Nel vasto panorama del fumetto mondiale, raramente si presenta l’occasione di confrontare due icone così distanti nello stile, nel contesto e nella filosofia narrativa. Da un lato, Tex Willer, il leggendario ranger del Texas creato nel 1948 da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini, emblema di giustizia, coraggio e rigore morale. Dall’altro, Diabolik, il re del crimine ideato nel 1962 dalle sorelle Giussani, maestro del furto e dell’ingegno criminale, simbolo della subdola efficacia del male calcolato. La domanda che da sempre appassiona fan e studiosi di fumetto è provocatoria e intrigante: cosa accadrebbe se questi due universi si scontrassero in un vicolo cieco, senza regole, senza testimoni, dove l’astuzia e la biomeccanica della violenza decidono chi sopravvive?
Tex e Diabolik rappresentano archetipi opposti della narrativa popolare. Tex è legge, ordine, reazione ponderata. Le sue avventure si basano su valori condivisi: protezione dei deboli, punizione dei colpevoli, senso di comunità. Ogni gesto, ogni sparo e ogni presa di decisione sono calibrati da un codice morale inflessibile, quasi stoico. La freddezza del Ranger non è crudele; è metodica, razionale e legata alla protezione della vita, propria e altrui.
Diabolik, al contrario, è pura efficienza letale, privo di scrupoli morali. Il suo corpo e la sua mente sono strumenti ottimizzati per il crimine: rapidità, precisione, invisibilità, improvvisazione. Il pugnale che porta con sé non è simbolico; è l’epitome di una biomeccanica progettata per penetrare, ferire, neutralizzare in spazi ristretti, sfruttando la sorpresa e la fisica del corpo umano contro l’avversario. Il pugnale di Diabolik, così come i suoi travestimenti e gadget, è il frutto di una logica predatoria che trasforma ogni centimetro di vicolo in un’arma potenziale.
Per comprendere la minaccia reale rappresentata da Diabolik, bisogna considerare la fisica dei movimenti. Le sequenze dei fumetti mostrano una padronanza del corpo e della direzione della forza che sfida la casualità degli scontri ravvicinati. I colpi del pugnale non sono lanci improvvisati: essi seguono traiettorie calcolate per sfruttare la leva articolare del bersaglio, ridurre il tempo di reazione e massimizzare l’effetto senza esporsi.
Analizzando le scene in cui Diabolik affronta avversari armati, emerge una strategia biomeccanica perfetta: movimento minimo del corpo, centro di gravità basso, rotazioni compatte, gestione dell’inerzia, uso dei rimbalzi su pareti e oggetti. La precisione non è solo visiva, ma cinestetica. La distanza letale del pugnale è estremamente ridotta, ma la rapidità e la sorpresa fanno sì che persino un avversario esperto possa essere sopraffatto in frazioni di secondo.
Tex, pur non essendo un criminale, possiede una disciplina altrettanto letale, ma declinata in termini diversi. Il Ranger eccelle nella gestione della distanza e dell’ambiente: conosce il terreno, sa leggere la postura di un nemico, sfruttare coperture e vantaggi tattici. Il suo approccio non è improvvisazione, ma anticipazione: calcola le mosse dell’avversario, stabilisce linee di fuga e punti di copertura, e usa armi come il revolver o il coltello solo quando è necessario.
In un vicolo cieco, Tex non avrebbe paura: la sua mente agirebbe come un computer di guerra. Ogni istante verrebbe valutato in termini di probabilità di sopravvivenza. Nonostante ciò, il Ranger non ha l’esperienza diretta di affrontare la violenza furtiva e chirurgica tipica di Diabolik: un attacco a sorpresa da parte di un assassino invisibile rappresenta un test estremo anche per lui.
Il contesto è determinante. Un vicolo cieco, angusto e buio, riduce gli spazi di movimento, elimina vantaggi tattici di mobilità e forza e amplifica l’importanza della sorpresa e dell’efficienza biomeccanica. Diabolik è maestrissimo nel trasformare ogni elemento dell’ambiente in parte della sua strategia: lampioni per colpire, casse e bidoni per bloccare il passaggio, riflessi su vetri o superfici metalliche per ingannare il bersaglio.
Tex, invece, eccelle in spazi aperti o semiaperti dove può manovrare, allontanarsi o usare il revolver con precisione. In un vicolo stretto, l’abilità di adattamento diventa cruciale: il Ranger deve basarsi su istinto, esperienza tattica e capacità di trasformare la limitazione in vantaggio strategico.
Supponendo che i due si incontrino faccia a faccia, la lotta corpo a corpo diventa una questione di tecnica, resistenza e calcolo dei tempi di reazione. Tex ha addestramento militare e marziale: sa come gestire colpi diretti, prese, spinte e cadute. La sua resistenza fisica è notevole, e la sua capacità di sopportare dolore e stress è superiore alla media.
Diabolik, però, porta con sé una biomeccanica letale del colpo rapido: ogni muscolo, ogni articolazione, ogni impulso è ottimizzato per massimizzare l’efficacia del pugnale e ridurre il rischio di contatto diretto. La sorpresa, il timing e la rapidità del primo colpo possono decidere l’esito dell’incontro prima che Tex possa mettere in campo tutta la sua esperienza.
Non si può ignorare l’aspetto mentale. Tex affronta l’avversario con freddezza morale, certo, ma guidato da principi etici. La sua capacità di rimanere lucido sotto pressione è elevata, ma può essere soggetta a vincoli emozionali: protezione dei civili, esitazioni dovute a codici di condotta.
Diabolik, invece, è privo di scrupoli, e la sua freddezza psicologica è calibrata per l’assassinio e il furto. Ogni decisione è immediata, senza remore morali. La capacità di sacrificare tutto al risultato aumenta significativamente la sua efficacia in contesti senza regole.
In termini di pura probabilità matematica in un vicolo cieco:
Diabolik: vantaggio nell’iniziativa, uso dell’ambiente e biomeccanica del pugnale
Tex: vantaggio nella resistenza fisica, capacità di anticipare mosse e autocontrollo
Il fattore chiave diventa il momento iniziale. Se Diabolik riesce a sorprendere Tex, la sua efficienza letale potrebbe prevalere. Se Tex riesce a mantenere il controllo del tempo e dello spazio, trasformando il vicolo in terreno gestibile, la sua disciplina tattica e il suo addestramento potrebbero ribaltare l’esito.
Più che una battaglia reale, questo ipotetico scontro è un’analisi dell’archetipo fumettistico. Tex rappresenta l’eroe classico, il giusto che segue regole e codice morale, e la sua forza sta nell’integrità, nella strategia e nella resistenza. Diabolik rappresenta l’antieroe moderno, il criminale perfetto, l’efficienza senza etica, e la sua forza sta nell’adattabilità, nell’astuzia e nella precisione chirurgica.
La narrativa suggerisce che l’ambientazione e le regole del contesto determinano il vincitore più del singolo talento. Un vicolo cieco senza regole favorisce chi sfrutta l’ambiente e la sorpresa (Diabolik), mentre uno scenario più ampio, aperto, con possibilità di manovra e di scelta tattica, premia chi agisce secondo strategia e disciplina (Tex).
Non esiste una risposta definitiva. Qualsiasi tentativo di dichiarare un vincitore dipende dalle condizioni esatte:
Vicoli angusti, bui, senza testimoni: Diabolik ha un chiaro vantaggio iniziale grazie a sorpresa, biomeccanica e assenza di vincoli morali.
Terreno aperto o semi-aperto, possibilità di manovra e osservazione: Tex potrebbe ribaltare il risultato grazie a disciplina, tattica e resistenza fisica.
La lezione, per appassionati e studiosi di fumetto, non è semplicemente “chi vince”. È come due universi narrativi opposti rispondono a sfide di sopravvivenza e violenza. Tex e Diabolik sono due archetipi, due strumenti narrativi, che permettono di esplorare l’equilibrio tra morale e efficienza, legge e criminalità, strategia e sorpresa.
Un vicolo cieco senza regole non decreta il vincitore di diritto: decreta la supremazia del metodo narrativo e della logica interna dei personaggi. In altre parole, Tex e Diabolik sopravvivono e trionfano non solo per ciò che sono, ma per come il loro autore ha deciso che debbano incarnare l’ideale di eroe o antieroe.
Il fascino di questa ipotetica sfida sta proprio qui: nella possibilità di immaginare l’impossibile, di mettere a confronto il codice morale con la fredda biomeccanica, e di chiedersi, in fondo: in un mondo senza regole, chi sopravviverebbe davvero?
Tex, con la sua freddezza etica e fisica, o Diabolik, con la sua efficienza letale e la biomeccanica del pugnale? Forse entrambi. Forse nessuno. Ma certamente, come ogni grande storia di fumetto, l’attrazione è nell’osservare lo scontro, non nel decretarne il vincitore.

Nessun commento:
Posta un commento