e familiare delle storie. Di conseguenza, quando Superman “ha un figlio”, questo avviene quasi sempre tramite adozione o linee temporali alternative.

Esempi chiave includono:

  • Jon Kent, figlio biologico di Clark e Lois Lane nelle storie recenti, che rappresenta un’eccezione moderna, ma cresce sotto stretto controllo narrativo.

  • Kara Zor-El nella continuità di Terra 2 pre-Crisi, adottata e guidata come una figlia spirituale di Superman.

Un esempio raro e memorabile si trova nell’epilogo di Kingdom Come, capolavoro di Mark Waid e Alex Ross. In questa continuity alternativa, Lois Lane muore, e Clark si unisce a Diana Prince (Wonder Woman). In un momento tenero e iconico, Diana porta in grembo il figlio di Superman, e Bruce Wayne (Batman) accetta di diventare padrino del bambino. Questa storia dimostra come, nelle continuity “Elseworlds” o alternative, la DC esplori la possibilità di una discendenza biologica per il Kryptoniano.

Superman non ha figli nella continuity principale per motivi sia biologici che narrativi. La fisiologia kryptoniana rende la procreazione biologica rischiosa, mentre le scelte editoriali della DC mantengono il suo mito “puro” e senza complicazioni familiari. Quando vengono introdotti figli, questi sono spesso frutto di adozioni, universi alternativi o eventi straordinari, consentendo ai lettori di esplorare nuove dinamiche senza compromettere il simbolismo dell’Uomo d’Acciaio.

Superman resta così un’icona senza tempo: potente, eroico e, per scelta narrativa, privo di figli nel suo universo principale, mantenendo intatta la leggenda del più potente difensore della Terra.



lunedì 10 novembre 2025

Dottor Destino: il sovrano della Latveria e il genio oscuro dell’Universo Marvel

Il Dottor Destino, noto al mondo come Victor Von Doom, è una delle figure più complesse e potenti dell’universo Marvel. Monarca assoluto della piccola nazione della Latveria, Destino combina genialità scientifica, potere magico e abilità strategica, rendendolo un leader temuto e rispettato. Ma quanto è efficace come governante e quanto è realmente potente? Analizziamo in dettaglio.

Come sovrano della Latveria, Destino governa con un pugno di ferro. La sua leadership è controversa: da un lato, mantiene un ordine stabile e una qualità della vita notevole per i cittadini, dall’altro reprime ogni dissenso con metodi drastici. Tra i punti positivi, il popolo gode di sicurezza, occupazione e stabilità economica; la criminalità è minima e il governo garantisce servizi essenziali. Circa il 90% della popolazione sostiene il suo regime, mentre il restante 10% costituisce dissidenti o ribelli, prontamente controllati.

Nonostante il suo stile autoritario, Destino mostra una certa lungimiranza politica: la minaccia di punizione spesso basta a mantenere l’ordine senza ricorrere alla violenza estrema. Durante la sua assenza o deposizione, la Latveria subisce immediatamente caos e saccheggi, dimostrando quanto il suo controllo sia cruciale per la stabilità del paese. Tuttavia, alcune criticità restano evidenti: la libertà individuale è limitata e, pur essendo un monarca illuminato, non ha abolito completamente la povertà.

La vera forza del Dottor Destino risiede nella sua combinazione unica di scienza, magia e strategia. Esperto in fisica, robotica, cibernetica, genetica e biochimica, Destino è considerato uno dei più grandi geni dell’universo Marvel. Le sue abilità magiche, acquisite attraverso studi con mentori come Morgan le Fey e potenziate dai Tre Hazareth, gli permettono di eseguire incantesimi complessi, teletrasportarsi, manipolare entità e persino invertire incantesimi.

In aggiunta, Destino possiede poteri psionici e cosmici: telecinesi, ipnotismo, annullamento dei poteri altrui e, in alcuni momenti della sua storia, addirittura il controllo del Potere Cosmico di Silver Surfer o dell’onnipotenza dei Beyonders. Questi episodi lo hanno reso capace di alterare la realtà stessa, fermare minacce cosmiche e mantenere un dominio incontrastato su interi territori.

Oltre ai suoi poteri intrinseci, Destino utilizza armature avanzate e tecnologie sofisticate. L’armatura in titanio, forgiata magicamente, combina resistenza, forza aumentata, volo, scudi energetici e un arsenale di armi da combattimento. In alcune occasioni, ha anche utilizzato armature rubate a Tony Stark, potenziandole con la magia per renderle strumenti letali. I Doombots, repliche robotiche perfette di sé stesso, e il Servo-Guard, la polizia robotica della Latveria, garantiscono che il suo dominio rimanga incontrastato anche in sua assenza.

Al di là del mito del tiranno, Destino è un antieroe complesso. Le sue motivazioni non sono mai puramente malvagie: lotta per salvare sua madre dalla dannazione eterna, protegge la Terra da minacce cosmiche e dimostra costantemente il suo valore rispetto a rivali come Reed Richards. La sua arroganza è bilanciata da un codice morale personale, che lo rende tanto temuto quanto rispettato.

Il Dottor Destino non è semplicemente un cattivo: è un leader autoritario, un genio scientifico, un mago potente e un antieroe dal cuore complicato. La sua Latveria prospera sotto la sua guida, e la sua influenza si estende ben oltre i confini del pianeta, nell’intero Universo Marvel. Tra poteri straordinari, abilità strategiche e motivazioni personali, Victor Von Doom rimane una figura leggendaria, rispettata da alleati e nemici, capace di plasmare la realtà e il destino di chiunque osi sfidarlo.


sabato 8 novembre 2025

Suicide Squad: King Shark #1 – Un’avventura solista per Nanaue che sorprende e diverte


Per essere un fumetto gratuito, Suicide Squad: King Shark #1 si è rivelato sorprendentemente divertente. Dopo averlo letto, mi sono ritrovato con sentimenti contrastanti: da un lato alcune scelte narrative mi hanno lasciato perplesso, dall’altro sono entusiasta di avere finalmente una storia solista su Nanaue, il potente e affascinante King Shark. Questo numero segna un’importante opportunità per esplorare la psicologia, l’origine e la complessità di un personaggio che, fino a oggi, è stato spesso relegato a ruoli di supporto o comic relief all’interno della Suicide Squad.

Una delle cose che più mi è piaciuta di questo fumetto è l’umanizzazione di King Shark, in modo simile a quanto visto nel film. Nanaue, pur essendo un colosso di forza e terrore in battaglia, è raffigurato qui come un personaggio capace di affetto e legami significativi. Il fumetto gli concede un essere umano con cui instaura un legame amichevole, mostrando il suo lato premuroso. Questo dettaglio, seppur semplice, aumenta incredibilmente la profondità del personaggio: King Shark non è solo un mostro assetato di violenza, ma un individuo con empatia, in grado di preoccuparsi per altri esseri viventi.

Questa scelta narrativa non è nuova. In passato, Nanaue si è preso cura del secondo Aquaman nella miniserie La Spada di Atlantide, dimostrando come il legame tra King Shark e altri personaggi aggiunga spessore e fascino alla sua figura. Il contrasto tra la sua imponenza fisica e la sua capacità di affezionarsi e proteggere qualcuno rende Nanaue un personaggio irresistibile agli occhi dei lettori.

Non tutto nel numero è impeccabile. C’è una scena con Defacer che definisce King Shark “un sacco da boxe per Aquaman”. Personalmente trovo questa affermazione fuorviante: King Shark non è mai stato realmente sconfitto da Aquaman in un combattimento corpo a corpo nei fumetti. Questo tipo di commento rischia di sminuire la portata del personaggio, riducendo la sua aura di potenza.

Inoltre, c’è una piccola irritazione dovuta al comportamento di Amanda Waller. Nel fumetto, la direttrice della Suicide Squad definisce erroneamente King Shark come uno “squalo”. Dal punto di vista narrativo, potrebbe essere una scelta intenzionale per mostrare quanto poco Waller conosca realmente di lui. Tuttavia, dal lato del fan e appassionato di lore, è un errore fastidioso: Nanaue non è uno squalo nel senso biologico. La sua composizione genetica e mitologica è molto più complessa.

Parlare dell’origine di King Shark è essenziale per capire perché la definizione di Waller sia così imprecisa. Nanaue è il figlio di un dio squalo e di una donna umana. Tuttavia, il dio squalo è anche un aumakua, ovvero uno spirito ancestrale della famiglia, che in passato era umano prima di essere divinizzato. Questo implica che King Shark sia per metà umano e per metà divinità, ma con la divinità stessa che possiede un’origine umana. Tecnicamente, quindi, Nanaue non è uno squalo al 100%, né biologicamente né mitologicamente.

Negli anni, il nome del padre di Nanaue è cambiato da Chondrakha nei fumetti più vecchi a Kamo nel New 52. Questa variazione è stata elegantemente integrata nel numero, fornendo continuità e riconciliazione interna alla sua storia. In una pagina, King Shark stesso afferma di essere per metà aumakua, chiarendo ulteriormente la sua eredità mista e le sue radici divine.

Questo livello di dettaglio mostra quanto la scrittura moderna voglia rendere King Shark un personaggio più sfaccettato e meno “monolitico”. Non si tratta più soltanto del colosso che combatte la Squad, ma di un individuo con legami culturali, mitologici e familiari profondi.

Riflettendo sulla sua natura, King Shark è per metà dio e per metà umano, sebbene la metà divina abbia origini umane. Questo dettaglio lo rende un personaggio unico: il suo lato “mostruoso” deriva più dalla mitologia e dalla sua eredità che da caratteristiche biologiche reali. Nonostante l’aspetto di un predatore marino gigantesco, la sua psicologia, i suoi sentimenti e le sue relazioni con gli altri personaggi lo rendono profondamente umano.

Il fumetto si prende quindi il merito di umanizzare una figura che potrebbe essere percepita solo come forza bruta. L’aspetto antropomorfo di King Shark diventa così uno strumento narrativo per esplorare temi più profondi, come il legame familiare, la fedeltà e il concetto di eredità.

Avere un numero dedicato a King Shark è fondamentale. Nel panorama DC, Nanaue ha spesso avuto ruoli secondari o marginali. Questo fumetto gli consente di brillare, di mostrare il suo carattere complesso, la sua intelligenza e la sua sensibilità, oltre alla consueta potenza fisica.

Il focus su King Shark permette anche di esplorare dinamiche sociali e psicologiche: come interagisce con esseri umani, come affronta la diffidenza di Waller e della Squad, e come riesce a bilanciare i suoi istinti predatori con la capacità di affetto e protezione verso gli altri.

Questo tipo di sviluppo è ciò che rende il fumetto interessante non solo per i fan della Suicide Squad, ma anche per i lettori appassionati di personaggi complessi e sfaccettati.

Nonostante le molte note positive, ci sono alcuni punti che meritano critica. L’errore di Waller nel definire King Shark come “squalo” e il commento di Defacer su Aquaman possono sembrare piccoli dettagli, ma per gli appassionati di lore sono rilevanti. Queste imperfezioni potrebbero essere state scelte narrative deliberate per costruire conflitto o per sottolineare l’ignoranza di certi personaggi, ma rimangono fastidiose per chi conosce la storia e la mitologia di Nanaue.

Detto ciò, queste piccole pecche non rovinano l’esperienza complessiva: il fumetto resta godibile, scorrevole e, soprattutto, divertente.

Un altro punto di forza del fumetto è l’equilibrio tra scene d’azione e caratterizzazione dei personaggi. Non ci sono sequenze eccessivamente lunghe o gratuite: ogni combattimento o momento di tensione serve a far emergere aspetti della personalità di King Shark o delle dinamiche con gli altri membri della Squad.

In particolare, il rapporto con l’essere umano con cui instaura un legame mostra un lato emotivo spesso trascurato: King Shark non è solo un gigante assetato di violenza, ma un individuo capace di empatia, cura e sacrificio. Questi momenti lo rendono memorabile e creano un contrasto interessante con la sua immagine mostruosa.

Con Suicide Squad: King Shark #1, il lettore ha un assaggio di ciò che potrebbe diventare la serie solista del personaggio. L’interpretazione moderna di Nanaue è fedele alle origini, ma aggiunge livelli di complessità e profondità.

Il fumetto apre anche la strada a possibili sviluppi futuri: nuovi legami, sfide morali, confronti con altri personaggi DC e approfondimenti sulla sua eredità divina. La narrazione lascia spazio alla crescita, alla scoperta e a potenziali conflitti interni, rendendo la serie promettente per chi ama storie di anti-eroi e figure complesse.

Suicide Squad: King Shark #1 è un numero che sorprende e diverte. Pur con alcune imperfezioni, offre finalmente una storia solista a Nanaue, esplorando la sua mitologia, le sue origini e la sua psicologia. L’umanizzazione del personaggio, i legami emotivi e la gestione equilibrata tra azione e introspezione rendono il fumetto un’esperienza piacevole e significativa per lettori di ogni tipo.

Nonostante i commenti discutibili di Defacer e l’errore di Waller nel definirlo “squalo”, il fumetto riesce a catturare l’essenza di King Shark: un colosso mitologico, per metà umano e per metà divino, capace di empatia, forza e complessità emotiva.

Personalmente, sono contento di avere finalmente un fumetto dedicato a King Shark e non vedo l’ora di scoprire cosa riserverà il prossimo numero. La speranza è che la serie continui a esplorare il lato umano e divino di Nanaue, mantenendo intatta la sua potenza e la sua capacità di sorprendere i lettori.

Suicide Squad: King Shark #1 dimostra che anche i personaggi più “mostruosi” possono avere storie profonde e coinvolgenti, capaci di catturare l’attenzione e l’affetto dei lettori. Nanaue, con la sua complessità e la sua originalità, è finalmente pronto a emergere come protagonista, confermando che dietro l’aspetto temibile c’è molto più di quanto l’occhio possa vedere.